Mi chiamo: Marika
Scrivo su questo blog dal: 2009-05-04 14:46:21
Su di me ti dico che: Sono una ragazza di 29 anni, vivo a Palermo con mio marito Vincenzo e fra poco diventeremo i genitori di Matteo, alias Pollicino. Dopo gli studi umanistici alla facoltà di lettere e filosofia, indirizzo lingue e culture moderne, ho deciso che la mia strada fosse la musica ed ho abbandonato tutto il resto per dedicarmi al sacro fuoco dell'arte... Canto sia per diletto che per lavoro, amo cucinare, scrivere e disegnare. Bè, qualcuno penserà che sono una sognatrice e che la vita concreta pretenda altro da me. Chissà, forse questo qualcuno ha ragione o forse no. Per rappresentarmi vi cito la frase di un libro di Fabio Volo: "... Ma è possibile che ogni volta che parlo di un sogno o di un'ambizione ci deve essere sempre qualcuno che ti guarda e sembra che dica: "diventa grande"? E per gli altri diventare grandi vuol dire non credere più di essere una ballerina, un poeta, un musicista, un sognatore, un fiore. Non li sopporto. Una mattina sono uscito di casa, il cielo era azzurro e limpido, ho continuato a guardarlo mentre camminavo, stavo bene, respiravo a pieni polmoni, al terzo passo ho pestato una merda. Cosa devo fare? Rinunciare al cielo per paura delle merde? No, io no Porcapu**ana!.......... ...io continuo ad osservare il cielo."
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Ho dato un taglio…
13 settembre, 2010
Ho dato un taglio nuovo ai miei capelli. Ne avevano bisogno. Corti, asimmetrici, scalati per creare un gioco di volumi che mi valorizza il viso.
“Mi chiedevo come mai non lo avessi ancora fatto” mi ha detto mia cugina l’altro giorno, “ti sei sposata e non li hai tagliati, hai avuto un figlio e non li hai tagliati, solitamente quando c’è qualche cambiamento noi donne cambiamo sempre capigliatura”.
“Dovevano passare ancora altri nove mesi dal mio parto per decidermi a cambiare look!” le ho risposto con lo sguardo altrove.
Ora sono pronta.
Sono pronta per salutarvi, sì, amici miei, ho deciso di dare un taglio anche ad altre cose nella mia vita, e tra di esse c’è questa esperienza.
Perché quello che non ho mai scritto in tutti i miei post è che questo diario in molti momenti mi ha salvato dalla solitudine. Dalla solitudine dell’anima. Mi è servito come un rifugio nei giorni tristi, in cui mi sentivo incompresa, poco amata e risentita, quando non ero ancora pronta a dire tutto quello che mi mancava e mi chiudevo fuori dalla realtà, in un non-luogo dove cristallizzare le mie emozioni attraverso la parola scritta. Filtrando tutto attraverso un monitor e una tastiera, non mi accorgevo che stavo contribuendo a rendere quel vuoto e quella solitudine incolmabili. Oggi recuperare alcuni aspetti della mia vita è diventato estremamente importante e per farlo ho deciso di dare un taglio a questa virtualità. Ne sono diventata dipendente ed io non voglio dipendere da niente nella mia vita. Da domani mi vedrete ancora perché continuerò a scrivere sul forum e a lasciarvi qualche commento qua e là, ma non troverete più il mio diario online. Me ne vado dalla blogosfera.
In momenti come questo non servono tante parole. O forse sono io, oggi, incapace di scrivere una lettera di addio.
Voglio ringraziarvi tutti, uno per uno. Sono stata benissimo qui con voi e vi verrò a trovare spesso. Grazie Barbafamiglia. Grazie Bravemamme e Bravipapà della vostra compagnia, dei vostri consigli e di tutto il tempo che mi avete dedicato.
Un forte abbraccio virtuale.
Marika
La posizione corretta dell’attacco al seno
3 luglio, 2010
Quando si allatta il proprio bambino al seno bisogna far sì che il capezzolo finisca nel palato molle del bambino, giù verso la gola. Con un attacco sbagliato il bambino tenderà a “masticarvi” il capezzolo col palato duro, e, non solo in questo modo non riuscirà a cavare fuori il latte, ma vi spunteranno le ragadi. Il dolore che provavo io assomigliava molto a migliaia di spilli che ti vengono conficcati nel seno, sensazione spiacevolissima e molto dolorosa!
La posizione corretta di attacco al seno ve la può mostrare una consulente in allattamento, un’amica che ha esperienza di allattamento, e proverò anche io a descriverla, anche se non è facile (ed è sempre meglio vedere un esempio dal vivo):
Prima di tutto, mettetevi comode con la schiena ben appoggiata, in modo da non dovervi sporgere sul bambino ma neanche da obbligarlo ad “appendersi” per ciucciare.
Tenete il bambino pancia contro pancia, la testa deve essere in linea col corpo (orecchio, spalla e anca in asse), e dovete avvicinare lui al seno, non il contrario.
Potete provare ad attaccare il bambino mettendo il capezzolo all’altezza del suo naso. Lui spalancherà la bocca (naturalmente se in quel momento ha voglia di ciucciare!), e voi potete fargli prendere il seno in modo corretto. Il capezzolo, infatti, si deve trovare nella parte superiore della bocca del bambino, così che ci sia posto per mettere la lingua tra il capezzolo e il labbro inferiore.
