regole,dubbi e fatiche

Scritto da Claudia il 30 Marzo 2011

Ho sempre ritenuto che le regole sono importanti nell’educazione dei figli: anzi sono fondamentali. Che come genitori occorre avere spalle larghe, saper essere autorevoli e non autoritari, ma neppure lassisti. Far sentire che la presenza di figura adulta e solida c’è,insomma. Perchè sono convinta che il bambino, ma anche l’adolescente, ne ha bisogno:gli serve per strutturare se stesso, per non andare alla deriva.
Per diversi anni della mia vita ho fatto animazione alle feste di bambini, sotto le mentite spoglie del clown “pasticcina”: a molte feste mi capitava di vedere scene irraccontabili, di genitori tenuti in ostaggio da capricci allucinanti di nanetti/e alti un palmo, ma più impositivi e autoritari di una guardia svizzera. Rimanevo professionalmente imperturbabile, e intanto dentro di me mi giuravo che mai, mai e poi mai avrei permesso ai miei di figli di comportarsi in tale modo.
Ma poi ho dovuto imparare che la pratica è assai più dura di quanto i grandi ideali non lascino presupporre. Ho imparato che spesso i si che si pronunciano come genitore sono terribilmente facili e gratificanti;e che invece i no, o le sgridate, a volte costano lacrime e sacrifici,perchè è più facile cedere e vedere un figlio contento che tenere il punto sapendo che ne va della formazione di un essere umano. Ho anche scoperto che certe volte ci si sente davvero divisi in mille idee e mille dubbi:perchè il manuale del genitore perfetto non è che poi arrivi insieme ai primi pannolini, con un elenco facile facile di regolette semplici da seguire.
Ma sopratutto ho scoperto le mie debolezze. Perchè quando uno dei quattro passa il segno, e devo farmi sentire, e VOGLIO farmi sentire, perchè è giusto, è il mio ruolo e il mio dovere, poi me ne sto li a guardare nello specchio il riflesso della strega cattiva che mi sento di essere, la mamma antipatica che sta alzando la voce. E intanto dentro i pensieri vanno a mille:”sarà esagerato?”,”va beh, forse stavolta potevo lasciar correre…”,”però è anche tanto piccolo/a”,”ma forse sono io che sono particolarmente stanca”.Ma mentre il senso di colpa già sta per mettermi a tappeto, ecco il rovescio della medaglia:”è giusto che ci sia un limite”, “non voglio vederli diventare egoisti, viziati, prepotenti e capricciosi”, “se ogni volta giustifico, poi non capirà mai..”.
Stasera i piccoli facevano un pandemonio, mentre tentavo di preparare la cena:Giulia non rientrava e Sara se ne stava rintanata in camera per non aiutare.Alessio in turno di guardia medica per tutta la notte. Al terzo strillo Francesco ha capito l’aria che tirava optando per sedersi a vedere i cartoni animati. Adriano no, aveva deciso che doveva essere guerra. Aggrappato alle mie gambe, con un pianto finto tipo nenia. L’ho preso in braccio:nulla. Gli ho cantato delle canzoncine, provato a dare da mangiare qualcosa, a fargli girare il sugo con il cucchiaio di legno:nulla. Mi sono persino “giocata la carta” di tirare fuori le caramelle:nulla di nulla. Quando l’ho messo in terra per scolare la sua pastina e non bruciarlo, lui ha tentato di mordermi una gamba. Proprio con la rabbia del capriccio in piena regola. Ho alzato la voce, tanto, e l’ho messo seduto da solo in fondo alla stanza.
Lui piangeva, e io sono rimasta a cucinare,ma già la voce interiore mi diceva che è ancora proprio piccolo e non sa dosare le sue reazioni. Mentre il fantasma della mamma/strega cominciava ad aggirararsi minaccioso, Adriano ha smesso di piangere, da solo. Mi guardava. Poi, piano piano, si è spostato,sempre rimettendosi seduto: ma si veniva a sedere sempre più vicino. Alla fine, seduto su un gradino mi guardava cucinare. “mamma”, mi ha chiamato. Mi sono girata a guardarlo:lui sorrideva, e mi ha tirato un bacio.





