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	<title>Bravi Bimbi &#187; Francesca Saccà</title>
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	<description>Il bellissimo mondo dei bambini: informazioni sulla gravidanza, parto e crescita.</description>
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		<title>L&#8217;autostima nei bambini: suggerimenti per i genitori</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[I bambini nascono senza un&#39;immagine di s&#233;. L&#39;immagine che vostro figlio riceve di se stesso dipende dagli stimoli e riscontri che riceve dall&#39;ambiente, e in modo fondamentale dipende dai suoi genitori. I bambini con bassa autostima sono quelli che provano spesso senso di inferiorit&#224;, solitari, difficilmente resistono alle pressioni sociali, tollerano poco le critiche, danno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
	<img alt="padre-figlio" class="alignnone size-full wp-image-4663" height="200" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads-09/2009/10/padre-figlio.jpg" title="padre-figlio" width="290" />I bambini nascono senza un&#39;immagine di s&eacute;. L&#39;immagine che vostro figlio riceve di se stesso dipende dagli stimoli e riscontri che riceve dall&#39;ambiente, e in modo fondamentale dipende dai suoi genitori.</p>
<p>	I bambini con bassa autostima sono quelli che provano spesso senso di inferiorit&agrave;, solitari, difficilmente resistono alle pressioni sociali, tollerano poco le critiche, danno scarso rilievo ai giudizi positivi e si concentrano sui difetti.</p>
<p>	I bambini con alta autostima: tendono a</p>
<div style="page-break-after: always;">
	<span style="display: none;">&nbsp;</span></div>
<p>
	essere attivi nelle richieste, provano sentimenti di accettazione, orgoglio, rispetto di s&eacute;, hanno fiducia nelle proprie capacit&agrave; di affrontare le situazioni, hanno la capacit&agrave; di fronteggiare l&rsquo;eventuale giudizio negativo altrui.</p>
<p>	I genitori dei bambini con buona autostima accettano il loro figlio, trasmettono regole n&eacute; rigide n&eacute; arbitrarie, ma sempre con confini chiari. Le richieste e le aspettative sono modulate in base all&rsquo;et&agrave; e capacit&agrave; del bambino; promuovono l&rsquo;individualit&agrave; riconoscendone spazi, bisogni, emozioni.</p>
<p>	I genitori del bambino con bassa autostima hanno invece un atteggiamento indifferente e freddo: lo ignorano, usano etichette come &ldquo;sei pigro, fastidioso, etc&rdquo;, mettono i bambini a confronto con altri come per es. fratelli, minacciano di lasciare a casa il bambino se non fa come dicono, sbuffano quando il bambino chiede qualcosa o vuol parlare con loro.</p>
<p>
	Ma come possono i genitori impegnarsi per promuovere una sana autostima nei figli?</p>
<p>	Ecco alcuni importanti suggerimenti:</p>
<p>	1. Siate un modello positivo: i genitori per primi devono coltivare la propria autostima<br />
	2. Lodate i bambini non solo per il lavoro fatto ma anche per l&rsquo;impegno<br />
	3. Riconoscete i piccoli e grandi successi di vostro figlio<br />
	4. Incoraggiatelo in ci&ograve; in cui non riesce<br />
	5. Identificate i pensieri errati e rigidi del bambino e modificateli: per esempio &ldquo;sono un asino in matematica&rdquo; &egrave; bene dire.. la matematica &egrave; solo una delle materie.. su questa magari hai bisogno di pi&ugrave; tempo, lavoreremo insieme!&rdquo;<br />
	6. Siate spontanei ed affettuosi: fategli vedere quanto siete orgogliosi di lui<br />
	7. Aiutate il bambino ad essere coinvolto in esperienze costruttive: attivit&agrave; che incoraggiano la cooperazione piuttosto che la competizione<br />
	8. Se il piccolo mostra problematiche importanti che voi genitori non riuscite a gestire chiedete un aiuto professionale</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;<br />
	<a href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it" target="_blank" title="dottoresa saccà">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
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		<title>La timidezza nei bambini: suggerimenti per i genitori</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 12:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti pensano che nei bambini l&#8217;introversione sia una caratteristica negativa al contrario di altre caratteristiche giudicate positivamente come la socievolezza, l&#8217;estroversione, la loquacit&#224;. Lo stereotipo sociale infatti identifica il bambino pi&#249; estroverso come un soggetto forte e vincente, mentre il bambino pi&#249; introverso, timido e ritirato come un soggetto debole, oggetto di possibili azioni offensive. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="200" width="290" alt="bambino timido" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads-09/timido.jpg" />Molti pensano che nei bambini l&rsquo;introversione sia una caratteristica negativa al contrario di altre caratteristiche giudicate positivamente come la socievolezza, l&rsquo;estroversione, la loquacit&agrave;. Lo stereotipo sociale infatti identifica il bambino pi&ugrave; estroverso come un soggetto forte e vincente, mentre il bambino pi&ugrave; introverso, timido e ritirato come un soggetto debole, oggetto di possibili azioni offensive. La timidezza in realt&agrave; &egrave;</p>
<p><span id="more-4444"></span></p>
