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Spiegare la morte a un bambino

28 ottobre 2011 · scritto da

spiegare la morte a un bambinoCari genitori e se il vostro bimbo vi chiedesse di parlare della morte? Sareste pronti?

Questo è un periodo dell’anno molto particolare. Soprattutto in un paese come il nostro di forte matrice cristiana, la giornata dedicata alla commemorazione dei defunti è una delle più sentite e toccanti la sfera intima di ogni persona.
Con la festività di Ognissanti del primo novembre infatti, in molti faranno un salto al cimitero.

Ciascuno di noi ha un caro da commemorare, ricordare, pensare… a cui portare un fiore.

Non è quindi improbabile che in questa giornata qualche bambino possa farsi e farvi delle domande sulla morte.

Noi genitori e adulti, più in generale, siamo spesso spinti a fungere da barriera protettiva per i piccoli, quasi come a volerli proteggere in una realtà ovattata dove si parla solo di cose belle, dove non c’è posto per tristezza e sofferenza.
Noi adulti, all’idea di affrontare l’argomento con i più piccoli siamo spiazzati e terrorizzati.

Così cerchiamo di spostare l’attenzione altrove, sviamo il discorso puntando su qualcosa che possa attirali…facciamo finta di non aver sentito e cominciamo  a parlare a ruota libera, nervosamente convinti (erroneamente) che loro non si accorgano di tutto ciò e sperando che prima o poi pongano una nuova domanda più facile per noi da digerire.

A quel punto tiriamo un sospiro di sollievo e riprendiamo il normale eloquio: pericolo superato! Questa l’esclamazione che aleggia sul nostro capo a mo di fumetto.
Con mamma e papà di questo argomento non si parla! Questo è il messaggio contenuto nelle nuvolette fumettose dei vostri bambini.

Così prenderanno a farsi delle idee tutte loro a riguardo e penseranno che “se neppure mamma e papà vogliono parlarne allora è davvero una cosa di cui avere paura!!!”.

Tutti abbiamo paura e timore di affrontare un simile discorso, è inevitabile fa parte del nostro essere. Tutti a volte non abbiamo le risposte pronte al momento giusto: non c’è nulla di male a dire “adesso non mi sento molto pronto a parlare di questo argomento…ma possiamo documentarci insieme su come affrontarlo se ti va…”

Nulla ci vieta di chiedere una mano a un esperto per avere dei suggerimenti in merito. E non sempre chiedere un suggerimento all’esperto equivale a un dispendio di denaro. Nel sito del mio studio, ad esempio ma anche in quello di molti colleghi del settore, c’è un form di consulenza gratuita online. Cosa c’è di male nel chiedere aiuto?
Spesso noi temiamo, in questo modo, di perdere credibilità davanti ai nostri bimbi. Vorrei rassicurarvi che non è così: condividere dubbi e interrogativi può anzi rendervi più complici.

Un genitore non è infallibile, non è perfetto, non sa per forza tutto: ma c’è sempre in modo autentico e sincero!

Ciò che dobbiamo fare è allora cercare di metterci alla loro “altezza”, usare un linguaggio idoneo e provare a capirci qualcosa insieme.

Mai ( e sottolineo mai) dare informazioni sbagliate del tipo:
- la morte è come un lungo viaggio: in questo modo il bambino sarà terrorizzato dagli spostamenti, quando vi allontanerete da casa, anche semplicemente quando uscite per andare a lavoro. Penserà “e se poi fosse uscito per un lungo viaggio?…Così non la/lo vedo più!
- chi muore… dorme: niente di più contorto! Il bambino potrebbe cominciare a temere il proprio e l’altrui sonno pensando, per associazione, che poi non si possa risvegliare.

L’unico modo per parlare della morte senza spaventarli è quello più semplice possibile: la morte è una fase della vita “si nasce, si cresce, si muore”.
Una attività che potrebbe aiutare in questo: sfogliate insieme ai vostri bimbi delle vecchie fotografie, magari anche quelle del vostro matrimonio e provate insieme ad individuare le persone che  non ci sono più, come sono diventati grandi i bambini che c’erano, come sono “invecchiati gli adulti”. In questo modo interiorizzerà le fasi della vita.
Più difficile può risultare trovare una spiegazione alla malattia, agli incidenti, alle morti premature. Ma questi sono argomenti ben più complessi che difficilmente vi porranno prima dei 9/10 anni in modo consapevole.
Infine se viene a mancare un caro ai vostri bimbi (uno bisnonno, una prozia, un nonno) cercate di confortarli e condividere le vostre emozioni.
Spiegate loro che non rivedranno più quella persona ma che potranno portarla nei propri pensieri e ricordi tutte le volte che vorranno, che  quella persona vorrà  loro sempre un gran bene e che l’amore non ha confini…neppure in questi tristi casi.

Seppure l’argomento sia difficile e “spigoloso” cercate di rendere la conversazione normale e pacata: dite ciò che sapete, affermate di non sapere con sincerità se la domanda non sembra nelle vostre corde.

E a voi, è mai successo che il vostro piccolo vi chiedesse di sapere qualcosa sulla morte?
Come avete reagito? Vi va di confrontarci?


