Negli ultimi 20 anni, il pianto del neonato è stato sottoposto a numerosi studi per evidenziarne le caratteristiche.

Ne è emersa una base “universale”, valida per i tre tipi di pianto nelle diverse culture.

L’etnia di appartenenza e la lingua parlata in famiglia non incidono in questa fase. Persino i bambini sordi piangono come gli altri, perchè le caratteristiche dei vagiti dipendono dalla conformazione dell’apparato fonatorio dei neonati – in particolare dalla laringe bassa – che è uguale per tutti.

Ciò che invece varia, da una cultura all’altra, è la frequenza del pianto.

I bambini africani, che passano tutto il tempo a contatto con il corpo della mamma, piangono un quarto di quelli europei.

Le differenze linguistiche emergono verso gli 8 mesi, nelle prime lallazioni, e dipendono dalle consonanti che maggiormente emergono nella lingua di riferimento. Per questo motivo, ad esempio, in italiano e nelle lingue neolatine la parola “papà” deriva dalla ripetizione della sillaba “pa”, mentre in inglese la parola “daddy”, che ha lo stesso significato, deriva dalla lallazione “da-da”.