<p>un tratto della personalit&agrave; che va accettato come tale, non come un difetto. E&rsquo; assolutamente normale che i bambini siano timidi, essere piccoli significa proprio aver paura di ci&ograve; che &egrave; estraneo ed &egrave; assolutamente naturale che il bambino piccolo si senta sicuro solo con le sue figure di riferimento costanti e mostri un iniziale diffidenza verso l&rsquo;estraneo per capire se fidarsi di lui o no.</p>
<p>Il modo in cui un bambino percepisce la sua timidezza dipende dai genitori: se questi accettano la sua personalit&agrave; e non considerano la timidezza come un difetto, il piccolo si sentir&agrave; a suo agio e sentir&agrave; di non aver nulla di meno rispetto agli altri bambini, se invece i genitori provano a cambiarlo o lo giudicano negativamente, il bimbo potr&agrave; avere delle difficolt&agrave;.</p>
<p>E&rsquo; bene imparare a non considerare la timidezza un problema, per lo meno nei primi anni di vita. &Egrave; solo a partire dai cinque-sei anni, infatti, che certi atteggiamenti di chiusura nei confronti degli altri potrebbero segnalare un disturbo del comportamento.</p>
<p>Dunque cosa possono fare i genitori dei bambini timidi?</p>
<p><b>- Evitare di &ldquo;etichettare&rdquo; il bambino</b>: se il bambino sente continuamente affermare dai genitori che &egrave; timido, questo gli confermer&agrave; che il suo carattere &egrave; quello e soprattutto i genitori lo stanno giudicando. Si dovr&agrave; poi evitare di fare confronti tra il figlio e gli altri bambini poich&eacute;  questo potrebbe portare il piccolo ad un ritiro sociale pi&ugrave; marcato. E&rsquo; bene invece rassicuralo sempre sul suo valore!</p>
<p><b>- I genitori possono e devono parlare con il figlio delle situazioni che possono mettergli ansia</b>: affrontare dunque argomenti come l&rsquo;entrata a scuola, la frequentazione di un gruppo, ecc., o anche  simulare in maniera pratica  le situazioni di disagio: &ldquo;Incontri il tuo amico Luca  a  nuoto, come lo saluti?&rdquo;, far esercitare il piccolo pu&ograve; essere molto utile.</p>
<p><b>-</b><b> E&rsquo; bene poi  rispettare quella che &egrave; la natura dei bambini ed i loro tempi</b>: ci&ograve; vuol dire stare attenti a non voler anticipare la capacit&agrave; di socializzazione dei figli prima che questi si sentano pronti.  Questo atteggiamento rafforzer&agrave; la fiducia che il bambino ha nei suoi genitori.</p>
<p><b>- Non sottovalutare mai le preoccupazioni del figlio e le sue paure</b>: piuttosto &egrave; fondamentale rassicurarlo, cercando di fargli comprendere che non si deve spaventare nell&rsquo;affrontare un compito o una situazione nuova, non deve temere di perdere qualcosa a cui tiene, n&eacute; soprattutto pensare che dall&rsquo;esito della prova dipenda il suo valore come persona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;</p>
<p><a href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it" target="_blank" title="psicologia">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
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		<title>La prima volta in vacanza da solo…</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 05:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza bambino]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza da solo]]></category>

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		<description><![CDATA[Per un bambino affrontare per la prima volta una vacanza da solo rappresenta una tappa molto importante, un primo passo per iniziare a stabilire e guadagnare un&#8217;autonomia che risulter&#224; fondamentale per la sua crescita: il bambino, lontano dai genitori, deve imparare a cavarsela da solo, diventa perci&#242; pi&#249; responsabile e intraprendente, sperimenta le sue capacit&#224; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="227" width="290" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads-09/zaino-spalla.jpg" alt="in vacanza da solo" />Per un bambino affrontare per la prima volta una vacanza  da solo rappresenta  una tappa  molto importante, un primo passo per iniziare a stabilire e guadagnare un&rsquo;autonomia che risulter&agrave; fondamentale  per la sua crescita: il bambino, lontano dai genitori, deve imparare a cavarsela  da solo,  diventa perci&ograve; pi&ugrave; responsabile e intraprendente, sperimenta le sue capacit&agrave; di adattamento e scopre il piacere di esplorare il mondo che lo circonda. Non tutti i bambini vivono nello stesso modo l&#8217;allontanamento da casa e dai familiari, alcuni lo accettano volentieri e senza resistenze, altri invece possono provare solitudine e nostalgia quando si trovano in un ambiente diverso da quello familiare.</p>
<p>Ogni genitore conosce il proprio figlio e sa pertanto riconoscere quale<span id="more-4136"></span> sia il momento pi&ugrave; adatto per far si che egli viva serenamente tale esperienza.  Allo stesso tempo i genitori devono riuscire a vivere serenamente le prime esperienze di allontanamento dei figli imparando a gestire adeguatamente l&rsquo;ansia del distacco.</p>
<p>Ecco alcuni suggerimenti che possono aiutare i genitori a valutare il momento pi&ugrave; adatto per far vivere ai piccoli l&rsquo;esperienza di un viaggio da soli:</p>
<ul>
