, sotto le mentite spoglie del clown “pasticcina”: a molte feste mi capitava di vedere scene irraccontabili, di genitori tenuti in ostaggio da capricci allucinanti di nanetti/e alti un palmo, ma più impositivi e autoritari di una guardia svizzera. Rimanevo professionalmente imperturbabile, e intanto dentro di me mi giuravo che mai, mai e poi mai avrei permesso ai miei di figli di comportarsi in tale modo.
Ma poi ho dovuto imparare che la pratica è assai più dura di quanto i grandi ideali non lascino presupporre. Ho imparato che spesso i si che si pronunciano come genitore sono terribilmente facili e gratificanti;e che invece i no, o le sgridate, a volte costano lacrime e sacrifici,perchè è più facile cedere e vedere un figlio contento che tenere il punto sapendo che ne va della formazione di un essere umano. Ho anche scoperto che certe volte ci si sente davvero divisi in mille idee e mille dubbi:perchè il manuale del genitore perfetto non è che poi arrivi insieme ai primi pannolini, con un elenco facile facile di regolette semplici da seguire.
Ma sopratutto ho scoperto le mie debolezze. Perchè quando uno dei quattro passa il segno, e devo farmi sentire, e VOGLIO farmi sentire, perchè è giusto, è il mio ruolo e il mio dovere, poi me ne sto li a guardare nello specchio il riflesso della strega cattiva che mi sento di essere, la mamma antipatica che sta alzando la voce. E intanto dentro i pensieri vanno a mille:”sarà esagerato?”,”va beh, forse stavolta potevo lasciar correre…”,”però è anche tanto piccolo/a”,”ma forse sono io che sono particolarmente stanca”.Ma mentre il senso di colpa già sta per mettermi a tappeto, ecco il rovescio della medaglia:”è giusto che ci sia un limite”, “non voglio vederli diventare egoisti, viziati, prepotenti e capricciosi”, “se ogni volta giustifico, poi non capirà mai..”.
Stasera i piccoli facevano un pandemonio, mentre tentavo di preparare la cena:Giulia non rientrava e Sara se ne stava rintanata in camera per non aiutare.Alessio in turno di guardia medica per tutta la notte. Al terzo strillo Francesco ha capito l’aria che tirava optando per sedersi a vedere i cartoni animati. Adriano no, aveva deciso che doveva essere guerra. Aggrappato alle mie gambe, con un pianto finto tipo nenia. L’ho preso in braccio:nulla. Gli ho cantato delle canzoncine, provato a dare da mangiare qualcosa, a fargli girare il sugo con il cucchiaio di legno:nulla. Mi sono persino “giocata la carta” di tirare fuori le caramelle:nulla di nulla. Quando l’ho messo in terra per scolare la sua pastina e non bruciarlo, lui ha tentato di mordermi una gamba. Proprio con la rabbia del capriccio in piena regola. Ho alzato la voce, tanto, e l’ho messo seduto da solo in fondo alla stanza.
Lui piangeva, e io sono rimasta a cucinare,ma già la voce interiore mi diceva che è ancora proprio piccolo e non sa dosare le sue reazioni. Mentre il fantasma della mamma/strega cominciava ad aggirararsi minaccioso, Adriano ha smesso di piangere, da solo. Mi guardava. Poi, piano piano, si è spostato,sempre rimettendosi seduto: ma si veniva a sedere sempre più vicino. Alla fine, seduto su un gradino mi guardava cucinare. “mamma”, mi ha chiamato. Mi sono girata a guardarlo:lui sorrideva, e mi ha tirato un bacio.