Si dovrebbe vedere una parte maggiore di areola superiore e quasi niente di quella inferiore, sempre in proporzione alla sua dimensione e a quella della bocca del bambino, e il mento dovrebbe poggiare sul seno, mentre il naso non è necessario che lo faccia. La lingua del bambino, infatti, serve a “mungere” il seno, a spremerlo, premendo con la lingua i dotti galattofori in cui si accumula il latte.
Mentre poppa, il bambino ha le labbra girate all’esterno, e la bocca spalancata. Insomma, ciucciare assomiglia più a masticare che a succhiare da una cannuccia, si possono vedere le mandibole che lavorano ritmicamente e si dovrebbe veder muovere anche l’orecchio mentre il bambino deglutisce.
Se l’attacco è corretto, infine, non si dovrebbero sentire “schiocchi”, che stanno a indicare che il bambino non fa il “sottovuoto”, quindi perde la presa sul seno.
Allattare non deve fare male! Ma se vi diranno che provare dolore è normale e che fa parte del gioco, credeteci solo se questo dolore diminuisce e scompare dopo i primi minuti di poppata, e se andando avanti quindi non avete problemi. Se invece il dolore persiste per tutto il tempo della poppata, a volte anche aumentando, credete al vostro corpo, che vi sta dicendo che qualcosa non va. I primi giorni di allattamento dovrebbe essere un po’ come quando si indossano un paio di scarpe nuove: man mano che il bimbo ciuccia il capezzolo diventa più elastico.
Week end a Stromboli
25 giugno, 2010
Fuori ululava il vento, urlava la tempesta, tuonava Iddu ed io papà e tu ce ne stavamo acciambellati sul lettone dell’albergo. Mai termine si rivelò più adatto a descrivere quella sorta di bozzolo che si può venire a creare quando si è coscienti che forse è meglio non aprire la porta che dà sul mondo, fuori. Non ci rimaneva che attendere il lento fluire delle ore facendo la spola tra la nostra camera e la sala lettura dell’albergo. La volta plumbea del cielo e le fronde inondate dal maestrale si lasciavano strappare via i limoni, io ne ho raccolto uno e me lo sono portato a casa come un cimelio.
Stromboli ti strega col suo fascino magnetico e irresistibile. Il profumo del mare, il rombo delle onde contro gli scogli, i capperi abbarbicati alle fessure, le canne che riprendono vigore in ogni spazio libero…..tutto ciò testimonia una natura vigorosa e selvaggia, fiera di sé, ed abitanti altrettanto orgogliosi che con questa natura vivono in simbiosi, e che accettano le lusighe della modernità con molta parsimonia. Niente automobili, ma solo bici, moto ape o motorini elettrici. Niente illuminazione artificiale per le strade. Di notte a Stromboli le uniche luci sono le stelle vicinissime e brillanti che forano il velluto nero del cielo, le torce elettriche dei passanti e il faro dello Strombolicchio, enorme scoglio di fronte all’isola dove il mare scende a precipizio e le acque non mostrano il fondo. Mi dispiace che i tuoi giovani e curiosi occhi, per la prima volta approdati sull’isola, non abbiano visto questo cielo così vicino e luminoso a causa del cattivo tempo. Sai, Pollicino, la notte estiva di Stromboli è magica e silenziosa, nemmeno i turisti riescono a scalfirla, solo il rumore delle onde ed il rombo che si sente nel terreno, il brontolio di Iddu che col suo cadenzare ritmico sembra il motore immoto di tutta questa profuisione di odori, ricca vegetazione, panorami mozzafiato, ripidi sentieri che si inerpicano tra i cumuli di case bianche e la fitta vegetazione. Chissà quando riusciremo a riportarti lì mio Pollicino viaggiatore…
Timeo Plasmon, et dona ferentem!!!
23 giugno, 2010
Ho vissuto come una beffa l’arrivo stamattina di due pesanti pacchi al mio indirizzo. Sono risultata vincitrice del concorso “Vinci un mese di prodotti Plasmon”. Io non ho fatto nulla per vincerlo. Io che diffondo il Verbo dell’alimentazione complementare a richiesta, così come Piermarini ce la illustra nel libro “Io mi svezzo da solo, dialoghi sullo svezzamento“, io che mangio le cose che mangia Matteo per educarlo ad un sano rapporto col cibo, io che uso cibo in scatola solo in casi estremi, mi sono ritrovata ad essere tra dieci persone in tutta Italia che questo mese hanno ricevuto a casa tutto questo:

Che c**o diranno in molti. Io invece ho pensato ad una qualche cospirazione ai miei danni. ![]()
Poi mi sono ricordata che alla visita dei cinque mesi, la pediatra di Matteo mi ha regalato alcuni campioni Plasmon ed ha compilato una cartolina coi nostri dati per iscriverci al concorso. Concorso che abbiamo vinto!!! Mah, senza parole!
N.b.:Il titolo del post si riferisce alla famosa frase dell’Eneide “Timeo Danaos, et dona ferentes” Temo i greci, e i doni che portano”, detta da Laocoonte ai troiani per convincerli a non fare entrare il Cavallo di Troia in città. Mai fidarsi dei nemici!!!