<li><b>Attenti al &quot;tipo&quot; di paura che il bambino manifesta</b>: la paura del piccolo pu&ograve; essere  interpretata come difesa che gli impedisce di fare un esperienza per la quale non si sente ancora pronto. In tal caso il piccolo non va forzato. Nel caso in cui i genitori percepiscono che per i propri figli la separazione &egrave; troppo dolorosa, la soluzione pi&ugrave; efficace appare quella di ascoltarli nella richiesta di non allontanarsi da casa, poich&eacute; un insistenza eccessiva nello spingere il bambino a partire potrebbe essere vissuta dal piccolo come una sorta di abbandono. Il bambino potrebbe sentirsi cosi insicuro e sperimentare un insuccesso piuttosto che sentirsi stimolato verso l&#8217;autonomia.</li>
</ul>
<p style="margin-left: 40px;">La paura pu&ograve; invece rappresentare solo un ostacolo che i genitori possono far superare ai figli con un piccolo aiuto. In questi casi una piccola forzatura pu&ograve; rivelarsi utile.</p>
<ul>
<li><b>Valutate il grado di autonomia del piccolo</b>: al fine di valutare l&rsquo;autonomia del piccolo &egrave; utile prendere in considerazione alcuni elementi, ad esempio se &egrave; gi&agrave; stato all&rsquo;asilo, se &egrave; autonomo nel lavarsi e vestirsi, se  ha dormito da solo in altre circostanze, le modalit&agrave; di relazione con gli altri e con il gruppo.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><b>Valutate il luogo e il contesto scelti per il soggiorno del piccolo</b>: approfondire la conoscenza del luogo scelto per la vacanza del bambino, magari facendo un sopralluogo. La struttura scelta deve grado di rispondere a tutta una serie di parametri in grado di agevolare al massimo la permanenza del piccolo fuori casa.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><b>Limitate i controlli</b>: una volta iniziata la vacanza i genitori devono impegnarsi nel  limitare il comprensibile desiderio di controllo evitando di telefonare ai piccoli troppo spesso sforzandosi di lasciar liberi i bambini di chiamare quando ne sentono il bisogno.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><b>Sempre attenzione ad eventuali segnali di malessere</b>: &egrave; bene che i genitori siano attenti a non sottovalutare i segnali di malessere e di difficolt&agrave; che il bambino pu&ograve; manifestare. Laddove sia possibile &egrave; consigliabile andare a trovare il bambino almeno una volta nel corso del soggiorno. Nel caso sia evidente che il bambino non si trova bene e non &egrave; riuscito ad inserirsi, e opportuno che i genitori lo riportino a casa.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;, psicologa a Roma</p>
<p><a href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it" target="_blank" title="psicologo in famiglia">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Quando i bambini hanno paura dell’acqua: suggerimenti per i genitori</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[fobia acqua]]></category>
		<category><![CDATA[paura acqua bambini]]></category>
		<category><![CDATA[paura bagnetto]]></category>
		<category><![CDATA[paura bagno]]></category>

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		<description><![CDATA[La fobia dell&#8217;acqua insieme a quella del buio, &#232; probabilmente la paura pi&#249; comune nei bambini. Spesso non ha un&#8217;origine precisa ma dipende dall&#8217;insicurezza del piccolo e tende a scomparire con il passare del tempo. In queste situazioni, mamma e pap&#224; devono armarsi di pazienza per aiutare il figlio a superare i suoi timori. Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="193" width="290" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads-09/acqua.jpg" alt="paura acqua" />La fobia dell&rsquo;acqua insieme a quella del buio, &egrave; probabilmente la paura pi&ugrave; comune nei bambini. Spesso non ha un&rsquo;origine precisa ma dipende dall&rsquo;insicurezza del piccolo e tende a scomparire con il passare del tempo.</p>
<p>In queste situazioni, mamma e pap&agrave; devono armarsi di pazienza per aiutare il figlio a superare i suoi timori. Ecco qualche consiglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>- Non forzarlo mai, per nessuna ragione</b>: Se mamma e pap&agrave; lo spingono a entrare in acqua nonostante il suo timore, c&rsquo;&egrave; il rischio che il piccolo rafforzi la sua paura, di cui poi diventa difficile liberarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>- Rassicurarlo</b>: I genitori devono confrontarsi con il figlio e le sue paure, cercando di capire che cosa sta provando il piccolo. Devono rassicurarlo, spiegandogli che l&rsquo;acqua non &egrave; una nemica, ma che non c&rsquo;&egrave; fretta e che loro sono l&igrave; accanto a lui e gli vogliono bene. Allo stesso modo, si deve trasmettere la convinzione che lui pu&ograve; farcela da solo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>- Mai spaventati di fronte al piccolo</b>: Se il bambino vede i genitori spaventati, anche lui avr&agrave;<span id="more-3887"></span> paura e potrebbe non voler pi&ugrave; avere a che fare con l&rsquo;acqua.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>- Accertarsi che ci siano le condizioni giuste</b>: scegliere sempre una giornata di mare calmo e un orario in cui non c&rsquo;&egrave; troppa gente. In questo modo, il bambino si sente pi&ugrave; rilassato e non rischia di essere spaventato dagli schizzi di chi gli passa accanto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>- Procedere sempre gradualmente</b>: E&rsquo; possibile, per esempio, sedersi con il figlio sul bagnasciuga (o sul bordo della piscina) e giocare con l&rsquo;acqua, la sabbia, le conchiglie: cos&igrave; il piccolo inizia a vedere l&rsquo;acqua come fonte di divertimento. I genitori possono anche prenderlo in braccio e camminare in mare: prima possono bagnarlo delicatamente con le mani, poi tentare un contatto pi&ugrave; diretto, immergendo piedini e gambe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>- Avvalersi di piccoli aiuti</b>: Ci si pu&ograve; procurare una piccola piscina gonfiabile e immergere il piccolo in quella. I genitori possono sedersi con lui all&rsquo;interno oppure all&rsquo;esterno, ma vicinissimi ai bordi.  