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Intervista a Mammadilettante

Scritto da barbapapa il 29 maggio 2015

mamma dilettante

Ciao Giovanna, felice di averti su bravibimbi!
E’ dal Settembre 2011 che sul tuo blog mescoli un po’ di mammità con la tua passione per il fai da te e il restauro. Il fatto che tu collabori con il quotidiano L’Unione Sarda e che in passato abbia scritto sulla rivista Sardinews mi fa azzardare che tu sia sarda e che i tuoi figli abbiano la fortuna di abitare a pochi passi dal mare… Sbaglio di molto?

Ciao Riccardo, grazie a voi per avermi voluta ospitare! Questo blog in effetti esiste dal 2011, ma in precedenza ne avevo un altro, per cui sono attiva nella blogosfera ormai da quasi dieci anni. Ho iniziato proprio dopo la nascita della mia prima figlia: ero l’unica, del mio gruppetto di amiche, ad essere diventata mamma, e smaniavo per un po’ di confronto con altre donne nella mia stessa situazione. Di quale situazione parlo? Dei dubbi amletici che la nascita di un figlio scatena anche nella persona più razionale e organizzata. Che tra l’altro non è certamente il mio caso! Io e la mia famiglia abitiamo in Sardegna e, come dici tu, purtroppo stiamo ad un passo dal mare… ci tocca frequentarlo tutto l’anno, al primo raggio di sole. Una grande fortuna che si paga però con gli svantaggi dell’insularità

Tra l’altro, lo sai che c’è un’altra mamma con il tuo stesso nick in rete? (vedi: http://mammadilettante.blogspot.it/ ) Qui c’è un problema di copyright! 😀

No, non lo sapevo, lo scopro solo oggi grazie a te. Si vede che il sentirsi una dilettante, come madre, è un sentimento che non appartiene solo a me ma tocca anche altre donne. Nel mio caso la scelta del nome del blog è venuta dal rendermi conto, non senza terrore, che questi figli che ci capitano tra capo e collo, pure quando sono stati molto cercati e voluti, giungono a destinazione privi di libretto d’istruzioni: come maneggiarli? Come evitare di fare danni nel crescerli? Io mi sono sentita, e mi sento tutt’ora, una grande dilettante in cerca di risposte. Posso immaginare che anche per l’altra mamma-dilettante ci sia stata una riflessione simile.

Hai mai incontrato dal vivo le mamme con cui dialoghi in rete?

Alcune sì, ed è stato bellissimo ritrovarsi a parlare faccia a faccia con la stessa naturalezza che avevamo sviluppato nelle nostre case virtuali. Quel feeling che si era instaurato in rete è uscito rafforzato dalla prova della realtà, anziché diminuito. Così è stato ad esempio con la bravissima Francesca (http://passionedeco-francesca.blogspot.it/ – sito non più attivo), che vive nella casa dei miei sogni e con Silvia (http://www.mammabook.net/), che sa creare cose meravigliose per e con i suoi bambini.

Immagino che il blog sia anche una valvola di sfogo. Tre aggettivi per descriverlo o per descrivere questa tua avventura in rete:

i miei tre aggettivi sono: catartico, intimista, sconclusionato. Il mio blog è come uno di quei cassetti di cucina in cui buttiamo tutto ciò che non ha un suo posto predefinito, ma che vogliamo avere sempre a portata di mano: dalle forbici alle penne, passando per i fermacapelli raccolti in giro per casa e i bigliettini amorosi delle bimbe, che magari vuoi rileggere di nascosto mentre prepari la cena, così nessuno vede quanto sei sentimentale. Vero che ce li avete anche voi, dei cassetti così?

Sei mamma di due splendide bambine, Carolina di 6 anni e mezzo (ho approssimato, non dirle che l’ho invecchiata di un mesetto mi raccomando!) e Anita, 9 anni. L’ultima volta che ti hanno fatto ridere e quella invece che ti hanno fatta arrabbiare?