Evviva la Svezia!
15 giugno, 2010
Provo a scrivere questo post da tempo ma non ci riesco, mi scuso quindi se non posso farvi un resoconto più dettagliato del nostro primo viaggio all’estero. Che cosa mi ha colpito di più della verde e bellissima Svezia? …tante cose, ma quelle che mi saltano in mente adesso sono per esempio che non ho mai visto una concentrazione di carrozzine e di pance abitate così grande come in Svezia. Ovunque volgessimo lo sguardo, c’era qualche giovane genitore con bimbetto al seguito. Altro che paese a natalità zero come l’Italia! Inutile dire che in Svezia chi ha un bambino non deve fare la guerra con il mondo per potere vivere: sugli efficientissimi mezzi pubblici c’è un posto per la carrozzina o il passeggino, le barriere architettoniche sono pochissime, i marciapiedi transitabilissimi ovunque parchi e aree attrezzate per bambini e UDITE UDITE: in quasi tutti i locali pubblici dove siamo stati c’è un ANGOLO DELLA POPPATA (un bel sofà dove allattare o trastullare in santa pace il proprio poppante). Ciò che per noi sarebbe l’ideale per loro è la quotidiana normalità. Le mamme coi bambini fanno pic nic sui prati dove non è insolito vedere una mamma con un lattante al seno o al biberon mentre la sua amica nutre con un vasetto di omogeneizzato il proprio toddler. A proposito di omogeneizzati: come volevasi dimostrare, gli scaffali del baby food in Svezia non sono per niente affollati come da noi, sintomo che la domanda non è enorme come quella italiana, e poi… li ho visti coi miei occhi: lasagne omogeneizzate, spaghetti con pomodoro e mozzarella, pasta coi broccoli, pasta bolognese al posto dei nostri manzo, vitello, pollo e compagnia bella!!! Io mi ero portata dall’Italia un paio di pappe pronte con pastina con minestrone e pollo/vitello, ma in realtà Matteo ha fatto 5 giorni di dieta quasi esclusivamente lattea e mentre noi mangiavamo porcherie varie si ciucciava pezzi di pane o di frutta. Matteo si è fatto lunghissime scarrozzate nel passeggino ed è venuto in fascia pochissime volte, era incuriosito da tutto quello che lo circondava, rideva a chiunque ed è stato tranquillissimo. Meglio di così!
Altra cosa che mi è rimasta impressa è che il rubinetto in Svezia è una fonte inesauribile di acqua buona e così non avevamo il bisogno di ricorrere all’utilizzo dell’acqua in bottiglia. C’è da dire che a volte mi è capitato di bere l’acqua del rubinetto anche qui, ma purtroppo a Palermo e dintorni non sempre l’acqua ha un buon sapore… e così il ricorso alle bottiglie in plastica è l’unica soluzione, lì invece al ristorante o al café ci sono sempre su tutti i tavoli brocche di acqua “liscia” già pronte all’uso e un distributore di acqua a cui si può attingere liberamente.
Noi ci siamo trovati molto bene, direi che la Svezia sia un posto ideale per fare le vacanze coi propri figli: Natura, civiltà e servizi. Siamo rientrati in Italia con tanta nostalgia e tanta rabbia per la nostra indolenza e poca sensibilità verso la tutela dell’ambiente e il mancato rispetto tutto italico per le basilari regole di convivenza civile.
“La fame dell’amore e della presenza materna è non meno grande della fame di cibo”
1 giugno, 2010
Non so se sapete che oltre a scrivere su Bravibimbi ho un blog privato:
http://inviaggioconpollicino.blogspot.com/
dove posto pressappoco gli stessi articoli. Ebbene, stamattina ho ricevuto questo commento al mio articolo di ieri.
Ciao! Ci siamo conosciute al corso di preparazione al parto e in una delle tue mail avevi mandato l’indirizzo di questo blog, così ogni tanto sono passata e ho letto alcuni tuoi post, con l’intenzione di lasciarti un messaggio. E finalmente oggi l’intenzione riesce a trasformarsi in azione
Il tuo diario è molto ricco di emozioni, informazioni, curiosità e di pensieri positivi. Ho particolarmente gradito i post “quel bambino immaginato” e “parola di pollicino”
E ho notato che ti piace sperimentare: l’uso della fascia al posto del trio spaziale (navetta, ovetto, passeggino), le tecniche dall’elimination comunication, la ricerca di prodotti biologici e la simpatia per la Hipp. Insomma, apprezzo e condivido il tuo atteggiamento critico nei confronti di ciò che il mondo globalizzato ci propone o impone. E mi piace pure l’impegno per sostenere le donne che scelgono l’allattamento al seno. Anche io ritengo che questo tipo di esperienza sia esclusiva, non solo per le caratteristiche nutrizionali del latte materno ma anche per gli aspetti affettivi e relazionali. Tuttavia, proprio questa duplice natura – nutrizionale e affettiva – dell’allattamento al seno mi porta a fare una considerazione. Sotto l’aspetto nutritivo, il latte artificiale è sempre un ripiego (ad oggi non c’è una “formula” che renda il latte artificiale uguale a quello materno). Il latte artificiale è quindi sempre un ripiego! Sul versante affettivo-relazionale, invece, il latte artificiale può essere una valida alternativa nei casi in cui l’allattamento al seno rischi di trasformarsi in un’esperienza frustrante e/o stressante. Escludendo il fatto che ci siano donne che non hanno latte e che tutte (o quasi) possono allattare, ci sono molti motivi (personali, familiari, sociali) per cui un’esperienza potenzialmente positiva può diventare molto, troppo impegnativa sino ad essere insostenibile. In questi casi, insistere con l’allattamento al seno significherebbe fare prevalere l’aspetto nutrizionale su quello affettivo, rischiando di compromettere la qualità del processo di costruzione delle relazioni di attaccamento (vedi lo sfondo teorico sul sito “psicologia perinatale” che hai inserito tra i tuoi link preferiti). E quest’ultimo aspetto è mooolto più importante di quello nutritivo: “nel bambino la fame dell’amore e della presenza materna è non meno grande della fame di cibo” (Bowlby, 1951). Insomma, il bambini hanno bisogno di sentirsi protetti e di essere accuditi da persone affettivamente presenti, a prescindere dal fatto che il latte arrivi dal seno o dal biberon. Dunque, l’allattamento al seno è preferibile, ma se l’allattamento artificiale può aiutare le donne a trovare un buon equilibrio con se stesse, con il bambino e con le altre figure significative… perché no?