In alternativa si possono anche utilizzare salvagenti, braccioli, materassini su cui far sedere il bambino. L&rsquo;importante &egrave; che mamma o pap&agrave; siano sempre accanto a lui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>- Iscriverlo a un corso</b>: Fin da piccolissimi, i bambini possono seguire corsi di acquacit&agrave;, che li avvicinano all&rsquo;acqua in modo naturale. Il corso pu&ograve; essere un&rsquo;ottima soluzione se il piccolo teme l&rsquo;acqua e ha una paura radicata. In questo caso, per&ograve;, &egrave; fondamentale parlare sempre della situazione con l&rsquo;istruttore, che cos&igrave; &egrave; in grado di orientare al meglio le lezioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;<br />
<a href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it" target="_blank" title="psicologo famiglia">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Bambini turbolenti: consigli di sopravvivenza per i genitori</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 04:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[bambino vivace]]></category>
		<category><![CDATA[rimproveri]]></category>
		<category><![CDATA[urla]]></category>

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		<description><![CDATA[Irruenza e vivacit&#224; nei bambini sono caratteristiche assolutamente normali. Spesso si tende a generare inutili allarmismi, ma questi comportamenti non sono sintomi di disagi o disturbi, bens&#236; semplicemente espressioni del bambino che caratterizzano una fase normale del loro sviluppo. Tutto comincia quando il bimbo impara a camminare, in questo periodo infatti nasce il bisogno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="200" width="290" alt="bambini turbolenti" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads-09/bambini-turbolenti.jpg" /><b>Irruenza</b> e <b>vivacit&agrave;</b> nei bambini sono caratteristiche assolutamente normali. Spesso si tende a generare inutili allarmismi, ma questi comportamenti non sono sintomi di disagi o disturbi, bens&igrave; semplicemente espressioni del bambino che caratterizzano una fase normale del loro sviluppo.</p>
<p>Tutto comincia quando il bimbo impara a camminare, in questo periodo infatti nasce il bisogno di esplorare l&rsquo;ambiente circostante, di scoprire, di toccare.</p>
<p>La fascia d&rsquo;et&agrave; in cui esplode la vitalit&agrave; e la vivacit&agrave; del bambino &egrave; quella compresa tra i 15 mesi e i 3 anni. A questa et&agrave;<span id="more-3696"></span> il bambino non sa riconoscere i pericoli, e comincia a esplorare e sondare ogni angolo, senza rispettare troppo limiti o divieti.</p>
<p>Solitamente dopo i 3 anni l&rsquo;atteggiamento da &ldquo;combina guai&rdquo; tende ad attenuarsi, perch&eacute; il piccolo ha esplorato a sufficienza il mondo circostante e ha sviluppato il senso del pericolo, dunque riconosce le attivit&agrave; rischiose, nelle quali prima tendeva a lanciarsi a capofitto, e riesce anche a distinguere cosa dovrebbe e cosa non dovrebbe fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Ma cosa possono fare i genitori praticamente dinanzi a questi comportamenti?</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Un buon suggerimento &egrave; quello di rendere l&rsquo;<b>ambiente </b>in cui il bambino vive, gioca e dorme il pi&ugrave; <b>sicuro</b> possibile. Una stanza a misura di bambino riduce al minimo le possibilit&agrave; che il piccolo, anche in un momento di distrazione del genitore, durante una delle sue escursioni esplorative si faccia male.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Quando i bambini sono molto piccoli, <b>dai 15 mesi fino ai 2 anni</b>, meglio <b>evitare i rimproveri o le urla</b>. I genitori  dovrebbero optare per l&rsquo;<b>intervento diretto</b>, prelevando il piccolo dalla situazione rischiosa e offrendogli un&rsquo;alternativa di scoperta e di gioco interessante, ma sicura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Quando il bimbo cresce invece diventa progressivamente pi&ugrave; attento anche ai discorsi dei genitori, recepisce meglio i loro messaggi. Mamma e pap&agrave; dovrebbero, di conseguenza, <b>parlare di pi&ugrave;</b> con loro, spiegando sono i pericoli ai quali vanno incontro, cosa fanno di sbagliato. Anche le punizioni possono essere un buon modo di affrontare la situazione, ma devono essere spiegate, mirate allo scopo e non troppo lunghe. Inoltre sono preziosi anche piccoli premi e gratifiche quando il bimbo impara la lezione, quando si comporta bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Anche nei momenti pi&ugrave; difficili &egrave; fondamentale per i genitori <a title="gestire la rabbia" target="_blank" href="http://www.bravibimbi.it/2009/04/02/gestire-la-rabbia-fra-genitori-e-figli/"><b>gestire la rabbia</b></a>, mantenendo i toni di voce bassi ed evitando comportamenti aggressivi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Non preoccuparsi eccessivamente, non fraintendere la vivacit&agrave; normale del piccolo, scambiandola per iperattivit&agrave;, un disturbo vero e pi&ugrave; complesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Se la turbolenza del bimbo non passa nemmeno dopo i 3 anni e mezzo, si manifesta a casa come a scuola o in altri contesti e diventa troppo difficile per i genitori gestirla,  per ulteriore tranquillit&agrave;, ci si pu&ograve; rivolgere allo <b>specialista</b>, per un&rsquo;indagine pi&ugrave; approfondita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;</p>