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Commenti

11 commenti a “regole,dubbi e fatiche

  1. Uffff……… è così difficile…….. e loro sanno veramente tutto, più di noi. Tutto il mondo è paese cara Claudia, ti sn tanto vicina contro i mostriciattoli!!

  2. Carissima Claudia, anche io in questi giorni sono afflitta dai tuoi medesimi dubbi, ed ho solo un figlio di 16 mesi. non oso neppure immaginare come gestire 4 figli in 4 età diverse…
    anche io la scorsa settimana mi sono ritrovata a sgridare Matteo che sembrava avermi dichiarato guerra, come scrivi tu. Dovevo solo portarlo fuori in terrazza e giocare con lui mentre avevo la casa da sistemare, nel frattempo dovevo cucinare, insomma un caos, lui avvertendo tutto il mio stress faceva quello che ogni bambino competente fa: attirare il più possibile la mia attenzione, rovesciando i contenitori, le pinze, la scopa e la paletta… ero lì per cedere alle sue provocazioni ed ero particolarmente indispettita dai “suoi capricci”.
    Voleva solo che uscivamo, si era annoiato a stare in casa solo con me. Mi sono chiesta perché debbano pagare sempre i bambini per i nostri momenti no. è dura avere la lucidità di fare un passo indietro, fermarsi. Io quel giorno mi sentivo davvero esaurita. L’ho sgridato, si è spaventato e l’ho fatto piangere per questo. Mi sono sentita una strega cattiva. Poi loro ci perdonano tutto. e allora al di là del nostro irrinunciabile ruolo educativo mi rendo conto che tutto sommato io ho ancora così tanto da imparare dalla sua gioiosa vitalità. Mi piace credere che basterà il mio amore e il mio buon esempio per fare di lui una persona buona e realizzata. Ma se io grido, se io uso metodi violenti per tenerlo a bada che cosa gli insegno? Se grido gli insegno a gridare, se lo strattono gli insegno a strattonare, io non voglio che lui abbia paura di me, vorrei che lui imparasse che le cose si fanno o non si fanno perché è giusto e non perché la “mamma mi punisce”. E’ difficile ed impegnativo il mestiere di genitori… ma di una cosa sono fermamente convinta che loro non sono CONTRO di noi e viceversa… un bacio, Marika

  3. cara Marika, anche io sono assolutamente convinta che i nostri figli non sono mai CONTRO di noi (beh…eccezione per l’adolescenza, che è un pò un età apparte). E’ verissimo quello che scrivi, e anche io sono convinta che i medoti bruschi o violenti portino solo ad un effetto negativo e contrario. Però credo anche che il bambio abbia si bisogno del nostro amore (come dell’aria che si respira), ma anche di limiti, di regole e certezze. E’ vero, spesso è solo una richiesta di attenzioni,o noia come per il tuo piccolo quel giorno, o desiderio di uscire:ma è davvero sano crescere un piccolo facendogli credere che sia possibile che le persone amate, come la sua mamma, sono a sua totale e completa disposizione ogni volta che lui lo desideri? Io penso di no. Almeno credo.
    Imparare a gestire le frustrazioni che derivano dai limiti che il mondo impone al naturale egocentrismo infantile con cui tutti nasciamo è importante, e credo spetti a noi genitori guidare un figlio in questo cammino. Se io mamma lo cresco facendogli credere che per lui esistano solo e sempre si, totali e incondizionati, che succederà quando poi i no, pesanti, arriveranno dagli altri, dal mondo, dalla stessa vita? Il problema forse è riuscire a essere anche impositivi, ma con amore,senza nervosismi, con una fermezza calma e amorosa che non è proprio facile da ottenere!
    Non lo so…non è facile…e io mi ritrovo sempre piena di dubbi. Cerco di fare del mio meglio:e anche io, come te, spero sempre che comunque il mio amore di mamma basterà a loro, anche a riparare la dove sbaglio.