Per risponderti ho solo l’imbarazzo della scelta, visto che nella vita di famiglia ci sono sempre motivi d’allegria ma anche di nervoso… Qualche giorno fa ad esempio, dopo avermi fatta penare per concludere i compiti, con tutto il contorno di blandizie e minacce da parte mia che puoi immaginare, sono venute con aria contrita e scusandosi mi hanno detto di aver pensato ad un nuovo reality :“Bambine da incubo”.

“Mamma – hanno dichiarato – noi saremmo le protagoniste perfette!”. E con un solo aneddoto credo di aver risposto ad entrambe le domande.

Ci racconti la tua giornata tipo da mamma?

Il grosso della giornata è scandito dal maldestro tentativo di far combaciare i miei impegni di lavoro con la vita di famiglia e le esigenze delle bambine. Lavoro a tempo pieno in ufficio e in aggiunta a ciò faccio anche l’editor per una giovane casa editrice (per questo eventuali refusi nei miei post sono un fatto particolarmente disdicevole!); il tempo libero che resta è davvero poco. Ho quindi sviluppato un concetto tutto mio di multitasking, che consiste nel fare diverse cose insieme, tutte male, con risultati mediocri. Di più non sono capace. La colonna sonora delle mie giornate potrebbe essere la musichetta di Benny Hill, hai presente? La sveglia suona presto (ma tanto io sono già sveglia, che faccio liste mentali di cose che voglio fare), mi alzo e poi di corsa e in apnea fino al dopocena, momento nel quale tiro il fiato. Tra questi due estremi: la scuola, l’ufficio, i compiti, la pallavolo, l’equitazione, gli scout, coccole, cucina, progetti creativi, passeggiate col cane e mille altre cose, in combinazioni variabili di giorno in giorno. Tutto all’insegna della disorganizzazione più rigorosa! Il bello è che man mano che le bimbe crescono la routine diventa un fatto sempre più condiviso e concordato, da affrontare insieme in allegria.

A cosa non ti sei ancora abituata?

A non poter essere sempre presente per le mie figlie e a dover talvolta delegare ad altri: sono una che piuttosto che chiedere aiuto si farebbe tagliare un braccio.

Già che ci sono ti sfrutto: noi abbiamo una figlia di 7 anni e mezzo. Di fidanzati ancora niente… con Anita sono già arrivati?

Sì, a casa nostra c’è già da un po’ un giro di fidanzati che nemmeno nelle più scadenti telenovelas brasiliane! Vanno e vengono, per fortuna senza traumi di alcun tipo per Anita, segno che si tratta ancora solo di un gioco senza un reale coinvolgimento emotivo. E meno male! Il mio terrore più grande, da mamma, è affrontare l’adolescenza delle nane.

Settimana scorsa a Madrid, in una notte folle, ho conosciuto due olandesi, padre e figlio ventenne. Il padre, decisamente ubriaco, mi ha raccontato di essere lì con il figlio per vedere la partita di calcio del giorno successivo. E’ una cosa che fa da tempo: una volta all’anno si prendere un weekend con suo figlio e vanno a sbronzarsi e a vedere una partita. Ora, non c’entra magari nulla, mi mi ha ricordato il tuo post dove descrivevi una tre giorni sola con una delle tue due figlie. Trovo che sia una cosa bellissima. Lo fai spesso? E tuo marito? Fa altrettanto?

I tre giorni in cui sono stata a Londra insieme alla nana grande sono stati un momento veramente importante per il rafforzarsi del nostro rapporto. Quando i figli sono più d’uno dedicare loro del tempo in modo individuale diventa molto difficile, per cui quel piccolo viaggio è stato organizzato proprio per consentirci di stare insieme in esclusiva, ed è stato bellissimo! A nove anni Anita è una piccola adulta con cui si può condividere un bel parco ma anche un museo. Mio marito invece lo scorso autunno ha fatto un piccolo viaggio di due giorni a Roma con la piccolina, calibrato sui suoi cinque anni, ed anche quello è stato un successo. Sono piccoli momenti di crescita sia per i figli che per i genitori e spero che in futuro potremo ripetere l’esperienza. Piuttosto, raccontami tu di questa notte folle a Madrid sulla quale stai glissando… (ehm, no, te lo racconto in separata sede… 🙂 ndr)

L’attività preferita che fate quando piove?