Mi pare di essermi dilungata, ops!
Vabbè, così ho compensato il silenzio dei mesi precedenti!
Un sorriso
Rosanna e Raffaele
Inutile dire che cade a fagiolo rispetto all’argomento di cui volevo parlare oggi, ma siccome sto preparando i bagagli per la Svezia, mi limito a gettare un amo e copincollarvi un altro articolo molto ben fatto di una consulente in allattamento che conosco solo via web. A Rosanna dico che ha perfettamente ragione e che concordo col suo pensiero. Come mamma io non dimentico che per certe madri con certe situazioni quello che per me è stupendo o magico può diventare insostenibile, dal punto di vista fisico o emotivo e che probabilmente chi non allatta al seno avrà bisogno di molto più sostegno. Spesso le madri che non ce la fanno o scelgono di non allattare non sono sostenute da nessuno e sono quelle che ne hanno veramente bisogno perché tutto grava sempre e solo sulle mamme, e tutti intorno, dai familiari allo Stato, anziché offrire aiuto concreto e informazioni corrette sanno fare solo demagogia riempendoci di discorsi ipocriti ma non sostenendo nella pratica chi vuole allattare.
Vi saluto dunque con questo articolo di Antonella Sagone dal titolo
Ma è così impegnativo allattare?
Spesso nel parlare di allattamento al seno si fa un quadro idilliaco e lontano dalla realtà, in cui la mamma che allatta viene rappresentata come una cornucopia di abbondanza, e l’accudimento del neonato viene ridotto a uno scarno schemino di poppate e sonnellini, con qualche cambio di pannolino che può essere delegato magari al papà. Uno studio effettuato intervistando coppie di genitori in attesa ha mostrato che la loro idea di una giornata con un neonato rappresentava lunghi periodi in cui il bambino semplicemente dormiva, e pochi brevi periodi di poppate ben distanziate fra loro.
La realtà è molto differente: i piccoli dell’uomo sono del tipo a “contatto continuo”, e cercano ininterrottamente il seno, il latte, le braccia materne; anche se possono più o meno bene adattarsi anche a situazioni innaturali come il dormire in una culletta o il ciucciare un oggetto di gomma invece del morbido seno della mamma che dà il latte.
Questa enorme discrepanza fra immagine mitica e realtà ha creato per reazione la percezione dell’allattamento al seno come un grosso sacrificio, un periodo durissimo fatto di privazioni, rinunce, fatiche inenarrabili, notti insonni, vite sconvolte e fuori controllo.
È anche vero che molti allattamenti, nella nostra società così poco attenta a proteggere e sostenere la nutrice e il lattante, sono nelle prime settimane costellate di difficoltà reali o presunte: pessimi inizi in ospedale, interferenze, bambini che non sanno più come si poppa al seno, allattamenti troppo poco frequenti o poppate troppo brevi per stimolare adeguatamente la produzione e drenare bene il seno, e poi la sequela di disavventure (ingorghi, ragadi, cali di produzione) e di aggeggi più o meno opportuni (biberon, disinfettanti per capezzoli, paracapezzoli, bilance, orologi…) fino ad arrivare ai divieti assurdi che rendono la vita della nutrice un rosario di privazioni, con i divieti a mangiare questo o quello, le difficoltà ad uscire col bambino dentro le ingombranti carrozzine, i (per fortuna rari) episodi di intolleranza verso chi allatta in pubblico, le astruse regole da rispettare sul dove e quando mettere a nanna il bambino “per insegnargli a dormire bene”, che di fatto costringono la mamma a interi mesi di clausura… tutti questi sacrifici non sono causati dall’allattamento, ma da come questo viene effettuato o considerato nella nostra società.
Ci sono allattamenti faticosi e durissimi all’inizio, ma per cattive partenze e difficoltà da superare: ma non è affatto scontato che l’allattamento sia costellato di guai.
