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Quando l’uomo diventa papà

11 marzo 2009 · scritto da

papàOggi, la possibilità per un papà di partecipare ai primi anni della vita dei propri figli sembra essere diventata molto più importante.
Tanti dei miei amici mi hanno raccontato di non aver mai avuto uno stretto contatto con i loro padri e questo ha fatto capire loro, a volte in modo doloroso, quanto invece sia importante essere presenti nella vita dei propri figli. Altri affermano che potendo scegliere fra un potenziale avanzamento di carriera o la possibilità di passare del tempo con i propri figli, la seconda appare sempre l’opzione più stimolante.

Eppure, mentre iniziamo ad esplorare quello che da sempre è un “territorio femminile”, scopriamo che non è un viaggio facile. Alcuni dei neopapà che frequento dicono che dopo aver cercato di capire come ottenere un rapporto stretto con il loro neonato, spesso si sono ritirati in un ruolo più tradizionale iniziando a vedersi come il padre distante che loro stessi hanno conosciuto.

Sembra che quando le donne diventano mamme si crei fra loro una specie di legame naturale, un modo di sapere e condividere e approfondire le amicizie che appartiene solo alle mamme stesse. Basta guardare alle tantissime community e forum (BraviBimbi ne è un esempio) popolati solo da donne. Uomini come mosche bianche.

Pare che noi uomini, invece, tendiamo a isolarci dagli altri maschi quando emergono le responsabilità familiari. Scopriamo che il lavoro e la famiglia ci occupano tutto il tempo. Parliamo con le amiche delle nostre mogli, ma perché non cerchiamo altri papà?

Forse quella competizione maschile cui siamo abituati ci influenza al punto che non vogliamo più correre il rischio di fare nuove amicizie. Forse mentre brancoliamo per scoprire la nostra identità di padri siamo troppo occupati per cercare altri uomini. Forse non avendo alcun tipo di modello di amicizia fra padri cui fare riferimento pensiamo che dobbiamo cavarcela da soli.

Dalla mia esperienza, quando si diventa papà è importante poter condividere e scoprire questo cambiamento con altri padri. Perchè tutti hanno qualcosa di speciale da darci, da raccontarci.

Nel corso della storia gli uomini hanno avuto la possibilità di condividere con altri uomini in modi molto diversi. Solo negli ultimi 60 anni la struttura sociale è cambiata isolando ancor di più gli uomini fra loro.

Parlando con altri uomini della paternità possiamo iniziare a ricostruire un ponte verso quelle importanti relazioni che gli uomini possono avere fra loro. Possiamo iniziare a sviluppare un nuovo modello di paternità.

Riunirsi fra padri per parlare della propria condizione può essere di grande aiuto, non solo per noi ma anche per i nostri figli, le nostre mogli, le nostre famiglie e infine anche per la nostra cultura e società.

Questo blog vuol ci prova. Ma trovare i papà e metterli in rete, è davvero una odissea.

Per ulteriori riflessioni e discussioni:

  1. Ti senti legato ad altri papà? Parli con loro del tuo bambino?
  2. In caso di emergenza, quale dei tuoi amici chiameresti per primo?
  3. Come ti stai ponendo verso altri padri? Saresti in grado di aiutarli se te lo chiedessero?

SE TU CHE STAI LEGGENDO SEI UN PAPA’… TI VA DI CONTATTARCI?








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Commenti a questo post

5 commenti a “Quando l’uomo diventa papà”