<p><a target="_blank" href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
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		<title>Divorzio: le cose che i genitori non devono mai fare</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 14:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[divorziare figli]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[problemi famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il divorzio &#232; un momento di enorme sconvolgimento per le famiglie; esso &#232; un fenomeno familiare pi&#249; che coniugale: non dissolve la famiglia, ma crea la necessit&#224; di rinegoziare nuovi equilibri tramite cambiamenti sia strutturali che comportamentali Per quanto concerne il bambino che ne viene coinvolto, il divorzio disturba le percezioni della sua realt&#224; sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bravibimbi.it/2009/06/03/divorzio-le-cose-che-i-genitori-non-devono-mai-fare/" target="_self" title="divorzio genitori figli"><img height="203" width="290" alt="divorzio" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads-09/divorzio.jpg" /></a>Il divorzio &egrave; un momento di enorme sconvolgimento per le famiglie; esso &egrave; un fenomeno familiare pi&ugrave; che coniugale: non dissolve la famiglia, ma crea la necessit&agrave; di rinegoziare nuovi equilibri tramite cambiamenti sia strutturali che comportamentali</p>
<p>Per quanto concerne il bambino che ne viene coinvolto, il divorzio disturba le<span id="more-3555"></span> percezioni della sua realt&agrave; sociale Esso mette a confronto il bambino non solo con la perdita ma anche con il bisogno di mettere ordine nella sua personale rappresentazione di &ldquo;famiglia&rdquo;.</p>
<p>Devono  essere rivisti i concetti di ruolo di padre e madre e i genitori devono impegnarsi affinch&egrave;, nonostante la separazione, il figlio percepisca  la  stabilit&agrave; della relazione con entrambi seppur divisi.</p>
<p>Ricordiamoci che nell&rsquo;arco dello sviluppo di un bambino la soddisfazione dei quattro bisogni psicologici primari (attaccamento affettivo, autonomia, identit&agrave;, autostima) &egrave; alla base dell&rsquo;acquisizione della sicurezza in s&egrave; e nell&rsquo;altro, condizione peraltro indispensabile per &ldquo;star bene con s&egrave; stesso&rdquo; e &ldquo;stare bene con l&rsquo;altro&rdquo; e cio&egrave; per esprimere al massimo le proprie capacit&agrave; e potenzialit&agrave; come individuo e per costruire relazioni di coppia basate sullo scambio.</p>
<p>I genitori dunque devono impegnarsi per continuare ad essere comunque, nonostante la separazione, una &ldquo;coppia genitoriale&rdquo; e dunque <b>ecco un elenco delle principali cose da non fare assolutamente in caso di divorzio</b>:&nbsp;</p>
<ul>
<li>Usare il figlio contro l&rsquo;altro</li>
<li>Parlare male dell&rsquo;altro</li>
<li>Presentare subito al figlio il nuovo partner</li>
<li>Impedire al figlio di vedere o telefonare all&rsquo;altro</li>
<li>Far domande al figlio per avere notizie dell&rsquo;ex</li>
<li>Rompere il dialogo con il figlio</li>
<li>Usare il figlio per avere pi&ugrave; beni economici&nbsp;</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;</p>
<p><a title="psicologo in famiglia" target="_blank" href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
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		<title>Quando arriva un fratellino: suggerimenti per i genitori</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 11:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[arrivo del fratellino]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli]]></category>
		<category><![CDATA[fratello]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;arrivo di un nuovo bambino porta sempre dei cambiamenti nelle abitudini familiari e i genitori si preoccupano del tipo di reazione che manifester&#224; il primogenito all&#8217;arrivo di un nuovo fratellino o sorellina Appare dunque necessario fornire ai genitori opportuni suggerimenti al fine di gestire adeguatamente questo evento. Chi deve comunicare la notizia del nuovo arrivo&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bravibimbi.it/2009/05/12/quando-arriva-un-fratellino-suggerimenti-per-i-genitori/" target="_blank" title="arrivo fratellino"><img height="155" width="290" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads/fratellini.jpg" alt="fratellino" /></a>L&#8217;arrivo di un nuovo bambino porta sempre dei cambiamenti nelle abitudini familiari e i genitori si preoccupano del tipo di reazione che manifester&agrave; il primogenito all&rsquo;arrivo di un nuovo fratellino o sorellina</p>
<p>Appare dunque necessario fornire ai genitori opportuni suggerimenti al fine di gestire adeguatamente questo evento.<span id="more-3385"></span></p>
<p>
<b>Chi deve comunicare la notizia del nuovo arrivo&hellip;</b></p>