Pasticciare con colori, pennelli, colla e cartoncini, oppure cucinare: tutte attività ad alto tasso di disordine!

Che cosa dice tuo marito del blog?

Si tiene filosoficamente ai margini della questione, probabilmente consapevole che se non avessi la valvola di sfogo del blog, della scrittura, dei progetti creativi e di tutto ciò che sul blog confluisce, sarei ancora più incontenibile. Sono un animo inquieto e ho bisogno di fare per star bene con me stessa. Avrò un sacco di tempo per riposarmi quando sarò… defunta…

I suoceri sono alleati preziosi o, ahi ahi, da tenere sotto controllo?

Non li definirei alleati preziosi, ma nemmeno potenziali nemici; sono piuttosto presenze equilibrate che entrano in gioco nella giusta misura. Giusta per noi, s’intende. E lo stesso vale per i miei genitori. I nonni devono fare i nonni e non prendere il posto dei genitori, che sono i soli a dover dare un’impronta educativa ai figli.

Una frase di un tuo post mi ha colpito perché, e mi viene da aggiungere “ahimè”, è una lucida visione della realtà: “se un fatto non è condiviso su Instagram non è accaduto per davvero”. Com’è il tuo rapporto con i Social? Ci passi molto tempo?

Questo è un mio punto debole, lo ammetto: non ci passo tanto tempo ma mi connetto spesso durante la giornata usando lo smartphone. Penso che in tutti coloro che scrivono ci sia una leggera forma di esibizionismo: scriviamo perché pensiamo di aver qualcosa da dire e forse di saperlo dire meglio di altri. Da lì alla condivisione delle foto, ai commenti su quelle altrui, al postare in rete tutti i piccoli eventi della giornata, il passo è molto breve, e farsi prendere la mano è facile. Ogni tanto mi disconnetto per un po’ e mi disintossico.

Ci consigli un libro da leggere in vacanza?

Se dev’essere un libro “da vacanza”, cioè un libro da divorare tutto d’un fiato senza pensieri, sicuramente un giallo svedese: Camilla Lackberg e Henning Mankell sono i miei autori preferiti. Per restare in tema bimbi invece, un bel libro è senz’altro Intelligenza emotiva per un figlio, di John Gottman, che consiglio sempre agli amici che stanno per diventare genitori. La mia grande passione però è la saggistica storica; ora per esempio sto leggendo un ottimo libro su Marinetti, il fondatore del Futurismo. Non si tratta però esattamente di un libro da leggere sotto l’ombrellone!

Ci consigli un’altra mamma blogger da intervistare?

A parte le due bravissime blogger che ho citato sopra, mi piacerebbe sentire cos’ha da dire Carla (http://firmatocarla.blogspot.it/), una mamma simpaticissima e vulcanica.

Ah, mi stavo dimenticando: dove possiamo leggere i tuoi racconti? (Il sogno di Ofelia piuttosto che Salto di paradigma)?

Entrambi sono pubblicati in antologie edite a cura dei soggetti che hanno bandito il concorso, temo non sia facilissimo trovare i volumi; ormai è passato qualche anno. Spero di potervi far leggere, quest’anno o nel 2016, un mio scritto un po’ più lungo e consistente… state in campana!

Sei infastidita da chiavi che all’apparenza non aprono nulla , e le tieni perché non si sa mai o le butti via? (domanda tratta da “Interrogative Mood” di Padget Powell)

Questa domanda sulle chiavi…ha diverse chiavi di lettura. Se sono certa che la chiave non apra nulla la butto senza pietà. Se invece ho il dubbio che possa ancora servirmi a qualcosa la conservo. Apro il cassetto, la guardo e la riguardo in attesa di farne uso fino a quando, un giorno, non mi convinco improvvisamente e una volta per tutte della sua inutilità: lo spazio nel mio cassetto è prezioso e allora la getto via senza rimorsi. Così faccio in tutte le questioni della vita.

Il sito: http://www.mammadilettante.com/ (sito non più attivo – aggiornamento giugno 2018)





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