L'episiotomia
di Carmela Carpanzano, Ostetrica
Descrizione
L'episiotomia è un incisione chirurgica della vagina, praticata per allargare l’orifizio vaginale durante il parto
Descrizione della pratica o procedura:
Esistono due metodi per eseguire una episiotomia :
1) Incisione MEDIO-LATERALE
2) Incisione MEDIANA
L’incisione Medio-laterale è meno frequentemente associata con l’estensione di lacerazioni fino allo sfintere anale o al retto (lacerazioni di 3°-4° grado) ma più dolorosa e di maggiore perdita ematica.
L’incisione Mediana è più facile da riparare, meno dolorosa, associata a minor perdita di sangue, ma con una maggiore incidenza di lacerazioni estese.
L'episiotomia è la procedura chirurgica più frequentemente usata dopo il taglio del cordone ombelicale. La vagina viene tagliata al momento della distensione del perineo durante il periodo espulsivo. Più precoce è il taglio, maggiori sono gli strati dei muscoli perineali che vengono lesi.
La pratica routinaria per molti anni dell’episiotomia ha minimizzato l’attenzione ai rischi di questo intervento che è per le donne sicuramente una lesione che gradirebbero evitare per i postumi a breve e a lungo termine.
Gli effetti collaterali
Subito dopo il parto il dolore da taglio e i disagi posturali ti rendono dipendente di aiuto, in un momento in cui invece ti servirebbe essere libera per accudire il tuo bambino.
Qualche volta è possibile che si forma un ematoma doloroso o che avvenga un'infezione.
A lungo termine, poi, puoi avere dolori nei rapporti sessuali e per quanto non siano ancora stati fatti studi specifici che mettono in relazione l’episiotomia con i rapporti sessuali dolorosi, si sa per certo che le donne che partoriscono con il perineo integro cioè senza ferite né chirurgiche né spontanee, riprendono i rapporti sessuali più precocemente.
Forti dolori, rapporti sessuali sofferti, infezioni o una vagina deformata possono avere un effetto importante sulla tua vita, sulle cure al nuovo bimbo e sul rapporto con il partner.
Riferimenti storici
Ould fu il primo ad incidere il perineo delle partorienti nel 1742 per l’assistenza dei parti difficili. Ma fino alla fine dell’800 e inizi del ‘900 non ebbe un largo consenso sia perché non si poteva praticare in anestesia ( non esistevano ancora gli anestetici),sia perché i tassi di infezioni erano troppo elevati e non esistevano ancora gli antibiotici.
Venne propugnata nel novecento da due famosi ostetrici: De Lee ( 1920) e Pomeri (1938) per i parti con applicazione di forcipe.
Il dilagare di questa pratica andò di pari passo con l’ospedalizzazione della nascita. Nel 1930 il 25% delle donne partorivano in ospedale, nel 1945 la percentuale raggiunse il 70% e nel 1979 il 100%. Allora il tasso di episiotomie ha raggiunto la percentuale del 62,5% dei parti di cui l’80-90% praticato alle partorienti del primo figlio ed il 50% alle pluripare, cioè donne che avevano già partorito almeno un altro figlio.
I risultati delle ricerche
L’ASSISTENZA AL PARTO IN OSPEDALE ACCRESCE IL BISOGNO DI EPISIOTOMIE per:
* l’uso del forcipe;
* la posizione supina o litotomica che la donna assume sul lettino da parto;
* le accelerazioni del travaglio e del parto;
* l'uso dei metodi analgesici come l’epidurale e l’anestesia generale.
Nell’assistenza ospedaliera del parto si è continuato a praticare l’episiotomia per benefici presunti e dei quali ancora non è stata dimostrata l’efficacia.
Già nel maggio 1985 le raccomandazioni estratte dal documento dell’OMS”Tecnologia appropriata per la nascita” si pronunziavano così riguardo all’episiotomia:
“L’USO SISTEMATICO DELL’EPISIOTOMIA NON E’ GIUSTIFICATO”
La prima delle motivazioni presunte era la prevenzione delle lacerazioni anali e del retto o lacerazioni di 3°-4° grado
I risultati più recenti della ricerca evidenziano chiaramente che la più alta percentuale di lacerazioni di 3°-4° grado, cioè del perineo posteriore sono correlate proprio alla pratica dell’episiotomia, mentre le piccole lacerazioni anteriori, cioè delle piccole labbra e dell’uretra sono correlate all’assistenza del parto senza episiotomia, prevalenemente sulla sedia da parto.
E’ stato ancora dimostrato che sia l’episiotomia routinaria che quella restrittiva (fatta su indicazione specifica) NON servono a prevenire:
* i gravi traumi vaginali e perineali;
* l’incontinenza urinaria;
* la riduzione del rischio di distocia di spalla per il neonato;
* la riduzione di esiti neonatali sfavorevoli quali: asfissia, trauma cranico, emorragia cerebrale e ritardo mentale;
* la dispareunia o dolore durante i rapporti sessuali.
La seconda motivazione presunta era una migliore cicatrizzazione dell’episiotomia rispetto alle lacerazioni spontanee. Ci si è dovuti ricredere poiché spesso con l'episiotomia si hanno effetti indesiderati come: asimmetria anatomica, stenosi (ristrettezza) dell’orifizio vulvo vaginale, fistola retto-vaginale o ano-vaginale, infezione e deiscenza (riapertura), ematoma ed emorragia, dolore ed edema.
La terza motivazione era la prevenzione dell'incontinenza urinaria. Si sosteneva che il taglio del perineo ne avrebbe ridotto la sovradistensione. Invece si è visto che la sovradistensione era data dalla posizione supina, dalla spinta forzata e dalla manovra di Kristeller.
La quarta motivazione presunta era la prevenzione della sofferenza del bambino in periodo espulsivo. Si pensava che l'episiotomia potesse ridurre la pressione sulla testa del bambino. Ma dal momento che il taglio riguarda l'ultimo e più elastico muscolo del perineo, non aggiunge niente alla riduzione della compressione data dal perineo posteriore, né accorcia il tempo del parto in modo significativo.






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