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L’allattamento e i cattivi consigli

24 gennaio 2010 · scritto da

Certe immagini dell’infanzia s’imprimono nella nostra mente indelebili, albergano nei nostri ricordi per un po’ per poi sparire misteriosamente e altrettanto inspiegabilmente, come asteroidi dalle sconosciute traiettoie, ricomparire a distanza di anni. Lì nel giardino di mio nonno, mentre io mangio il mio bombolone e posso avere non più di quattro anni, l’esemplare femmina di pastore tedesco semi-sdraiata, allatta i suoi cinque cuccioli accampati sul suo corpo. Nessuno le ha mai spiegato come si fa, nessuno le ha mai parlato di giusto attacco, nessuno le ha mai dato indicazioni pseudo scientifiche del tipo: “bisogna allattare ogni 3 ore, non prima”, “bisogna allattare 10 minuti per seno, non di più”, “il bambino deve assumere un certo numero di grammi di latte a poppata”.

Queste regole, non solo inutili ma dannose perché a causa di esse falliscono molti allattamenti, sento ripetere spesso a tante mamme che come me vogliono allattare almeno fino all’anno di vita del proprio cucciolo d’uomo, come consigliato dall’OMS e dopo uno o due mesi vi rinunciano o sono costrette a rinunciarvi per quella che pare sia l’epidemia del poco latte. Sebbene momento istintivo e naturale, l’allattamento al seno per noi bipedi è anche un gesto che deve essere appreso, perché noi umani a differenza degli animali siamo intrisi di cultura, condizionamenti sociali, retaggi che relegano la sfera degli istinti a un livello inferiore e gioco forza connotato da un’accezione negativa.

L’allattamento è la naturale prosecuzione di una catena di processi: il concepimento, la gravidanza, il parto. Se ci si inventasse che per concepire un figlio bisogna seguire rigide regole (tot minuti di preliminari, tot minuti di rapporto sessuale, rigorosamente in una determinata posizione, il tutto magari completato da qualcuno che osserva se state facendo tutto per benino come da programma o che mentre voi provate a concepire vi subissa di consigli non richiesti)… quante coppie riuscirebbero ad avere un bambino? Credo poche.

Con l’allattamento, due generazioni fa, e guarda caso in concomitanza con il diffondersi sul mercato del latte artificiale, è successa più o meno la stessa cosa.
Il tecnicismo e la “deresponsabilizzazione” delle mamme ( mi riferisco in particolare all’atteggiamento della pediatria ufficiale che considera le mamme incapaci e ignoranti), hanno trasformato l’allattamento in un gesto tecnico, con regole, orari, tabelle e tutto questo, unitamente al falso pudore del costume corrente, per il quale scandalizza vedere una mamma che allatta in pubblico mentre si accetta acriticamente una ragazzina di dodici anni vestita da Lolita, ha portato a un declino dell’allattamento stesso.

Solitamente una madre che allatta esclusivamete al seno come me si sente dire “sei fortunata”, come fosse una cosa per poche elette e se la stessa mamma incontra la minima difficoltà “Dagli il biberon di latte artificiale, tanto viene su bene lo stesso”. Anzi, a volte il fatto che una madre desideri allattare, magari nonostante qualche intoppo, viene considerato un capriccio.
O dietro a molti allattamenti falliti si sente dire “non avevo latte”, “il mio latte era acqua”.
Purtroppo queste madri non erano incapaci di allattare, ma hanno ricevuto consigli sbagliati, hanno incontrato difficoltà all’inizio (penso per esempio alle mamme dei bimbi prematuri, davvero oggettivamente impossibilitate spesso a proseguire l’allattamento per lo scarso stimolo della mammella) o non avevano fiducia nella loro naturale e innata capacità di nutrire il proprio bambino e molto probabilmente l’esperienza delle persone a loro vicine è stata simile.

