domenica 30 marzo, a mezzanotte e ventisei minuti. Fuori faceva freddo e tirava vento. Dalle finestre si vedeva il Tevere scorrere agitato nel buio, e le luci dei lampioni sugli argini dell’isola tiberina. Fuori, in sala d’attesa, c’erano Giulia e mia mamma, che giocavano per ingannare il tempo. Se chiudo gli occhi di quei momenti ho in mente tutto,persino gli odori, i timbri delle voci dell’ostetrica e delle infermiere. Ricordo un dolore tremendo e che avevo perso un pò il controllo;poi quel corpicino è sgusciato fuori da me. L’ostetrica me l’ha messa in braccio appena uscita:tutta sporca, calda, appiccicosa,ancora attaccata a me dal cordone ombellicale. Piangevo:di dolore, di sollievo, d’emozione…d’amore. Poi nel silenzio della notte le infermiere hanno fatto un eccezione, e mentre ancora il neonatologo lavava la piccola hanno fatto entrare Giulia a guardarla. Aveva il viso più emozionato che avessi mai visto.
E così mi sono ritrovata nel letto dell’ospedale, andati via tutti, con quest’esserino piccolo e meraviglioso, che mi guardava sgranando gli occhi ancora gonfi dal parto, come se cercasse di capire cosa fosse successo. Mi guardava seria seria, cercando di mettere a fuoco, di visualizzare il mio volto. Era buio e c’era quel silenzio immobile da ospedale. Sara ha cercato il mio seno e si è attaccata a ciucciare, con tanta forza che all’inizio ho sentito dolore. Quando ha cominciato ad albeggiare era ancora lì che succhiava, tutta raggomitolata contro il mio corpo.”

buon compleanno piccola mia;nei tuoi occhi per me c’è e ci sarà sempre la magia del nostro primo incontro!!