Ecco cosa dirò venerdì
3 febbraio 2010 · scritto da barbapapa
Venerdì mi ritroverò parlare del mio “essere padre” in un convegno sul tema “famiglia e lavoro”.
Dovrei rispondere essenzialmente a questa domanda: quali sono i miei “problemi” di papà?
L’argomento è imbarazzante perchè, sinceramente, credo che i miei siano diversi da quelli degli altri e che non interessino poi a nessuno.
Questo però non mi impedisce di fare una veloce e magari superficiale riflessione sul “Gioco delle parti” a cui sono chiamato e ho voluto partecipare; provo a partire dall’inzio.
In gravidanza il futuro papà può solo immaginare cosa stia vivendo la sua compagna e i primi mesi dopo la nascita si ritrova ancora spettatore; inizialmente il rapporto padre figlio è come se non esistesse: il bambino ha bisogno della madre, è un dialogo IO – TU, come i polmoni con l’ossigeno.
Il papà osserva, aiuta, guarda.
Il mio padrino, la cui moglie ha rinunciato al lavoro per stare a casa con la figlia, mi dice che è impossibile che sia lui a prendere una decisione per la bambina; è sua moglie che sa cosa è più giusto per la LORO figlia perché è quella che ci vive a più stretto contatto. Il papà è come un ministro senza portafoglio.
E poi? Come cambia questa situazione?
Senza aiuti e forza di volontà potrebbe non cambiere mai. Ho diversi amici in questa situazione.
Soprattutto per chi ha ancora i nonni (e beati loro!) può ulteriormente prolungare lo stato di “essere padre” senza ancora avvicinarsi allo stato di “fare il padre”. Tutto viene sapientemente delegato ad altri o, peggio ancora, ignorato.
Cosa ci vorrebbe?
La vera rivoluzione sarebbe quella di mettere in condizione gli uomini di fare i padri.
Come? Obbligandoli.
Detto così suona male. Lasciatemi continuare.
Se l’uomo fosse obbligato a stare a casa, ad esempio 3 mesi, dai 6 ai 9 mesi di vita del figlio, sicuramente cambierebbero molte cose.
Se il padre fosse costretto a partecipare a incontri periodici tra genitori (dove vi sono invece quasi e sempre solo mamme) all’asilo nido o alla materna del figlio…imparerebbe, ancora una volta, molte cose.
Se fosse obbligato, una volta al mese, a prendere un giorno di ferie e a stare a casa con il figlio…beh, qualcosa di buono nascerebbe.
Un rapporto più profondo, meno superficiale.
Magari anche la città dovrebbe offrire delle strutture pubbliche dove i papà potrebbero giocare con i propri figli. Anche d’inverno, quando i parchetti sono troppo freddi per essere vissuti come si deve.
Pretendo troppo? No, con le tasse che pago credo di no.
Se vogliamo aiutare le famiglie dobbiamo guidarle. So che il termine “obbligarle” suona male per più di un motivo, ma è la mia idea personale e sto di certo estremizzando, provocando.
Un parallelismo: oggi in macchina metto in automatico la cintura di sicurezza. Senza mi sento nudo. Per arrivare a questo però mi hanno “obbligato”.
Il rapporto padre-figlio deve nascere per amore e non sotto costrizione.
Sono pienamente d’accordo e di fatti quello che chiedo è più spazio per i papà. Spazio che si può ottenere cambiando alcune regole, come quelle sopra ipotizzate. Fare una “iniezione di coraggio”.
In gioco, ricordiamocelo tutti, non c’è solo il rapporto papà-figlio. Ma anche papà e mamma, che hanno deciso di creare una famiglia. Che va gestita a 4 mani e non sempre e solo dalla mamma o dal mammo di turno. Ci vuole un gran bel impegno a cui spesso, noi maschietti, ci sottraiamo (ne faccio parte anche io intendiamoci, predico bene ma razzolo male!).
Cosa ne pensate?
P.S.
Mia moglie dopo aver letto questo post mi ha detto:
“Bello, vero tutto quello che dici anche se alcuni uomini andrebbero cambiati culturalmente. Uno XYZ (nome di un ns amico) della situazione anche se obbligato probabilmente farebbe più danni che altro. Bisognerebbe fare dei corsi obbligatori dove si spiega come ci si deve comportare. Molti uomini non sanno neanche da che parte si inizia perché tanto c’è la mamma.”
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condivido…e ritorniamo per esempio sui tanto famosi permessi per allattamento dei papà…
certo ma, sempre come provocazione, dovrebbero essere “obbligatori”. Proprio per forzare chi non ha il “coraggio” di stare a casa e per non essere il “diverso” all’interno di aziende dove spesso, chi non ha famiglia, non capisce le problematiche del caso.
Condivido in pieno, ma aggiungo che a tutto questo deve necessariamente aggiungersi anche la collaborazione della madre. Mi spiego. Non tutte le mamme sono disposte a delegare! Molte mamme per partito preso non si fidano del proprio compagno, si sentono uniche ed indispensabili. Se il compagno sbaglia, si approccia goffamente al piccolo, anzicchè aiutarlo tendono a denigrarlo, a rimproverarlo. Il papà in questione, già insicuro, rinuncia definitivamente, avallando la teoria della madre secondo la quale “se non ci fosse lei…”!!!
bel post barbapapa, hai scritto cose molto belle.
e anche io come sandra sottolineo che c’e’ bisogno anche di un atteggiamento collaborativo della mamma, che incoraggi e sostenga il papà, invece di castrarlo a ogni minimo errore, per favorire la costruzione di questo rapporto padre-figlio piu’ profondo e meno superficiale, come dici tu.
Indubbiamente. Un figlio lo si fa in due e lo si dovrebbe crescere in due. In tanti casi papà volenterosi però vengono “fermati” dalla gelosia della madre che sottolina sempre tutti gli eventuali “contributi” sbagliati. Come dire: uno ci prova ma se poi la compagna mi dà addosso…allora ci rinuncio.
si, magari non è solo per gelosia, io ci vedo piu’ insicurezza, pero’ certo molte mamme adottano comportamenti che non aiutano i papà a “entrare nel ruolo”. E concordo sul fatto che per prendere i permessi dal lavoro, i papà bisognerebbe “obbligarli”, perchè nonostante la legge lo permetta, il condizionamento sociale è ancora molto forte. In questo avremmo molto da imparare dai paesi del nord europa (mi sembra in svezia in particolare) dove invece tutti o quasi i papà stanno a casa appena nasce un figlio
Com’è andata al convegno? Facci sapere!!!
Ciao Sandra! E’ andata davvero bene!
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