Impara a parlare così
2 marzo 2010 · scritto da barbamamma
Fin da piccolo il bebè è in grado di emettere tutti i suoni che la voce può produrre. A partire dal quinto-sesto mese, poi, il bimbo comincia a ripetere solo quelli che sente abitualmente. A un anno di età circa, infine, inizia a capire e a pronunciare le sue prime parole.
Ogni bambino apprende in base ai propri tempi.
L’allenamento al linguaggio attraversa quattro fasi durante il primo anno di vita del bambino:
- Nel secondo mese di vita il piccolo mette alla prova le varie intensità del suono e quindi lo ripete molte volte in modo più o meno forte;
- Nei tre-quattro mesi il bimbo comincia a sperimentare le varie tonalità, ripetendo lo stesso suono in modo più o meno acuto;
- Tra il quinto e il sesto mese il bebè ripete tante volte una certa combinazione di suoni, poi passa a ripetere un’altra e un’altra ancora e così via per molto tempo;
- Intorno agli otto-dici mesi il piccolo comincia ad imitare i suoni emessi dalla mamma e dal papà.
Ci sono però due fasi distinte:
- La comunicazione non intenzionale
I comportamenti del neonato sono espressioni naturali di un suo bisogno specifico, i genitori possono ricavare da questi comportamenti indicazioni, imparando ad esempio a distinguere il pianto per fame da quello del bisogno per essere cambiato. Tra i quattro e gli otto mesi il bambino comincia a manifestare dei comportamenti che stanno a metà strada fra la comunicazione non intenzionale e quella intenzionale. Per esempio, tende il braccino con il palmo della mano nel gesto di voler afferrare il biberon che la mamma gli sta preparando. Il bebè è consapevole dell’obiettivo, ossia di possesso del biberon, ma non è detto che il gesto di afferrarlo sia stato effettuato per comunicare alla mamma che vuole il biberon perché ha fame.
- La comunicazione intenzionale
Verso gli undici-dodici mesi di vita si osservano i primi veri comportamenti comunicativi,quelli in cui cioè vi è la consapevolezza dell’obiettivo che si vuole raggiungere e del fatto che l’adulto può servire per soddisfare un bisogno. Ciò avviene quando il piccoli, per esempio, vedendo il biberon sulla tavola, lo indica insistentemente con il dito e contemporaneamente guarda la mamma: la comunicazione è diventata uno scambio reciproco.
Il bambino comincia la comprensione delle parole verso la fine del primo anno, poco dopo sarà anche in grado di pronunciare le sue prime parole usandole in modo appropriato. ei due o tre mesi successivi l’evoluzione del linguaggio procede con lentezza; sembra quasi che il piccolo sia più attatto da altre attività, come camminare ed esplorare l’ambiente che lo circonda. Tra i diciotto mesi e i tre anni si osservano, invece, dei progressi rapidi; in questo periodo il vocabolario del bambino aumenta più di quanto avverrà in futuro.
Le prime parole si riferiscono a nomi di oggetti significativi nella vita del piccolo come, per esempio, quello dei genitori. Il bambino tende a dare un significato generale alle sue parole: per esempio una volta che ha imparato a dire nonno, chiama nonno qualsiasi persona anziana. Pian piano passa poi a una differenziazione sempre più fine con l’acquisizione di nuove parole.
La mamma e il papà hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo del linguaggio del bambino. Fin da piccolo per stimolarlo a parlare dovrebbero:
conversare con il bebè, anche se il piccolo non è in grado di comprendere;
commentare le azioni che si svolgono su di lui, quando gli si dà la pappa, lo si veste o lo si mette a letto;
raccontargli le favole, l’ascolto delle favole contribuisce molto ad arricchire il vocabolario del piccolo, oltre a stabilire una profonda intimità e comunicazione con i genitori.
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il mio bimbo di 21 mesi dice poche parole (mamma papa nonna/o acqua pappa brum e altre in maniera poco comprensibile) in casa o dai nonni. il suo problema è che fuori casa alla presenza di una persona estranea o frequentata poco, all’asilo (nonostante vada da 4 mesi) non dice nulla.si mette le mani in bocca e sembra muto….non saluta. quando rimaniamo soli inizia a parlare e salutare