Ci sono poi allattamenti che vanno bene, il che significa, per i primi mesi almeno, avere un bambino che poppa apparentemente in modo quasi ininterrotto, che interrompe il tuo sonno per poppare 2, 3 o più volte a notte, che necessita di tempo per essere accudito, allattato, lavato, cambiato, portato in braccio, trastullato, tempo, tempo, tempo… per non parlare del tempo impiegato in altre attività collaterali, come fare la spesa andando a comprare pannolini (se li si usa), vestitini, libri di puericultura, visite dal pediatra, eccetera…
Anche quando le cose “filano lisce”, insomma, è indubbio che per molti genitori l’arrivo del bambino in casa sia un terremoto che mette tutto sottosopra e lascia disorientati e stravolti. “Possibile che non faccia che poppare? Ma non dovrebbe dormire adesso? Perché piange, dove ho sbagliato? Perché non cresce secondo le curve? Quando riprenderò fiato?”
Ma una buona quota dello stress, senso di sopraffazione, frustrazione e ansia che si prova è causato dal fatto che ci aspettiamo una situazione così lontana dal vero. Alcune frasi fatte ci riecheggiano nella mente e ci portano fuori strada:
“È un bravo bambino? Dorme le sette ore canoniche?” – Ma canoniche per chi? Non per un neonato né, spesso, per un lattante più grande! La cosa normale nei bambini di pochi mesi o anni è che la notte si svegliano e, per riaddormentarsi, vogliono la mamma.
“Si è già regolarizzato?” – Ci aspettiamo che si attacchi al seno in momenti ben definiti, distanziati fra loro in modo regolare: ma non lo facciamo nemmeno noi! I nostri ritmi nel metterci in bocca qualcosa (che sia un pranzo abbondante o un bicchier d’acqua, un caffè, una caramella, una pizza, una sigaretta, un gelato) sono del tutto irregolari nella durata e nell’intervallo: perché un esserino di poche settimane (e con lo stomaco non più grande del suo pugno) dovrebbe fare qualcosa di diverso?
“Ha imparato a staccarsi un po’ da te?” – Quando ci innamoriamo, vorremmo mai stare lontani dalla persona amata? O non cerchiamo in tutti i modi il contatto, i suoi abbracci, o almeno di telefonargli, mandargli i messaggini? E perché mai il neonato, per il quale la mamma è tutto il mondo, dovrebbe invece farsi “scaricare” senza proteste né ansie, in un’età nella quale non sa nemmeno comprendere e misurare il tempo che lo separa dal suo ritorno?
Queste osservazioni altrui, questi continui richiami a standard irreali, ci disorientano e ci riempiono di dubbi quando stiamo di fronte al bambino reale. Insomma, è ciò che ci aspettiamo a darci la maggiore fregatura e a farci sentire tradite, inadeguate, a metterci in allarme – quando invece siamo in piena normalità.
Certo, poi ci sono bambini facili e bambini difficili: quelli che non si accontentano della tetta, ma che vogliono risposte sofisticate, e che comunque non trovano pace se non per brevi istanti… ma anche con loro, quanti problemi in più ci facciamo, oltre all’impegno puro e semplice di prenderci cura di loro! Molto spesso è proprio lo sforzo di resistere alla soluzione più semplice – seguire i segnali del bambino e i nostri istinti, seguire i bisogni, ciò che ci è più facile e che ci fa stare meglio – a risucchiarci la maggior parte delle energie e a farci sentire così stanche e disperate.
A volte solo col secondo o terzo bambino l’allattamento si gode veramente, semplicemente perché si è imparato a non avere aspettative, a non voler prendere il controllo della situazione, e finalmente si lascia che le cose vadano come vadano… si ha allora tempo per godersi il bambino, i suoi sguardi, le sue tenerezze, il calore del suo corpo, il peso del suo abbandono quando ci crolla addormentato addosso con capezzolo che sfugge dalle labbra socchiuse, il respiro regolare, le guance arrossate – e allora chissenefrega del mal di schiena o del fatto che ancora non abbiamo trovato il tempo per lavarci i denti…
Questo “tour de force” non è per sempre. È un tempo talmente breve! Un attimo, e già sono alla materna; due attimi e già tua figlia diventa donna, tuo figlio ti chiede in prestito la macchina…
Quel problema che ora ci sembra così grosso (non riuscire ad insegnargli a dormire tutta la notte, a fargli finire tutta la pappa, a capire perché stanotte piangeva) quanto sarà importante fra una settimana, due mesi o tre anni? Cosa ci resterà dentro, alla fine, di questo periodo, i nostri struggimenti, o la tenerezza degli abbracci? E allora, cosa vogliamo che ci sia di più?
Se si sceglie di considerare questo periodo di simbiosi come un’esperienza da assaporare, mollando tutti gli ormeggi e lasciando che la corrente ci porti, che cosa piacevole può essere! Nonostante la fatica fisica pura e semplice del tenere addosso il peso di un bambino per tanto tempo, e i sonni interrotti…
No, non è quello che ci esaurisce fisicamente e psichicamente. Sono le aspettative fasulle su come dovrebbe poppare, dormire, crescer un bambino che ci fanno sentire stanche, inadeguate, angosciate. Quante energie consumate invano cercando di far rientrare a forza il nostro inimitabile bambino, il nostro allattamento, noi stesse in uno schema che, oltre ad essere del tutto irrealistico, soprattutto non è il nostro ma è calato dall’esterno, da questa cultura fatta di orologi, bilance, biberon, tabelle, manuali che ti descrivono persino in che modo devi cullare tuo figlio! Quanto tempo buttato via a cercare di indovinare i ritmi del bambino (che non esistono), a prevenire catastrofi del tutto teoriche, a strappare qualche minuto in più di sonno, qualche grammo in più alla bilancia, qualche secondo in meno al seno, qualche istante in più senza il bambino addosso!