Dott.ssa Maria Concetta Carruba
Studio EmPathos (consulenza pedagogica e familiare)
www.carrubamariaconcetta.jimdo.com








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Commenti a questo post

6 commenti a “Spiegare la morte a un bambino”

  1. barbapapa ha scritto il 28 ottobre 2011 alle ore 11:19 am

    Ciao Maria Concetta, questo tuo post cade a fagiolo proprio perchè, nel weekend o nei primi giorni della prossima settimana in molti andranno a commemorare dei loro cari al cimitero.

    A nostra figlia abbiamo sempre detto che le nonne non ci sono più, che sono morte ma che sono in cielo che ci guardano e ci vogliono tanto bene.

    L’anno scorso è morta la bisnonna e le abbiamo detto proprio che è andata in cielo (tanto che lei una volta, quando abbiamo preso l’aereo, ci ha chiesto se avremmo incontrato la nonna…).

    Stessa cosa con le foto in giro per casa, le diciamo sempre che questa o quella persona non c’è più perchè è andata in cielo.

    Dici che può andare bene come approccio?

  2. M.C.C. ha scritto il 28 ottobre 2011 alle ore 9:52 pm

    Ciao Riccardo
    infatti credo proprio che possa essere utile in questo particolare periodo
    anche per non arrivare impreparati.
    Fate bene a specificare che il bene e il legame affettivo non hanno confini neppure dinnanzi alla morte. Ciò è di molto conforto soprattutto per i bambini.
    La metafora “è andata in cielo” può andare bene e calza con la teoria del bene infinito. Attenti però a specificare e chiarire che quando si perde una persona perchè muore non avremo più modo di vederla, ma potremo trovarla nel nostro cuore e nei nostri ricordi tutte le volte che vogliamo.
    E specificare che pensiamo sia in cielo proprio perchè è un posto immenso e meraviglioso, dove si sta tutti bene, ci si diverte…
    perchè altrimenti possiamo rischiare di lasciare intendere ai bambini che il cielo è quel posto “cattivo” che ci priva delle persone a cui teniamo
    e anche prendere un aereo può far loro paura.
    Il fatto che però la vostra bimba vi abbia chiesto se avreste visto la bisnonna
    mi fa pensare che questa spiegazione l’avete già data e nella sua testolina
    il cielo è un posto dove si vive felici.
    Siete stati molto bravi.Non è mai facile quando si tratta di argomenti di questo peso…ma ve la siete cavata egregiamente!
    M.

  3. Meri ha scritto il 31 ottobre 2011 alle ore 8:38 pm

    Buona sera, quando mio figlio aveva circa 3 anni e morto un bambino al nido durante il sonno. Orribile!. Lui ci ha detto che un lupo (animale al quale lui ha molta paura) era entrato al nido. Ma niente altro. Il Comune di Roma ci ha portato un equip di psicologi per aiutarci, ma veramente i miei ” colleghi” non ci hanno aiutato per niente. Dovevamo spiegare ai nostri figli che era la morte. Non sono credente e spiegare a mio figlio che cosa e per me la morte non sarebbe facile, mio figlio ha trovato la sua spiegazione con la storia del lupo, lui ha risolto da solo.

  4. elisa ha scritto il 2 novembre 2011 alle ore 4:02 pm

    Io avendo perso mia madre da piccola ho provato sulla pelle quest’esperienza e ciò che mi aveva dato conforto allora (6 anni) è stato il sapere che la mia mamma era diventata un angelo e che mi guardava dal cielo. A mia figlia (oggi 2 anni) per paura di confonderla perchè glia ngeli sono dibventati forse troppo reali ai nostri giorni…..ho raccontato che la nonna adesso è lassù e si è trasformata in una stella che brilla x noi…….è tenerissima quando la sera, se vede una stellina con la mano fa ciao e dice: “guada la nonna Bruna!”
    anch’io sono convinta che dire bugia li confonde e basta, meglio spiegare le cose in modo semplice.

  5. M.C.C. ha scritto il 3 novembre 2011 alle ore 5:25 pm

    @meri
    direi che certamente la storia del lupo è derivata appunto dall’esigenza dei bambini di poter trovare una spiegazione ad una esperienza tanto difficile.
    Soprattutto quando si è così piccoli è chiaro che la fantasia spinge verso spiegazioni alquanto “difficili” da superare anche con il passare del tempo.
    Mi rammarico di sapere che nessuno ha aiutato i vostri bambini ad interiorizzare l’esperienza e ad elaborarla nel migliore modo possibile.
    Dare una spiegazione è però doveroso al di là che una persona sia credente meno. La storia del lupo, alla lunga, non solo potrebbe creare paure ulteriori, ma di certo non potrà bastare. Le consiglio di rispondere alle domande di suo figlio e di aiutarlo a non basarsi sulle “soluzioni” che ha trovato da solo.

  6. M.C.C. ha scritto il 3 novembre 2011 alle ore 5:25 pm

    @elisa
    cara elisa immagino non sia stato facile e immagino non sia facile per te parlare di un argomento tanto “scomodo” con la tua piccola. Però anche questo è un nostro dovere, è inevitabile.
    Hai fatto bene a rimetterti nei tuoi panni da bambina e riproporre alla tua piccola la stessa spiegazione che a te ha dato conforto.
    L’immagine che si è materializzata nella mia mente leggendo il tuo post è davvero molto tenera. Ci sono cose, come ad esempio dove vanno le persone care quando non ci sono più, che non ci è dato sapere però è sempre bello trovare una risposta, non necessariamente razionale, per dare una possibile spiegazione e trovare “una zona di confort”.

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