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Assaggiare il latte materno? Giammai!

5 aprile, 2011

latte bambinoSolo l’11% dei neopapà si dice disposto ad assaggiare il latte materno della propria compagna. I maschietti sono sì curiosi ma si guardano bene dal provarlo.

Su 1216 papà intervistati dal sito MyVoucherCodes, solo 1 su dieci ha ammesso di avere assaggiato il latte mentre il figlio veniva allattato.  Leggi tutto

La posizione corretta dell’attacco al seno

3 luglio, 2010

Quando si allatta il proprio bambino al seno bisogna far sì che il capezzolo finisca nel palato molle del bambino, giù verso la gola. Con un attacco sbagliato il bambino tenderà a “masticarvi” il capezzolo col palato duro, e, non solo in questo modo non riuscirà a cavare fuori il latte, ma vi spunteranno le ragadi. Il dolore che provavo io assomigliava molto a migliaia di spilli che ti vengono conficcati nel seno, sensazione spiacevolissima e molto dolorosa!

La posizione corretta di attacco al seno ve la può mostrare una consulente in allattamento, un’amica che ha esperienza di allattamento, e proverò anche io a descriverla, anche se non è facile (ed è sempre meglio vedere un esempio dal vivo):

Prima di tutto, mettetevi comode con la schiena ben appoggiata, in modo da non dovervi sporgere sul bambino ma neanche da obbligarlo ad “appendersi” per ciucciare.

Tenete il bambino pancia contro pancia, la testa deve essere in linea col corpo (orecchio, spalla e anca in asse), e dovete avvicinare lui al seno, non il contrario.

Potete provare ad attaccare il bambino mettendo il capezzolo all’altezza del suo naso. Lui spalancherà la bocca (naturalmente se in quel momento ha voglia di ciucciare!), e voi potete fargli prendere il seno in modo corretto. Il capezzolo, infatti, si deve trovare nella parte superiore della bocca del bambino, così che ci sia posto per mettere la lingua tra il capezzolo e il labbro inferiore.

Si dovrebbe vedere una parte maggiore di areola superiore e quasi niente di quella inferiore, sempre in proporzione alla sua dimensione e a quella della bocca del bambino, e il mento dovrebbe poggiare sul seno, mentre il naso non è necessario che lo faccia. La lingua del bambino, infatti, serve a “mungere” il seno, a spremerlo, premendo con la lingua i dotti galattofori in cui si accumula il latte.

Mentre poppa, il bambino ha le labbra girate all’esterno, e la bocca spalancata. Insomma, ciucciare assomiglia più a masticare che a succhiare da una cannuccia, si possono vedere le mandibole che lavorano ritmicamente e si dovrebbe veder muovere anche l’orecchio mentre il bambino deglutisce.

Se l’attacco è corretto, infine, non si dovrebbero sentire “schiocchi”, che stanno a indicare che il bambino non fa il “sottovuoto”, quindi perde la presa sul seno.

Allattare non deve fare male! Ma se vi diranno che provare dolore è normale e che fa parte del gioco, credeteci solo se questo dolore diminuisce e scompare dopo i primi minuti di poppata, e se andando avanti quindi non avete problemi. Se invece il dolore persiste per tutto il tempo della poppata, a volte anche aumentando, credete al vostro corpo, che vi sta dicendo che qualcosa non va. I primi giorni di allattamento dovrebbe essere un po’ come quando si indossano un paio di scarpe nuove: man mano che il bimbo ciuccia il capezzolo diventa più elastico.

Latte umano e latte formulato a confronto

31 maggio, 2010

Inizio con questo articolo una serie spero numerosa e fruttuosa di post dedicati all’allattamento, condividendo con voi le mie conoscenze ed esperienze in materia.

