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Basta parolacce

Scritto da barbamamma il 02 febbraio 2018

parolacce

Le prime parolacce tendono a comparire nel linguaggio del bambino in corrispondenza del primo anno di asilo che spesso rappresenta la prima esperienza di vita sociale allargata per il piccolo: in questo nuovo ambiente ha modo di confrontarsi quotidianamente con altri bambini senza l’intermediazione di un adulto di riferimento a lui esclusivamente dedicato (i genitori, la nonna o la babysitter) e, tra le tante novità che questo scambio comporta, rientra appunto la scoperta del “torpiloquio”.

Queste “parole speciali“, le parolacce appunto, all’inizio risultano semplicemente incuriosire il bambino, che nella maggior parte dei casi non ne comprende il significato e le ripete soprattutto per emulare i compagni che le usano, in genere i più grandicelli che, come si sa, suscitano nei piccoli una forte attrazione. Solo successivamente, sperimentanto le reazioni di disapprovazione e scandalo negli adulti, inizierà a capirne il senso e il potente effetto che determinano.

Dice le parolacce: come farlo smettere?

E’ bene adottare un atteggiamento chiaro fin dalla prima comparsa delle parolacce, spiegando con calma e decisione al bambino che si disapprova quel modo di parlare. Fondamentale, però, è fondare questa posizione sulla coerenza del proprio comportamento: non si può pretendere che il piccolo usi un linguaggio “pulito” se sono proprio i genitori a ricorrere a parole o espressioni volgari.

Un’altra regola da seguire consiste nell’evitare reazioni troppo eccessive o troppo scandalizzate, in quanto rischiano di enfatizzare il potere delle parolacce e quindi la loro forza di attrazione. Importante è impedire al bambino la visione di programmi televisivi o film che propongano un tipo di comportamento e di linguaggio diseducativo: ciò li indurrebbe a credere che sia del tutto normale usare le parolacce nel mondo degli adulti e ciò renderebbe più difficile il rispetto delle indicazioni di mamma e papà.

 

 

 

IL POTERE DELLE PAROLACCE
Il fascino del proibito esercitato dalle parolacce attrae il bambino, spingendolo in molti casi a usarle più spesso proprio con l’obiettivo di trasgredire le regole degli adulti e di sentirsi “più grande”.
Un’altra funzione è quella di offrire al piccolo una valvola di sfogo, un mezzo per esprimere le pulsioni profonde legate alle successive tappe del suo sviluppo psicofisico:
intorno ai 2-3 anni, età della cosìdetta “fase anale”, in cui si verifica l’acquisizione del controllo degli sfinteri (la capacità di trattenere urina e feci), il bimbo preferisce le parolacce connesse alle produzioni del suo corpo;
tra i 3 e i 7 anni (periodo della “fase fallica”) l’attenzione si sposta sulle parole legate alla sfera della sessualità e, in particolare , agli organi genitali.




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