  1. Sandra ha scritto il 11 marzo 2009 alle ore 9:55 am

    Io credo che gli uomini abbiano difficoltà ad “esporsi” a causa di retaggi culturali per i quali l’uomo non può esteriorizzare la propria intimità. L’uomo non piange in pubblico, l’uomo non parla mai d’amore e di sentimenti. Dei suoi rapporti racconta sempre e solo l’aspetto materiale. Ed il rapporto con un figlio non ha nulla di materaile, per cui preferisce viverlo nella propria intimità.
    Non parlo di te caro Barbapapà… lo vedo che sei diverso, che per te è semplice! Già l’idea di aver messo su questo blog (idea certamente condivisa e sotenuta dalla barbamamma) lo dimostra. Forse per te è più semplice perchè tu hai avuto intimità con tuo padre… sarà semplice per gli uomini del futuro, per tutti quei bambini che oggi stanno finalmente godendo della presenza del loro papà, di un contatto intimo con lui. E’ la cultura che sta cambiando. Un tempo non era così. Il papà era l’essere intoccabile, inavvicinabile, che provvedeva al sostentamento della famiglia, All’aspetto affettivo del rapporto ci pensava la mamma. Il papà aveva il compito di educare, era una figura che metteva paura, era colui che faceva rispettare le regole. Anche io ho avuto pochissimi baci da mio padre, forse solo quelli legati al saluto. E così mi rendo conto che è anche per la maggior parte delle persone della mia generazione.
    Certo sono felicissima che le cose stiano cambiando in questo senso, ma credo ci voglia un pochino di pazienza, un pochino di tempo per rompere definitivamente il muro! Tu caro Barbapapà, nel tuo piccolo (grandissimo!) stai facendo un ottimo lavoro, stai dando comunque il tuo contributo ed è un grandissimo merito!!!
    Un bacione

  2. barbapapa ha scritto il 11 marzo 2009 alle ore 10:12 am

    :-)

  3. Foffo ha scritto il 15 marzo 2009 alle ore 7:02 pm

    Ciao Barbapapà,

    Ti ringrazio per questo tuo commento che ho trovato molto interessante.
    In effetti penso che noi maschietti siamo un po’ restii a condividere le nostre esperienze perchè siamo cresciuti con l’idea erronea che il padre debba preoccuparsi esclusivamente di non far mancare niente di materiale alla propria famiglia e quindi ci ritroviamo, senza averlo premeditato, a spendere tutte le nostre energie per brillare di luce propria sul lavoro, ma una volta tornati tra le mura domestiche ad oscurarci. Purtroppo questi schemi culturali sono difficili da infrangere se non si dispone di quel confronto di cui parli nel tuo post. Per la donna è diverso; per lei la parola gravidanza è sinonimo di condivisione: i suoi stati d’animo e le sue attività giornaliere sono sottoposti al vaglio del bimbo/a che porta in grembo. Per farti un esempio, proprio ieri il nostro piccolo “Alien” non ha gradito l’inattività pomeridiana di mia moglie e quindi ha visto bene di manifestare il proprio disappunto muovendosi con insistenza come a spronare sua madre a fare qualcosa a lui più congeniale.
    Io sono un papà “in attesa” (23 settimane finite) e m’interrogo sul tipo di padre che voglio essere. Sicuramente non voglio svegliarmi un giorno e accorgermi che tuttti i miei buoni propositi come genitore sono stati messi in un cassetto.
    Penso che il dialogo e quindi il confronto con la propria compagna sia l’inizio per ritrovare il modello di padre che risulta essere latitante nella società odierna.
    Papà di tutto il mondo Confrontiamoci!

  4. barbapapa ha scritto il 15 marzo 2009 alle ore 8:17 pm

    Grande Foffo! Sei il super benvenuto? Se vuoi aprire un diario anche tu come gli altri papà (vedi : http://www.bravibimbi.it/category/i-diari-dei-papa/ ) fammelo sapere.
    Una osservazione: tu scrivi, “ci ritroviamo, senza averlo premeditato, a spendere tutte le nostre energie per brillare di luce propria sul lavoro”; sai che secondo me è una grande palla? Una enorme scusa dietro la quale si nascondono la maggior parte degli uomini. E non solo quelli che hanno figli. Ho tanti amici che passano la vita al lavoro. Con alcuni di questi ho anche avuto modo di condividere le giornate lavorative e… perdono tanto tempo. Fino a quando non vengono “riusucchiati” dal sistema. Spesso devono dimostrare di essere gli ultimi ad andarsene dal posto di lavoro solo per far vedere che hanno lavorato più degli altri e che sono i capi.
    Non la penso così. Chi porta dei risultati è un uomo che vale sul lavoro. E poi la vita non è solo lavoro. Anzi.

  5. Sandra ha scritto il 16 marzo 2009 alle ore 9:49 am

    Bellissimo il commento di Foffo!

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