Sogno di una notte di mezza estate…
23 ottobre 2009 · scritto da Stefano
Anzi no, direi riflessioni di una sera di pieno autunno, visto come sta evolvendo la stagione, preda dei primi freddi e delle prime piogge…
Stiamo entrando nell’ultimo mese (mi si perdoni il plurale, il fardello – e che fardello! – è tutto sui lombi di mia moglie) ed è quasi tempo di bilancio: c’è tutto? abbiamo pensato a tutto? cosa resta da fare?
E poi – a latere delle emozioni che il pancione ci regala ogni giorno con i suoi movimenti (ho ceduto, l’ho filmato… ma non credo lo metterò mai su YouTube!) – dopo un’ora passata in palestra a sudare, dopo avere perso per un soffio il bus che ti risparmia la salita fino a casa, mentre arranchi sudando di nuovo verso casa (fresco di doccia, mannaggia!), svuotando la bottiglia d’acqua con un sorso ogni dieci passi… ti colgono i pensieri di sempre, ma sotto nuova forma.
Mi è sempre piaciuto camminare la sera in città, quando la strada si fa silenziosa e solo le finestre illuminate, il rumore di stoviglie e la sigla del telegiornale testimoniano la presenza di vita… saranno banalità, ma se le analizzo alla luce di quanto sta per accadere… quante cose così scontate lo sono diventate solo a causa della noia o dell’abitudine!
Ogni stringa allacciata, ogni passo stanco verso casa, ogni gradino salito, ogni sguardo a destra e sinistra quando si attraversa, ogni sorso d’acqua, ogni pensiero rivolto ad una finestra illuminata – chi ci vive? cosa fa? a cosa pensa? è solo? è felice? … ogni piccola piccolo atto è in realtà una conquista enorme, un segno di autodeterminazione, un tassello di libertà e indipendenza aggiunto a fatica giorno dopo giorno.
Quante cose abbiamo imparato senza che ce ne accorgessimo!
Quante cose mai dette si capiscono solo ora (mamma, papà, grazie!)!
Quante cose dovremo insegnare e quante ne dovrà imparare!
Quante ce ne dimenticheremo e quante ne ignorerà, aspettando che la stessa folgorante consapevolezza si rifaccia viva da qui a trenta anni, a parti invertite… o quasi!
A volte monta una rabbia sorda… perchè le fatiche del vivere troppo spesso appannano i piaceri della vita: vivere è un atto ormai prettamente "sociale", vita è il mosaico che andiamo a costruire di giorno in giorno, e dovrebbe essere un bel mosaico, non una piastrellatura da stazione di metrò…
Però quando parlo al pancione e lo abbraccio coccolandolo "come uno scemo" (perchè, mi spiace, ma non c’è altra migliore descrizione per un siffatto atteggiamento!) non c’è rabbia o preoccupazione o cinismo che tenga (come mi sono fatto cinico… l’età? il lavoro? la prossima paternità?)… credo che sarà uno splendido viaggio, passo dopo passo, anzi passetto dopo passetto, anzi "gatton gattoni"…
Un abbraccio a tutti, ma soprattutto a mamma e pancione
Stefano
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che bel post!!!degno di un grande scrittore…comunque non preoccuparti,anche se ci dimenticheremo di insegnargli qualcosa,sono sicura che lo imparera da sola/o,anzi ti diro di piu,credo proprio che saranno loro,i nostri piccoli amori ad insegnarci di nuovo ad amare e a vivere come solo loro sanno fare…ora possiamo solo che aspettarli,e stringere il pancione,parlarci,e diventare scemi di fronte ad una vita che senza esserci ha gia avuto il dono di riempire la nostra…
Quanto amore nelle tue parole.
E come dice Sonia, ci sarà un capovolgimento dei punti di vista, non sarà più un vivere sociale, ma un continuo scambio e crescita guardato attraverso gli occhi della purezza.
Nessuna scemenza, pura spontaneità!
Dài Stefano, fra poco non coccolerai più il pancione ma tuo/a figlia sarà finalmente tra le tue impazienti braccia… e quando ce l’avrai tutto/a per te ti sentirai scemo lo stesso, perché è questa meravigliosa sensazione che ci danno i bambini… la capacità di ritornare bambini anche noi e di guardare la vita non con gli occhi della consuetudine e del cinismo ma come la guardano loro, con lo stupore della prima volta! Se questo è essere scemi… evviva gli scemi!!!
tanti auguri per la vostra famigliola…
E’ incredibile quanto si ringrazino i propri genitori solo dopo essere diventati padri o madri a nostra volta. Forse perchè realizziamo, concretamente, tutta le fatiche che devono avere fatto (anche loro) per crescerci.
Che bel post… sei un ragazzo molto profondo, è fantastico il tuo descrivere sensazioni (che bella la descrizione del camminare in città di sera, quando i rumori della strada si sopiscono lasciando spazio ai rumori della vita fra le pareti dmestiche!)… Un consiglio: lascia defluire la rabbia che monta su, respira profondamente e pensa a quanto di bello ti sta offrendo questa vita… Fra le tristi piastrelle della metropolitana, una sola meravigliosa, decorata a mano da un bravissimo artista, rende quel pavimento comunque preziosissimo. Così è la nostra vita… tanti momenti brutti, ma a volte ne basta uno così bello ed emozionante da far tremare per riscattare ogni sofferenza. Ed ora è il tuo momento di riscatto. Tuo figlio sta per dare al pavimento della tua vita un valore inestimabile… Sii felice e goditelo! Un bacio grande