Se si pensa che tutti, prima o poi, cresceranno, saranno autonomi, avranno i loro orari, mangeranno a tavola con noi, andranno in bagno da soli, si vestiranno da sé e sapranno chiederci a parole quello che desiderano, chiediamoci: valeva la pena di darsi tanto da fare a cercare di controllare e modellare queste fugaci prime settimane con il nostro cucciolo, che in fondo non chiede altro che di stare con noi?
Diamoci il permesso di lasciarci andare al caos, all’intensità emotiva e alla dolcezza, ora aspra, ora tenera, di questi primi tempi della vita del nostro bambino: scopriremo che la vita può essere molto più semplice, che le cose veramente importanti sono molto poche e che su tutto il resto possiamo semplicemente scegliere di lasciare che le cose si assestino nel modo che ci fa stare più bene e che ci è più comodo, al di là di ciò che si dice sia giusto o normale fare. Se quando i nostri figli saranno grandi non ricorderemo certo le pesate settimanali o gli orari di sonno, bensì soprattutto gli abbracci, la tenerezza, le risate, le poppate, allora è bello sapere che possiamo, da subito, fare in modo che di quei ricordi ce ne siano tanti.
di Antonella Sagone
Latte umano e latte formulato a confronto
31 maggio, 2010
Inizio con questo articolo una serie spero numerosa e fruttuosa di post dedicati all’allattamento, condividendo con voi le mie conoscenze ed esperienze in materia.
L’allattamento è un elemento del processo riproduttivo delle donne, al pari del concepimento, della gravidanza e del parto. Contrariamente a quanto si sente in giro, allattare con successo e a lungo non è una fortuna di poche donne, perché è alquanto improbabile che una donna che abbia portato avanti con successo una gravidanza sia poi nell’impossibilità fisica di nutrire al seno il proprio bambino. Eppure, le condizioni attuali di gestione della nascita e del puerperio, spesso fanno sì che non siano messe a frutto tutta una serie di buone pratiche per mantenere viva la produzione di latte (riconducibili quasi tutte a un buono stimolo della ghiandola mammaria materna da parte del poppante), motivo per cui effettivamente l’allattamento può diventare un percorso in salita.
Parlare di allattamento a una mamma significa spesso toccare una donna nel profondo del suo “essere madre”. Forse è questo uno dei motivi di contrapposizione tra madri che allattano al seno e madri che scelgono l’allattamento artificiale. In questa “guerra” non mancano disinformazione, miti e leggende metropolitane alimentati troppo spesso da certi operatori sanitari che si rendono responsabili del fallimento sia dell’allattamento al seno, sia di quello artificiale.
Per oggi analizziamo solo sotto la lente dell’aspetto nutrizionale le differenze tra l’allattamento al seno e l’allattamento artificiale, pur sottolineando che l’allattamento al seno non è solo un modo per nutrire un bambino, ma una forma di accudimento completo del proprio figlio: un accudimento che non ha orari precisi, come non ne hanno gli abbracci, e che non può essere disinvoltamente delegato a sostituti meccanici del seno. Mi scuso in partenza per l’eccesso di informazioni tecniche e scientifiche e nello stesso tempo cerco di essere il puù esauriente possibile.
Dal punto dei nutrienti in esso contenuto, il latte (prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie dei mammiferi dopo il parto) è l’alimento previsto per la crescita dei cuccioli dei mammiferi, ed il latte di ogni specie va ad esclusivo beneficio di quella specie. Per questo si dice che il latte umano è specie-specifico (anzi, individuo-specifico, perché ogni mamma produce i nutrienti necessari per il suo bambino).
Il latte di tutti i mammiferi contiene, disciolti in acqua, zuccheri (lattosio), proteine, grassi, vitamine ed enzimi, oltre agli anticorpi propri della specie di appartenenza, ma la composizione del latte differisce tra le varie specie di mammiferi, in particolare, il latte vaccino – previsto per la crescita del vitello – è molto diverso per composizione rispetto al latte di donna perché:
■contiene troppe Proteine: 36 gr/litro contro 9 gr/litro, – quattro volte di più;
■contiene Proteine molto diverse: rapporto Caseina/Lattoproteine 4.5:1 contro 0.4:1
■contiene poco Lattosio: 49 gr/litro contro 70 gr/litro;
■presenta un rapporto Grassi Saturi/Insaturi svantaggioso;
■contiene una percentuale di Calcio troppo elevata: 1170 mg/litro contro 340 mg/litro;
■presenta un rapporto Calcio/Fosforo svantaggioso: 1.3:1 (Latte vaccino) contro 2.4:1 (Latte umano);
■contiene troppi Sali Minerali: 7 gr/litro contro 2 gr/litro.