L’allattamento è un elemento del processo riproduttivo delle donne, al pari del concepimento, della gravidanza e del parto. Contrariamente a quanto si sente in giro, allattare con successo e a lungo non è una fortuna di poche donne, perché è alquanto improbabile che una donna che abbia portato avanti con successo una gravidanza sia poi nell’impossibilità fisica di nutrire al seno il proprio bambino. Eppure, le condizioni attuali di gestione della nascita e del puerperio, spesso fanno sì che non siano messe a frutto tutta una serie di buone pratiche per mantenere viva la produzione di latte (riconducibili quasi tutte a un buono stimolo della ghiandola mammaria materna da parte del poppante), motivo per cui effettivamente l’allattamento può diventare un percorso in salita.

Parlare di allattamento a una mamma significa spesso toccare una donna nel profondo del suo “essere madre”. Forse è questo uno dei motivi di contrapposizione tra madri che allattano al seno e madri che scelgono l’allattamento artificiale. In questa “guerra” non mancano disinformazione, miti e leggende metropolitane alimentati troppo spesso da certi operatori sanitari che si rendono responsabili del fallimento sia dell’allattamento al seno, sia di quello artificiale.

Per oggi analizziamo solo sotto la lente dell’aspetto nutrizionale le differenze tra l’allattamento al seno e l’allattamento artificiale, pur sottolineando che l’allattamento al seno non è solo un modo per nutrire un bambino, ma una forma di accudimento completo del proprio figlio: un accudimento che non ha orari precisi, come non ne hanno gli abbracci, e che non può essere disinvoltamente delegato a sostituti meccanici del seno. Mi scuso in partenza per l’eccesso di informazioni tecniche e scientifiche e nello stesso tempo cerco di essere il puù esauriente possibile.

Dal punto dei nutrienti in esso contenuto, il latte (prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie dei mammiferi dopo il parto) è l’alimento previsto per la crescita dei cuccioli dei mammiferi, ed il latte di ogni specie va ad esclusivo beneficio di quella specie. Per questo si dice che il latte umano è specie-specifico (anzi, individuo-specifico, perché ogni mamma produce i nutrienti necessari per il suo bambino).

Il latte di tutti i mammiferi contiene, disciolti in acqua, zuccheri (lattosio), proteine, grassi, vitamine ed enzimi, oltre agli anticorpi propri della specie di appartenenza, ma la composizione del latte differisce tra le varie specie di mammiferi, in particolare, il latte vaccino – previsto per la crescita del vitello – è molto diverso per composizione rispetto al latte di donna perché:

■contiene troppe Proteine: 36 gr/litro contro 9 gr/litro, – quattro volte di più;
■contiene Proteine molto diverse: rapporto Caseina/Lattoproteine 4.5:1 contro 0.4:1
■contiene poco Lattosio: 49 gr/litro contro 70 gr/litro;
■presenta un rapporto Grassi Saturi/Insaturi svantaggioso;
■contiene una percentuale di Calcio troppo elevata: 1170 mg/litro contro 340 mg/litro;
■presenta un rapporto Calcio/Fosforo svantaggioso: 1.3:1 (Latte vaccino) contro 2.4:1 (Latte umano);
■contiene troppi Sali Minerali: 7 gr/litro contro 2 gr/litro.

La composizione del latte materno cambia man mano che il bimbo cresce, adattandosi alle esigenze del bambino. Il latte artificiale (che è latte vaccino adattato all’uomo) invece è sempre lo stesso.

1. Proteine

Il neonato sfrutta le proteine del latte materno al 100%. Dopo i primi giorni di vita, potenzialmente tutte le proteine del latte del seno diventano parte del bambino, poche vengono eliminate. Il bambino nutrito con latte vaccino, al contrario, utilizza un 50% delle proteine del Latte e deve scartarne circa la metà dalla sua dieta.

L’apporto in proteine del latte di donna evidentemente è sufficiente, mentre il sovraccarico proteico del latte vaccino può essere nocivo (danni renali) e porta ad assimilarne poche. Il latte vaccino contiene infatti il quadruplo delle proteine del latte umano, per poter essere tollerato dal neonato deve essere diluito. Poichè contiene per lo più caseina, il latte di mucca, quando si mescola con i succhi gastrici, coagula formando un grumo grosso e compatto nello stomaco (latte cagliato).