<p>E&rsquo; importante che siano i genitori, in prima persona, a dire al figlio che arriver&agrave; un fratellino, poich&eacute; venirlo a sapere da qualche amico o magari dai nonni potrebbe avere ripercussioni sul rapporto di fiducia dei genitori con il primogenito.<br />
Gi&agrave; durante la gravidanza &egrave; importante preparare il figlio al nuovo arrivo, dirgli che suo fratello/sorella si trova nella pancia della mamma, dove crescer&agrave; per diventare grande, pronto poi a uscir fuori quando sar&agrave; ben formato, e che pi&ugrave; avanti diventer&agrave; un ottimo compagno di giochi.</p>
<p><b>Come renderlo partecipe della situazione&hellip;</b></p>
<p>Ad esempio facendogli sentire i movimenti del nascituro dentro la pancia, comprare un libro adatto alla sua et&agrave; che illustri come cresce il fratellino nella pancia di mamma e come si presenter&agrave; alla nascita, sfogliare con lui l&#8217;album di famiglia facendogli vedere le fotografie di quando anche lui era neonato, farsi aiutare ad arredare la camera del futuro fratellino, in modo che il bambino capisca che ci saranno degli spostamenti, delle novit&agrave;</p>
<p><b>Al momento del parto&hellip;</b></p>
<p>Quando la mamma si reca in ospedale, &egrave; opportuno spiegare chiaramente al piccolo che si andr&agrave; all&rsquo;ospedale per avere il bambino, che (il pap&agrave;, i nonni,&hellip;) si occuperanno di lui, e che potr&agrave; andare all&rsquo;ospedale a trovare la mamma, che torner&agrave; a casa dopo qualche giorno.<br />
E&rsquo; molto importante per il bambino, specie se ancora piccolo, recarsi all&rsquo;ospedale, solo cos&igrave; potr&agrave; avere un&rsquo;immagine concreta del posto in cui si trova la mamma.<br />
All&rsquo;ospedale, &egrave; bene non costringere subito il piccolo a vedere il fratellino, bisogna prima rispettare i suoi tempi e lasciare che il bimbo si senta a suo agio.</p>
<p><b>Il ritorno a casa&hellip;</b></p>
<p>Al momento del ritorno a casa &egrave; bene che i genitori cerchino appena possibile di dedicarsi al figlio maggiore, approfittando dei momenti in cui il neonato dorme o affidandolo temporaneamente alle cure di qualche familiare. Anche fargli aprire i regali destinati al nuovo nato pu&ograve; essere una strategia efficace per renderlo partecipe dei festeggiamenti e farlo sentire importante.</p>
<p>Al neonato arrivano generalmente molti regali, mentre ci si ricorda raramente del bambino pi&ugrave; grande. Avere nel lettino un regalo da dargli, che possa simbolicamente essere da parte del neonato, favorir&agrave; l&rsquo;instaurarsi di un rapporto positivo tra i due bambini.</p>
<p><b>Il rapporto con il fratellino&hellip;</b></p>
<p>
Durante i primi mesi, i genitori dovranno far si che il bambino impari a prendere confidenza con il fratellino nuovo:dunque &egrave; positivo lasciarglielo toccare, o, se il bambino &egrave; grandicello, farglielo prendere in braccio. Un&rsquo;ottima soluzione pu&ograve; essere quella di cercare la sua collaborazione affidandogli delle mansioni da aiutante: per esempio, al momento del bagnetto, farsi aiutare mandandolo a prendere il pannolino pulito, l&#8217;asciugamano, le salviettine usa e getta.<br />
In questa fase &egrave; importante il bambino senta di piacere al suo fratellino: frasi come &ldquo;Guarda che sorriso che ti fa!&rdquo; o &ldquo;Guarda come &egrave; contento quando giochi con lui&rdquo; permetteranno al primogenito di affezionarsi al fratellino perch&eacute; si sentir&agrave; ricambiato.<br />
Se il bambino &egrave; abbastanza grande, i genitori devono poi aiutarlo ad esternare quello che pensa nei confronti del pi&ugrave; piccolo. E&rsquo; positivo parlare con il bambino delle emozioni che prova, mostrando di capire sia le sue emozioni positive, sia quelle negative. Frasi del tipo: &ldquo;Sei arrabbiato perch&eacute; la mamma dedica molto tempo al tuo fratellino&rdquo;, sono espressioni che gli fanno sentire di essere compreso.</p>
<p><b>La rivalit&agrave; tra i fratelli durante la crescita&hellip;</b></p>
<p>Quando i figli crescono, il suggerimento pi&ugrave; importante &egrave; quello di non cercare di essere imparziali in quanto, anche se apparentemente i figli chiedono di essere trattati nello stesso modo, in realt&agrave; hanno bisogno di essere riconosciuti dai genitori nella loro unicit&agrave;; nessun figlio &egrave; uguale all&rsquo;altro e l&rsquo;attenzione che un genitore pu&ograve; dare a ciascun figlio &egrave; diversa, si pu&ograve; amare un figlio per la sua dolcezza, un altro per la sua simpatia.<br />
Spesso i genitori hanno paura di fare delle differenze, temono di far soffrire un figlio per dedicarsi all&rsquo;altro. Al riguardo &egrave; fondamentale che ogni genitore impari a chiedersi non quanto ama il proprio figlio ma &ldquo;come&rdquo; lo ama.<br />
&nbsp;</p>
<p><i><b>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;</b></i></p>
<p><a target="_blank" href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
<p><object width="450" height="376"><param name="movie" value="http://www.deabyday.tv/embed/vi/4c"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.deabyday.tv/embed/vi/4c" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="450" height="376"></embed></object></p>