Oggi pare che finalmente ci si sia resi conto di quanto importante sia per le madri e per i figli “ritornare alla natura”, non solo per la indiscussa superiorità nutrizionale del latte materno su quello artificiale, ma soprattutto per quell’insostituibile valore aggiunto di legame affettivo che si istaura tra i due soggetti coinvolti. Eppure, la pubblicità del latte artificiale si è fatta più subdola, perché difficilmente le case farmaceutiche rinunciano a fette di mercato così ampie.

Auguro a tutte le mamme di trovare il tempo e la forza di volontà per perpetrare questo atto d’amore nonostante i ritmi frenetici di oggi remino contro un gesto così antico come l’allattamento esclusivo.
E’ verissimo, una mamma che dà il biberon non è meno mamma di una che dà il seno: imbrigliare la maternità in catene di colpa è cattiveria gratuita, perché ogni mamma si deve sentire libera di scegliere come nutrire il proprio figlio compatibilmente col proprio stile di vita, ma aggredire con consigli e regole sbagliate una madre che vuole rispondere al bisogno di nutrimento e legame del proprio figlio, lo ritengo molto più disonesto.

Come scrive Concita de Gregorio nel suo intenso “Una madre lo sa”, ogni storia di maternità è un a sé, e niente, per fortuna, può essere omologato. Il rapporto madre-figlio è un universo frastagliato, articolato e complesso perché l’uomo, a differenza del pastore tedesco non risponde solo all’istinto di sopravvivenza, ma ha in sé molto di più. Per fortuna.

Fonte: bambinonaturale.it








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Commenti a questo post

11 commenti a “L’allattamento e i cattivi consigli”

  1. cecilia ha scritto il 24 gennaio 2010 alle ore 6:03 pm

    Sono stata da poco in vacanza in Israele e a Betlemme ho visitato la Grotta del latte.
    Mi ha colpito molto di più della Grotta della Natività.
    Si chiama così perchè Maria vi si era rifugiata per allattare, una goccia del suo latte cadde a terra a tutta la grotta, da nera, divenne bianca.
    All’interno di questa grotta c’è un quadro che ho trovato meraviglioso: la Madonna a seno scoperto che allatta.
    Non avevo mai visto quadri simili, raffiguranti un momento così intimo.
    Mi ha commosso e stupito infinitamente…ma di cosa mi sono stupita poi?? Anche la Madonna era una mamma, e anche Gesù è stato un bimbo!! Dunque anche loro avranno costruito il loro rapporto anche attraverso l’allattamento!
    Se riesco ti faccio vedere la foto del quadro su fb!

  2. Sandra ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 9:41 am

    Mamma mia Marika, ma quanto sei brava. Io condivido in pieno il tuo pensiero che tu sai esprimere in parole assai meglio di me!. Anche io ho sempre sostenuto che in quanto mammiferi siamo l’unica specie ad avere problemi quando si tratta di allattare i nostri cuccioli, solo a causa dei condizionamenti psicologici e di consigli sbagliati cui siamo sottoposti. Non può accadere che il latte non arrivi se non per patologie fisiche o per condizionamenti psicologici cui le altre specie animali non sono sensibili. La serenità, la fiducia sono elementi essenziali. Ho allattato i miei tre bambini (la terza ha quasi nove mesi e l’allatto ancora) ed il pediatra mi è stato accanto semplicemente dandomi fiducia quando all’inizio incontravo dei problemi (ragadi, steress emotivo). E’ l’unica ricetta valida: fiducia! Bisogna crederci: tutte le donne possono allattare se lo vogliono e se ci credono davvero! Restano ovviamente eccezioni alla regola, come fra noi nel caso di Margherita che ha dovuto soccombere ad un capezzolo cieco a cui il suo piccino non è stato in grado di attaccarsi, e perso l’attimo la produzione del latte è stata scarsissima.

  3. Daria ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 10:26 am

    Molto bello! Grazie!
    Daria

  4. adele ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 10:43 am

    come sono d’accordo con te,cara Marika!a leggere su argomenti relativi all’allattamento mi viene un magone e una nostalgia…pazienza!ps.sei iscritta a facebook?potremmo incontrarci virtualmente li!