Questo spiega perché i piccoli si sentono sazii per circa quattro ore dopo una poppata di biberon. Il latte umano cagliato, al contrario, è soffice e leggero. Lo stomaco del bambino allattato al seno si svuota rapidamente e facilmente, per cui desidera mangiare più spesso, il che, a sua volta, stimola la produzione di altro latte da parte della madre.

2. Acqua
I bambini ricevono dal latte della madre acqua in quantità sufficienti per le loro necessità metaboliche.

Quando fa caldo, è la madre ad aver bisogno di una maggiore quantità d’acqua e non il bambino allattato al seno. Il bambino nutrito con latte formulato, invece, ha bisogno di acqua non solamente per il proprio metabolismo, ma anche per permettere ai reni di eliminare i sali e le proteine inutilizzabili.

Così, oltre all’acqua aggiunta al latte artificiale, ha bisogno di bere acqua dal biberon, specialmente quando fa caldo. L’eliminazione delle proteine inutilizzabili è in gran parte compito dei reni. Questo può sollecitare un certo sforzo su di una funzione ancora immatura.

Per anni generalmente si è ritenuto che i bambini nati prematuramente crescessero meglio con determinati tipi di latte artificiale in polvere, piuttosto che con il latte della madre. Alla fine i ricercatori si sono accorti che l’aumento di peso non era dovuto ad una effettiva crescita, ma ad una ritenzione di liquidi nei tessuti. Questo è il risultato della sollecitazione su reni immaturi, che non riescono ancora ad eliminare adeguatamente proteine in eccesso e sali minerali.

3. Vitamine

Il latte di mucca contiene solo dalla metà a un decimo delle vitamine essenziali presenti nel latte umano.

Nonostante la madre onnivora assuma in prevalenza cibi cotti, il suo latte contiene molte più vitamine di quello della mucca, che mangia solo erba. Per questa ragione i bambini nutriti con alimenti artificiali devono ricevere un’integrazione di vitamine o la dieta deve essere variata con altro cibo.

I bambini allattati al seno, al contrario, non necessitano di nessun altro cibo sino all’età di cinque o sei mesi. Anche allora il latte materno continua ad essere una buona fonte delle vitamine di cui necessitano, ed è una ricca fonte soprattutto di vitamine A ed E, che sono liposolubili.

La vitamina D controlla la capacità del bambino di assorbire il calcio. La vitamina D deve provenire da fonti dietetiche solo in climi nordici, poichè è sintetizzata dall’organismo durante l’esposizione ai raggi solari. Se il bambino non prende abbastanza sole, può essere vittima del rachitismo, secondario a carenza di vitamina D. Tuttavia è improbabile che il bambino allattato al seno sviluppi una forma di rachitismo, perchè il latte materno ne contiene a sufficienza.

La vitamina C, contenuta in grande quantità nel latte umano, è quasi completamente assente dal latte di mucca, anche non pastorizzato. La produzione di vitamina C da parte delle ghiandole mammarie umane è così efficace che lo Scorbuto, la malattia causata da carenza di Vitamina C, non è mai stato riscontrato in bambini allattati al seno, neanche nel caso in cui la madre ne fosse affetta.

4. Grassi
Il latte vaccino ed il latte umano contengono all’incirca la stessa quantità di Grassi. Comunque il latte vaccino contiene più grassi saturi del Latte umano. Questa è una delle ragioni per cui l’uso del latte vaccino andrebbe limitato anche dopo lo svezzamento.

5. Ferro
Il latte umano contiene poco ferro, ma la stessa cosa vale anche per quello di altri animali. Questo in realtà può essere un vantaggio, perchè il neonato ha abbondanti riserve di ferro immagazzinate nel fegato o nella milza, ed un’alta concentrazione di globuli rossi nel sangue che poi decrescano fino a raggiungerre valori normali, dopo un certo periodo, in relazione alla crescita del bambino.