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		<title>I segnali per riconoscere un disagio psicologico nei bambini</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 12:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos&#236; come gli adulti anche i bambini possono presentare alcuni disturbi per i quali pu&#242; essere utile consultare uno psicologo. Spesso per&#242; non &#232; facile per i genitori capire i segnali di un possibile disagio che il bambino pu&#242; esprimere attraverso canali differenti: Disturbi d&#8217;ansia, paure e fobie Difficolt&#224; relazionali con i coetanei e/o con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="290" height="200" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads/tristi.jpg" alt="tristi" />Cos&igrave; come  gli adulti anche i bambini possono presentare alcuni disturbi per i quali pu&ograve; essere utile consultare uno psicologo.</p>
<p>Spesso per&ograve; non &egrave; facile per i genitori capire i segnali di un possibile disagio che il bambino pu&ograve; esprimere attraverso canali differenti:</p>
<ul>
<li>Disturbi d&rsquo;<b>ansia</b>, paure e fobie</li>
<li><b>Difficolt&agrave; relazionali </b>con i coetanei e/o con gli adulti</li>
<li><b>Difficolt&agrave; di apprendimento</b> e problemi nel <b>rendimento</b> scolastico</li>
<li>Disturbi <b>psicosomatici</b> ed alterazioni fisiologiche (emicranie, mal di pancia ricorrenti, vomito);</li>
<li><b>Alterazioni comportamentali</b> (mutismo, comportamenti aggressivi ed oppositori, eccessive reazioni di collera e rabbia, difficolt&agrave; a rispettare le regole e a tollerare le frustrazioni, iperattivit&agrave;);</li>
<li><b>Disturbi alimentari e della nutrizione</b></li>
<li><b>Alterazioni del controllo sfinterico</b> (enuresi, encopresi)</li>
</ul>
<p>L&rsquo;infanzia &egrave; un periodo<span id="more-3262"></span> evolutivo complesso caratterizzato da uno progressivo sviluppo fisico, cognitivo e psicologico. La situazione di evoluzione, per&ograve;, se da un lato comporta la maturazione di notevoli risorse e potenzialit&agrave;, dall&rsquo;altro espone una struttura psicologica fragile ai pi&ugrave; svariati rischi ambientali.</p>
<p>Nei bambini la  capacit&agrave; di esprimere un disagio, difficilmente passa attraverso la via della comunicazione verbale, di solito essi manifestano il proprio disagio attraverso veri e propri sintomi fisici, come nel caso dei disturbi d&rsquo;ansia dove i bambini presentano spesso cefalea, vomito e mal di pancia senza che sia presente un reale riscontro medico di malattia.<br />
In altri casi essi manifestano il loro disagio attraverso il comportamento, come eccessi di aggressivit&agrave;, paure immotivate, difficolt&agrave; ad addormentarsi e ad alimentarsi.</p>
<p>E&#8217; molto importante che i genitori e le persone con cui il bambino &egrave; in contatto come gli insegnanti, sappiano cogliere i segnali di disagio che il bambino manifesta. Alla comparsa dei primi sintomi spesso i genitori reagiscono sottovalutandoli, nascondendoli o giustificandoli; alcune volte prevale, invece la tendenza a cercare cause di tipo organico consultando medici e facendo diversi esami (comunque necessari per eliminare cause organiche e per decidere di consultare uno psicologo).</p>
<p>Quando il problema diventa importante e non si riesce a gestirlo direttamente, diventa opportuno per i genitori far riferimento ad un psicologo professionista esperto in problemi dello sviluppo, dell&#8217;et&agrave; evolutiva e dell&#8217;adolescenza che li aiuter&agrave; a capire quali siano le cause e le possibili soluzioni ai disagi dei figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;<br />
<a href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it" target="_blank" title="psicologo in famiglia">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
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		<title>I bambini e il cellulare</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 08:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[bambini telefonino]]></category>

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		<description><![CDATA[Al giorno d&#8217;oggi il cellulare &#232; diventato un oggetto bramato non solo dai grandi ma anche dai pi&#249; piccoli. In ogni famiglia ogni componente ne possiede almeno uno e, si sa, ai bambini non piace stare a guardare&#8230; anche loro vogliono il telefonino, soprattutto quando vedono che i loro amichetti ce l&#8217;hanno. Il motivo pi&#249; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="194" width="290" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads/cellulare-bambini.jpg" alt="cellulare bambini" />Al giorno d&rsquo;oggi il cellulare &egrave; diventato un oggetto bramato non solo dai grandi ma anche dai pi&ugrave; piccoli. In ogni famiglia ogni componente ne possiede almeno uno e, si sa, ai bambini non piace stare a guardare&#8230; anche loro vogliono il telefonino, soprattutto quando vedono che i loro amichetti ce l&rsquo;hanno.</p>
<p>Il motivo pi&ugrave; importante per cui i&nbsp; genitori regalano il telefonino ai loro figli &egrave; che cos&igrave; li possono controllare a distanza e<span id="more-3119"></span>, in certi casi, questo pu&ograve; essere anche utile; tuttavia &egrave; bene ricordare che, come ogni strumento elettronico, il cellulare non va utilizzato come giocattolo e il suo uso deve essere stabilito in funzione di regole ben precise: per prima cosa i genitori devono regalare il cellulare solo dopo averne valutato l&rsquo;effettiva necessit&agrave;, dopo di che &egrave; meglio scegliere un modello semplice e con poche funzionalit&agrave; di base spiegando sempre al bambino le ragioni per cui si &egrave; scelto di comprargli questo strumento.</p>