  4. Cara Claudia….
    Ho immaginato Adriano che ti manda un bacio e ti sorride e tu che ti sciogli….
    Non passa giorno che non mi domandi se riuscirò ad insegnare a mio figlio l’educazione, il rispetto, di se stessi e degli altri, delle regole, la comprensione e tutto il resto… Anch’io come te ho sempre pensato che bisogna avere fermezza, non contraddirsi e non cedere a ricatti e vizi, ma quanto è difficile! La scorsa estate al mare ho visto una bambina (avrà avuto sette-nove anni) che strillava contro il padre perché non voleva camminare nella sabbia e voleva essere presa in braccio, e quando il padre si è rifiutato lei ha cominciato a picchiarlo… Mi sono detta “Mai!”
    Quando facevo la baby sitter era tutto più facile, ci riuscivo e bene e bimbi e genitori mi adoravano. Con i miei nipoti è stato un po’ meno facile ma riuscivo anche con loro, tanto che sono sempre stata un loro punto di riferimento.
    Ma con Giorgio è tutto più difficile. Sarà la stanchezza, sarà che vorrei poter scegliere di stare a casa per un po’ e fare la mamma, sarà che sono invecchiata 🙂 , sarà che è mio figlio, sarà per mille motivi… Sempre combattuta tra la voglia di non farlo piangere, di accontentarlo, di non farlo soffrire e il bisogno di regole. La prima volta che l’ho veramente sgridato ero particolarmente stanca, lui era sempre a casa malato ed io non riuscivo a gestire niente, nè lui nè la casa, e stavo tentando di cucinare. Mi ha guardata stupito, spaventato, deluso, ha cominciato a piangere disperato ed io mi sono sentita come tutte le streghe cattive delle favole messe insieme. Sono andata nell’altra stanza ed ho pianto anch’io. Mi sono detta che non doveva più succedere, mai più, che non avrei mai più dovuto perdere la pazienza in quel modo, ho urlato contro di lui e l’ho spaventato ma non gli ho insegnato niente. Poi ho asciugato gli occhi e sono tornata. E gli ho parlato. La prima volta che gli ho dato uno schiaffetto sulla mano (toglieva e metteva la presa delle luci di Natale…) ha reagito allo stesso modo, in più teneva la manina sollevata ed io mi sono sentita peggio di un verme, poi sono tornata, gli ho parlato, bacino sulla mano e per un po’ ha smesso, ma poi ha ricominciato ed allora ho cominciato a distrarlo… Con il passare del tempo ho capito che lui comprende molto di più di quello che si può immaginare, e quando fa qualcosa “che non si fa” prima glielo dico, poi glielo spiego (spesso funziona), provo a rimproverarlo a volte anche alzando di un tono la voce, e se non funziona alla fine gli dico “ok, non gioco più” e fingo di fare altro…. e questo funziona sempre… Poi mi avvicino, lo prendo e gli spiego cosa e perché, gli dico “si fa?” e lui risponde di no, “facciamo pace?” e mi abbraccia ed io mi sento un po’ meno strega cattiva. Non so se è il modo migliore, però almeno in qualche modo sta imparando che i nostri gesti hanno sempre delle conseguenze. So che non sarà sempre così, forse domani non funzionerà più, ma vorrei riuscire ad insegnargli qualcosa senza insegnargli la violenza, fisica, verbale, psicologica…. Riuscirò? Chissà… Quando ho partorito una pediatra mi ha detto “mamme non si nasce, si diventa”. Cerco di non dimenticarlo.
    Baci