Se la madre durante la gravidanza non è anemica, le scorte di ferro dei bambino sono probabilmente sufficienti per tutto il primo anno di vita, anche nel caso di una dieta esclusivamente lattea. Vanno quindi evitati cibi ricchi di ferro.

6. Zuccheri
Il latte proveniente dal seno materno contiene una quantità di zuccheri assai maggiore rispetto a quella presente nel latte di mucca intero. Non solo la quantità di zucchero del latte vaccino e del latte umano è diversa ma anche la sua qualità. Lo zucchero, nel latte umano, è in larga parte lattosio, oltre a piccole quantità di altri oligosaccaridi.

Il lattosio è più facile da digerire per il bambino piccolo e migliora l’utilizzazione delle proteine contribuendo al fatto che i bambini nutriti al seno non eliminano quasi proteine, inoltre, un’alta concentrazione di lattosio può favorire l’assorbimento del calcio. Se si aggiunge dello zucchero da tavola al latte vaccino per aumentame il contenuto di glucosio, la corretta crescita del bambino può essere gravemente compromessa.

7. Fermenti Lattici
Questi microorganismi, che si ritrovano nel terreno e nelle piante, sono contenuti in elevate concentrazioni nel latte materno, dove prendono il nome di lactobacilli. Essi andranno a costituire la complessa flora batterica intestinale del neonato, di vitale importanza al fine di poter instaurare condizioni di normalità nel tratto intestinale. Questi batteri saranno ospiti dell’intestino per tutta la vita, proteggendo l’individuo dalla maggior parte delle allergie.

Ma, in sintesi, il latte umano, al contrario della formula chimica, è un alimento vivo
- è specie-specifico (è l’unico latte fisiologicamente adatto al neonato umano)
- è individuo-specifico (ogni madre produce il latte adatto per il bambino che poppa al suo seno in quel momento)
- è in parte sconosciuto (ogni giorno si scoprono nuove sostanze)
- è un modulatore biologico (significa che è molto di più di un alimento, contiene ormoni, enzimi, anticorpi, cellule vive del sistema immunitario, oligoelementi, neurotrasmettitori, fattori di crescita dell’epitelio e del sistema nervoso, e si potrebbe continuare a lungo…) che dà un imput a tutti i sistemi del neonato (immunitario, neurale, digerente, endocrino…) “insegnandogli” a funzionare nel modo corretto
- è variabile (significa che, pur mantenendo certe costanti, cambia con il passare delle settimane, dei mesi, del momento della giornata, di ciò che la mamma mangia e del momento della poppata): in particolare, all’inizio della poppata il bambino assume il latte iniziale, più “acquoso” (che non significa povero, contiene una grossa parte proteica, gli anticorpi, la lattoferrina, la porzione degli zuccheri e tante altre sostanze importantissime che sono idrosolubili) e solo dopo che si è verificato il riflesso di emissione (la calata) il bambino ottiene la parte più grassa, inferiore di volume ma concentrata di calorie e contenente altre componenti, come ormoni e sostanze liposolubili.

Date queste caratteristiche, dovrebbe essere il latte artificiale ad essere valutato alla luce del modello, cioè il latte materno, e non certo quest’ultimo ad essere valutato in base a una proporzione “standard” di nutrienti secondo la formula che le industrie hanno scelto di usare come modello in un dato momento storico.

Se avessimo il modo per analizzare davvero il latte materno in maniera esauriente le industrie dell’artificiale brinderebbero perché saprebbero finalmente cosa esattamente stanno cercando di imitare… non lo sanno, e sono costrette ad andare avanti con quello che al momento si conosce e, soprattutto, per prove ed errori: fatti inevitabilmente sulla pelle dei bambini.