La composizione del latte materno cambia man mano che il bimbo cresce, adattandosi alle esigenze del bambino. Il latte artificiale (che è latte vaccino adattato all’uomo) invece è sempre lo stesso.
1. Proteine
Il neonato sfrutta le proteine del latte materno al 100%. Dopo i primi giorni di vita, potenzialmente tutte le proteine del latte del seno diventano parte del bambino, poche vengono eliminate. Il bambino nutrito con latte vaccino, al contrario, utilizza un 50% delle proteine del Latte e deve scartarne circa la metà dalla sua dieta.
L’apporto in proteine del latte di donna evidentemente è sufficiente, mentre il sovraccarico proteico del latte vaccino può essere nocivo (danni renali) e porta ad assimilarne poche. Il latte vaccino contiene infatti il quadruplo delle proteine del latte umano, per poter essere tollerato dal neonato deve essere diluito. Poichè contiene per lo più caseina, il latte di mucca, quando si mescola con i succhi gastrici, coagula formando un grumo grosso e compatto nello stomaco (latte cagliato).
Questo spiega perché i piccoli si sentono sazii per circa quattro ore dopo una poppata di biberon. Il latte umano cagliato, al contrario, è soffice e leggero. Lo stomaco del bambino allattato al seno si svuota rapidamente e facilmente, per cui desidera mangiare più spesso, il che, a sua volta, stimola la produzione di altro latte da parte della madre.
2. Acqua
I bambini ricevono dal latte della madre acqua in quantità sufficienti per le loro necessità metaboliche.
Quando fa caldo, è la madre ad aver bisogno di una maggiore quantità d’acqua e non il bambino allattato al seno. Il bambino nutrito con latte formulato, invece, ha bisogno di acqua non solamente per il proprio metabolismo, ma anche per permettere ai reni di eliminare i sali e le proteine inutilizzabili.
Così, oltre all’acqua aggiunta al latte artificiale, ha bisogno di bere acqua dal biberon, specialmente quando fa caldo. L’eliminazione delle proteine inutilizzabili è in gran parte compito dei reni. Questo può sollecitare un certo sforzo su di una funzione ancora immatura.
Per anni generalmente si è ritenuto che i bambini nati prematuramente crescessero meglio con determinati tipi di latte artificiale in polvere, piuttosto che con il latte della madre. Alla fine i ricercatori si sono accorti che l’aumento di peso non era dovuto ad una effettiva crescita, ma ad una ritenzione di liquidi nei tessuti. Questo è il risultato della sollecitazione su reni immaturi, che non riescono ancora ad eliminare adeguatamente proteine in eccesso e sali minerali.
3. Vitamine
Il latte di mucca contiene solo dalla metà a un decimo delle vitamine essenziali presenti nel latte umano.
Nonostante la madre onnivora assuma in prevalenza cibi cotti, il suo latte contiene molte più vitamine di quello della mucca, che mangia solo erba. Per questa ragione i bambini nutriti con alimenti artificiali devono ricevere un’integrazione di vitamine o la dieta deve essere variata con altro cibo.
I bambini allattati al seno, al contrario, non necessitano di nessun altro cibo sino all’età di cinque o sei mesi. Anche allora il latte materno continua ad essere una buona fonte delle vitamine di cui necessitano, ed è una ricca fonte soprattutto di vitamine A ed E, che sono liposolubili.
La vitamina D controlla la capacità del bambino di assorbire il calcio. La vitamina D deve provenire da fonti dietetiche solo in climi nordici, poichè è sintetizzata dall’organismo durante l’esposizione ai raggi solari. Se il bambino non prende abbastanza sole, può essere vittima del rachitismo, secondario a carenza di vitamina D. Tuttavia è improbabile che il bambino allattato al seno sviluppi una forma di rachitismo, perchè il latte materno ne contiene a sufficienza.
La vitamina C, contenuta in grande quantità nel latte umano, è quasi completamente assente dal latte di mucca, anche non pastorizzato. La produzione di vitamina C da parte delle ghiandole mammarie umane è così efficace che lo Scorbuto, la malattia causata da carenza di Vitamina C, non è mai stato riscontrato in bambini allattati al seno, neanche nel caso in cui la madre ne fosse affetta.
4. Grassi
Il latte vaccino ed il latte umano contengono all’incirca la stessa quantità di Grassi. Comunque il latte vaccino contiene più grassi saturi del Latte umano. Questa è una delle ragioni per cui l’uso del latte vaccino andrebbe limitato anche dopo lo svezzamento.
5. Ferro
Il latte umano contiene poco ferro, ma la stessa cosa vale anche per quello di altri animali. Questo in realtà può essere un vantaggio, perchè il neonato ha abbondanti riserve di ferro immagazzinate nel fegato o nella milza, ed un’alta concentrazione di globuli rossi nel sangue che poi decrescano fino a raggiungerre valori normali, dopo un certo periodo, in relazione alla crescita del bambino.
Se la madre durante la gravidanza non è anemica, le scorte di ferro dei bambino sono probabilmente sufficienti per tutto il primo anno di vita, anche nel caso di una dieta esclusivamente lattea. Vanno quindi evitati cibi ricchi di ferro.