<p>Vanno poi suggerite le principali &ldquo;regole di utilizzo&rdquo;:</p>
<ul>
<li>&nbsp;Il cellulare si usa per necessit&agrave; e non per gioco, non &egrave; un passatempo;</li>
<li>Il cellulare non deve riempire i momenti di &ldquo;noia&rdquo;, piuttosto &egrave; bene sfruttare il tempo libero dedicandosi ad attivit&agrave; come il gioco, lo sport o un hobby;</li>
<li>Il cellulare si tiene spento a tavola, a scuola e quando &egrave; ora di andare a dormire.</li>
</ul>
<p>Il suggerimento &egrave; quello di fornire le &ldquo;<b>regole di utilizzo</b>&rdquo; senza imposizioni ma <b>con opportune spiegazioni</b>. Non dimentichiamo inoltre che i genitori sono i principali modelli di apprendimento per i bambini per cui, se i primi a non saper gestire il rapporto con il cellulare sono gli adulti, sar&agrave; difficile che i pi&ugrave; piccoli possano apprendere le giuste regole della comunicazione a distanza.<br />
&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;, psicologa a Roma</p>
<p><a href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it" target="_blank" title="psicologo in famiglia">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
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		<title>Mio figlio non vuole fare i compiti!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 08:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Saccà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una psicologa in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare i figli]]></category>
		<category><![CDATA[fare i compiti a casa]]></category>
		<category><![CDATA[studiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul tema dei compiti a casa, fonte di un continuo braccio di ferro familiare, si &#232; concentrata l&#8217;attenzione di recenti studi pedagogici il cui scopo &#232; quello di individuare quale sia la giusta misura con cui un genitore deve aiutare il proprio figlio e quale l&#8217;atteggiamento educativo pi&#249; appropriato. A detta degli esperti del settore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="200" width="290" alt="fare i compiti" src="http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads/fare-i-compiti.jpg" /></p>
<p>Sul tema dei compiti a casa, fonte di un continuo braccio di ferro familiare, si &egrave; concentrata l&rsquo;attenzione di recenti studi pedagogici il cui scopo &egrave; quello di individuare quale sia la giusta misura con cui un genitore deve aiutare il proprio figlio e quale l&rsquo;atteggiamento educativo pi&ugrave; appropriato.</p>
<p>A detta degli esperti del settore tre sembrano essere gli atteggiamenti pi&ugrave; efficaci:</p>
<ol>
<li>Cercare di capire le reali motivazioni che spingono i bambini a non fare i compiti;</li>
<li>Spiegare ai propri figli l&rsquo;importanza dello svolgimento dei compiti offrendo loro il necessario supporto;</li>
<li>Instaurare un dialogo con la scuola e gli insegnanti.</li>
</ol>
<p>Andiamo ad esaminarli nel dettaglio:</p>
<p><b>1) Cercare di capire le reali motivazioni che spingono i bambini a non fare i compiti</b><br />
Spesso i genitori sono troppo occupati a rimproverare e a controllare continuamente i figli perch&eacute; <span id="more-3018"></span>non portano a termine i loro compiti senza sforzarsi di comprendere le reali motivazioni che si celano dietro a questo atteggiamento. A volte  il rifiuto dello studio pu&ograve; essere il segno di una richiesta di carattere affettivo, il bambino pu&ograve; rifiutare di applicarsi per avere la gioia di vedere il padre o la madre sedersi accanto a lui e dedicargli del tempo. In questo caso i genitori devono interrogarsi sull&rsquo;attenzione riservata al figlio dando una risposta in campo affettivo, separandola, se possibile dal problema scolastico.</p>
<p><b>2) Spiegare ai propri figli l&rsquo;importanza dello svolgimento dei compiti offrendo loro il necessario supporto</b><br />
Appare fondamentale che il genitore riesca a spiegare al figlio l&rsquo;importanza dello svolgimento dei compiti senza mai sostituirsi a lui nell&rsquo;esecuzione degli stessi ma rimanendo sempre a disposizione per fornirgli chiarimenti, indicazioni e suggerimenti.<br />
E&rsquo; inoltre importante che il genitore eviti critiche, punizioni e forme di controllo: se si vuole che i bambini affrontino serenamente i compiti a casa bisogna mostrarsi ottimisti sulle loro capacit&agrave; concedendo loro il tempo necessario per imparare.</p>
<p><b>3) Instaurare un dialogo con la scuola e gli insegnanti</b><br />
E&rsquo; buona norma che i genitori stabiliscano contatti con l&#8217;insegnante dei figli per ottenere informazioni in merito all&rsquo;andamento scolastico e/o su possibili cause di disagio. Inoltre, come evidenzia Oliverio Ferraris (2003), &ldquo;laddove i genitori ritengono che i compiti siano eccessivi o difficili, meglio un stabilire un confronto diretto con l&#8217;insegnante, invece di criticarne il metodo e demolire la figura del docente&rdquo;.</p>
<p>
A cura della Dott.ssa Francesca Sacc&agrave;</p>
<p><a title="psicologo in famiglia" target="_blank" href="http://psicologoinfamiglia.myblog.it">http://psicologoinfamiglia.myblog.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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