Delizie al latte materno

19 marzo, 2010

latte-materno-formaggioFa un po’ senso a pensarci però…lo chef Daniel Angerer, neopapà, non ci ha pensato due volte: con il latte in abbondanza di mia moglie farò un formaggio!
Detto fatto.
Del resto, i formaggi vengono fatti con tutto il latte possibile: c’è quello con il latte di capra, Leggi tutto

La magia del latte materno

22 maggio, 2009

La composizione del latte varia non solo da un mese all’altro ma anche nel corso della stessa giornata e perfino della stessa poppata: all’inizio esso è composto quasi esclusivamente di acqua e zucchero in modo da placare subito la sete del bambino e compensare l’eventuale disidratazione, alla fine è un concentrato di grassi, così da permettere al bimbo di sentirsi sazio. Ciò spiega perchè un neonato vispo e magrolino succhi

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Latte materno, elisir per il cuore anche da grandi

17 maggio, 2009

A scoprire un’altra virtù dell’allattamento al seno è un team di ricercatori americani del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston che ha illustrato i risultati dello studio allo scorso congresso dell’American Heart Association, tenutosi a Orlando (Florida).

I benefici dell’allattamento al seno nel bebè sono ben noti da tempo, ma la novità di quest’ultima ricerca americana sta nell’avere scoperto che questo effetto protettivo prosegue per anni Leggi tutto

Come conservare il latte materno

27 novembre, 2008

Come va conservato il latte materno tirato magari con

il tiralatte

o tramite spremitura naturale?

L’ideale sarebbe sempre far consumare subito il proprio latte materno ma se si vuol conservare per la notte o per un viaggio o per comodità, è bene sapere che:

  • esistono dei contenitori specifici per il congelamento e la conservazione oltre a delle buste monodose attaccabili direttamente al tiralatte.
  • prima di essere congelato, il latte andrebbe fatto raffreddare il frigorifero;
  • in frigorifero (4°C), può rimanere una massimo di 72 ore e possibilimente non Leggi tutto

Donare il latte

13 luglio, 2008

latte maternoDonare il latte materno. Un’azione tanto semplice, e allo stesso tempo una scelta solidale importantissima. Leggi tutto

Il latte materno rende i bambini più intelligenti

8 maggio, 2008

allattamento

I bambini che sono allattati al seno, ottengono punteggi più elevati nei test di intelligenza. E’ quanto emerge da un nuovo studio, pubblicato sulla rivista americana “Archives of General Psychiatry”.

Secondo questo studio, bambini di sei anni e mezzo, nutriti al seno, hanno registrato punteggi 7,5 punti superiori alla media nei test verbali di intelligenza, + 2,9 in quelli non verbali, con una media globale di 5,9 punti superiore a quelli non allattati al seno.

Un team di ricercatori internazionali, guidato dal dottor Michael Kramer della McGill University, ha valutato i dati di 14000 bambini nati in 31 ospedali bielorussi. Metà di questi è stato allattato al seno il più a lungo possibile mentre l’altra metà e cresciuta con un normale allattamento artificiale. Il test quindi gli è stato fatto dai pediatri quando i bambini hanno compiuto i sei anni.

“I nostri risultati, sulla base del più grande studio randomizzato mai condotto riguardo l’allattamento, suggeriscono fortemente che un prolungato ed esclusivo nutrimento al seno migliora lo sviluppo cognitivo dei bambini” – dicono i ricercatori.

Tuttavia, i ricercatori non sicuri al 100% che i brillanti risultati ottenuti ai test di intelligenza siano riconducibili al latte materno di per sè stesso. Potrebbe essere infatti l’azione in sè (il poppare dalla tetta materna) e la vicinanza della madre a stimolare proprio il cervello.

Fino a quando allattare?

20 marzo, 2008

allattareSe la produzione di latte è continuo non c’è una reale ragione per smettere di allattare. Quanto più a lungo si allatta, meglio è. Oggi, infatti, i pediatri raccomandano il latte materno per tutto il primo anno di vita, iniziando ad integrarlo con i primi cibi solidi a partire dal sesto mese. Leggi tutto

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