6. Zuccheri
Il latte proveniente dal seno materno contiene una quantità di zuccheri assai maggiore rispetto a quella presente nel latte di mucca intero. Non solo la quantità di zucchero del latte vaccino e del latte umano è diversa ma anche la sua qualità. Lo zucchero, nel latte umano, è in larga parte lattosio, oltre a piccole quantità di altri oligosaccaridi.
Il lattosio è più facile da digerire per il bambino piccolo e migliora l’utilizzazione delle proteine contribuendo al fatto che i bambini nutriti al seno non eliminano quasi proteine, inoltre, un’alta concentrazione di lattosio può favorire l’assorbimento del calcio. Se si aggiunge dello zucchero da tavola al latte vaccino per aumentame il contenuto di glucosio, la corretta crescita del bambino può essere gravemente compromessa.
7. Fermenti Lattici
Questi microorganismi, che si ritrovano nel terreno e nelle piante, sono contenuti in elevate concentrazioni nel latte materno, dove prendono il nome di lactobacilli. Essi andranno a costituire la complessa flora batterica intestinale del neonato, di vitale importanza al fine di poter instaurare condizioni di normalità nel tratto intestinale. Questi batteri saranno ospiti dell’intestino per tutta la vita, proteggendo l’individuo dalla maggior parte delle allergie.
Ma, in sintesi, il latte umano, al contrario della formula chimica, è un alimento vivo
- è specie-specifico (è l’unico latte fisiologicamente adatto al neonato umano)
- è individuo-specifico (ogni madre produce il latte adatto per il bambino che poppa al suo seno in quel momento)
- è in parte sconosciuto (ogni giorno si scoprono nuove sostanze)
- è un modulatore biologico (significa che è molto di più di un alimento, contiene ormoni, enzimi, anticorpi, cellule vive del sistema immunitario, oligoelementi, neurotrasmettitori, fattori di crescita dell’epitelio e del sistema nervoso, e si potrebbe continuare a lungo…) che dà un imput a tutti i sistemi del neonato (immunitario, neurale, digerente, endocrino…) “insegnandogli” a funzionare nel modo corretto
- è variabile (significa che, pur mantenendo certe costanti, cambia con il passare delle settimane, dei mesi, del momento della giornata, di ciò che la mamma mangia e del momento della poppata): in particolare, all’inizio della poppata il bambino assume il latte iniziale, più “acquoso” (che non significa povero, contiene una grossa parte proteica, gli anticorpi, la lattoferrina, la porzione degli zuccheri e tante altre sostanze importantissime che sono idrosolubili) e solo dopo che si è verificato il riflesso di emissione (la calata) il bambino ottiene la parte più grassa, inferiore di volume ma concentrata di calorie e contenente altre componenti, come ormoni e sostanze liposolubili.
Date queste caratteristiche, dovrebbe essere il latte artificiale ad essere valutato alla luce del modello, cioè il latte materno, e non certo quest’ultimo ad essere valutato in base a una proporzione “standard” di nutrienti secondo la formula che le industrie hanno scelto di usare come modello in un dato momento storico.
Se avessimo il modo per analizzare davvero il latte materno in maniera esauriente le industrie dell’artificiale brinderebbero perché saprebbero finalmente cosa esattamente stanno cercando di imitare… non lo sanno, e sono costrette ad andare avanti con quello che al momento si conosce e, soprattutto, per prove ed errori: fatti inevitabilmente sulla pelle dei bambini.
Mamma alla pari in allattamento al seno
25 maggio, 2010
A poco a poco intendo aggiornarvi su tutto quello che ho imparato al corso per Mamma alla pari. Ora sono una consulente in allattamento certificata e il mio messaggio è: IO SONO QUI, usami, se vuoi, per fugare ogni tuo dubbio sull’allattamento, per essere sostenuta nelle tue scelte, per qualsiasi altro motivo ogni volta che ne hai bisogno. Internet è uno strumento stupefacente, quando può essere utile in questo modo. Leggi tutto
Viaggio in Svezia e omogeneizzati di Lasagne al forno…
25 maggio, 2010
Che bella questa stagione… adoro i mesi di maggio e giugno, usciamo all’aria aperta, ci vestiamo leggeri e viaggiamo… Sì viaggiamo…
Abbiamo trovato un’offerta imperdibile con Ryanair e il 2 giugno partiremo per la Svezia. Pollicino viaggiatore nel giro di sei mesi avrà già due viaggi in aereo in attivo!
Ovvio che da mamma navigata quale sono stia immagazzinando tutta Leggi tutto
Consulente alla pari in allattamento ANTEPRIMA
19 maggio, 2010
Come vi ho già scritto nei precedenti post, venerdì partirà anche a Palermo un corso per diventare consulente alla pari in allattamento. Mi sono iscritta a questo corso piena di belle speranze e qualche piccola aspettativa, ma mi riprometto di scrivervi del corso e delle mie impressioni personali nonappena lo avrà finito, per adesso mi limito a condividere con voi le informazioni che ho riguardo alla figura della peer counsellor. Nel caso dell’allattamento, una “peer counsellor” è una mamma, con un’esperienza positiva di allattamento, che aiuta altre mamme nell’allattamento al seno.
Chi leggerà potrà pensare che la “consulente per l’allattamento Leggi tutto