  5. mari ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 10:58 am

    bello, è vero anche io ho quasi rinunciato ad allattare perchè tutti i consigli dati contrastavano l un l altro e con la realtà. quando ho deciso di fare di testa mia, beh allattare è diventato facilissimo e meraviglioso e ringrazio tutti quelli che mi hanno dato fiducia e appoggio o non avrei capito e condiviso questa felicità. bisognerebbe fare dei corsi di aggiornamento… almeno per le ostetriche!!!!

  6. Lorena ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 11:32 am

    Si, è vero, è molto bello il fatto di riuscirci e tenterò fino all’ultimo, ma visto che i consigli avuti al corso preparto sono quelli dei 10 min. al max, prima un seno e poi l’altro ecc (e sembravano tutti buoni), mi potete dire qualcosa di più per vostra esperienza? io partorirò tra circa un mese e mezzo…sò che tante cose le imparerò con l’esperienza e il mio rapporto con Lei sarà unico come unico è stato quello con i vostri piccoli, però saperne di + non fa mai male vero?
    ….baci

  7. Buba ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 11:35 am

    Ahhhhhhhhhhhhhh sante parole! spero con la2 bubina di avere + pazienza e + fiducia in me stessa (tra i commentacci e i consigli nn richiesti e la sua crescita nn propio incoraggiante capitolai dopo solo 2 settimane) vogio anche rivolgermi al gruppo LL del territorio per trovare un po’ di sostegno e incrociamo le dita!

  8. alessandra ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 1:25 pm

    Sono esattamente le stesse parole che ha usato la pediatra al corso pre-parto a cui partecipai. Anche lei ci fece l’esempio degli animali, in effetti noi siamo gli unici mammiferi che hanno questi grandi problemi nell’allattamento. Fortunatamente le cose stanno cambiando. Bellissima l’immagine di un medico che ci guida passo-passo nella fase del concepimento: ho riso per mezz’ora!!!!! Ma ve lo immaginate??? :-D

  9. Leelee ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 3:32 pm

    E’ stupendo il tuo articolo. Io non mi sono mai stressata piu’ di tanto e non ho mai avuto problemi. Adesso la mia piccina, Gia Iris, ha 6 mesi e mezzo e la sto ancora allattando (anche se le do cibo solido il seno e’ il suo grande amore ancora). Mi dispiace di non averla abituata con il ciuccio perche non lo vuole e usa me per calmarsi :D

  10. Titti76 / Silvia ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 5:54 pm

    Cara Marika,
    anch’io sto lottando con i preconcetti e gli schemi mentali che ormai la nostra società propina a chiunque… Anche le nonne danno per scontato che sterilizzatori boccetti e tettarelle debbano essere le prime spese da sostenere senza nemmeno prendere in considerazione che il latte lo avrò e non c’è motivo al mondo perchè non sia così!!! Ben vengano libri incoraggianti e incontri con i gruppi della LL che, come suggerisce Buba, possono sicuramente dare il loro contributo pratico e soprattutto un sostegno psicologico fondamentale per sopravvivere alla larga schiera dei pessimisti cronici o dei “pratici convinti”.
    Un abbraccio
    Silvia

  11. susy ha scritto il 25 gennaio 2010 alle ore 6:08 pm

    aaaaaaahhh parole santissime!cascano proprio a fagiolo!ho pianto fino ieri per non aver allattato Giulia,ci tenevo davvero,proprio per le ragioni che hai elencato tu,un legame intimo che prosegue dal parto,è stato uno strazio!Purtroppo essendo stata 2 giorni in incubatrice (ha quindi provato la facilità del biberon)non si è voluta attaccare al seno,e ci ho provato per più di un mese prima di ogni poppata.E la cosa che da più fastidio è sentirsi dire…è meglio così;crescono bene lo stesso;lo so vorrebbero consolarti ma la sensazione d’aver fallito è sempre presente….ora và meglio ma è stata dura davvero

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