  5. care mamme che bello confortarmi nel confronto con voi…
    oggi sappiamo molte più cose sui bambini di quante ne sapevano i nostri progenitori, che certi problemi non se li ponevano proprio e perpetravano inconsapevoli le catene della violenza. Anche io credo come dici tu Claudia che ci siano limiti che noi genitori dobbiamo essere in grado di porre ai nostri figli, mi sto interrogando sui mezzi che ho a disposizione, sul siginficato delle parole, dei gesti, del tono della voce, consapevole e convinta che il significato originale della parola EDUCARE sia EDUCERE, cioè “tirare fuori quello che c’è dentro”. Anche io come scrive Margherita mi sentirei fallita se mi ritrovassi come quel papà su quella spiaggia e credetemi di questi esempi ce ne sono sempre più in giro. Ma se questo problema dei troppi capricci ce lo abbiamo più o meno tutti, c’entra qualcosa la società in cui viviamo, non vi pare? “Forse siamo deboli perché noi stessi siamo sempre accontentati (e sempre insoddisfatti) da un sistema economico e sociale che anticipa i nostri desideri, che non ci lascia essere protagonisti, che ci vuol solo vendere, vendere, vendere:crociere, intrattenimento, attori, partite, coppe, vacanze, squisitezze, liquori, coca-cola, mutui, prestiti a tasso zero, condizionatori, telefonini, lavatrici. Ed è questa società che riproduciamo nella nostra famiglia. Alla società, come singoli, per correggerla, possiamo fare ben poco: ma verso la nostra famiglia, verso il nostro anellino capriccioso che deve crescere, abbiamo dei doveri, che non sono il dovere di accontentarlo. E se il nostro anellino ci dice, coi suoi capricci, che non siamo adeguati, dobbiamo saper guardarci dentro. Facile da dire..
    Non esiste un bambino che faccia i capricci “da solo”; per fare i capricci
    bisogna essere in due. E se uno dei due, il bambino, fa molti capricci, l’altro
    deve domandarsi cos’è che non funziona, all’interno di se stesso, e nel rapporto
    col figlio. I bambini, più e meglio di noi, sanno benissimo come devono rapportarsi all’una o all’altra delle persone che compongono la loro piccola
    società..”Franco Panizon, pediatra.
    Leggevo questo tempo fa:
    “Quando i genitori insegnano al proprio
    figlio a ubbidire alle regole perché
    queste sono giuste e non perché
    essi hanno più potere di lui, preparano
    il bambino a rispettare la legge
    negli anni a venire, quando i genitori
    non saranno sempre così potenti”.
    T.Berry Brazelton e Joshua
    D. Sparrow, Il tuo bambino e la disciplina. Una guida autorevole per porre limiti a vostro figlio.
    I libri lasciano il tempo che trovano, lo so, ma a volte come piccoli lumicini ci possono indicare dei percorsi che poi sta a noi stabilire se fanno bene per noi oppure no… Un abbraccio

  6. Per Claudia e Marika.
    Per la cronaca: il CONTRO, come dite voi, era ‘na battuta. Se nn c’è ironia, ragazze mie, state proprio male: è ovvio che uno nn può fare figli per andarne contro e viceversa, voi che dite?? Cmq. A posto così.

  7. Alessia si capisce che la tua è una battuta! mi spiace che ti sia urtata per le mie parole, non volevo in nessun modo creare fraintendimenti.

  8. mi avete fatto commuovere, Claudio ha solo 6 mesi e io passo ogni giorno a chiedermi se saro’ una buona madre e se sapro’ insegnargli le cose evitando lo scontro; gia’ ora che fa le pernacchie mangiando e cerco di insegnargli che non si fa mi vengono mille dubbi, chissa’ cosa succedera’ crescendo…
    e’ stato bello leggervi.

  9. per Marika:il brano di Brazelton è splendido!!! (tra l’altro lui è stato uno dei miei miti, un grandissimo uomo). Mi è piaciuto molto anche il testo di Panizon, però in alcuni passi mi lascia delle perplessità:voglio rifletterci con calma. Non sono convinta che i capricci rappresentino in genere sempre un indicatore che qualcosa non funziona nel rapporto. Rudolf Steiner (nel suo splendido “educare alla libertà”) spiegava anche come il bambino spesso “cerca” il capriccio, nel senso della ricerca di limiti. Vuole sapere in sostanza fin dove si può spingere;vuole sapere di trovare ad un certo punto l’autorezza amorevole del genitore che dice “oltre qui non si va”. Lo vuole sapere perchè ne ha bisogno,ha bisogno di certezze e della solidità dell’adulto. Comunque…si, è veramente bello e importante potersi confrontare con voi. A me dona moltissimo!!!
    Per Margherita: mi sono davvero familiari le cose che racconti. Mi sembro proprio io!!!! E poi è verissimo:come è più facile con i figli degli altri… 😀
    Per Alessia:ma io veramente mi riferivo alla frase usata da Marika nel suo post di risposta,non a te. E non era in tono polemico, anzi:volevo dire che certamente sappiamo tutte che anche il peggiore dei capricci non è voluto contro la mamma. Tutto qui.

  10. dopo aver letto tutti i vostri commenti, mi sento di dire che ogni tanto sono la mamma strega, con mio marito abbiamo stabilito delle regole da tenere con nostro figlio, le cose che non deve fare vanno spiegate prima con colma, dicendo il perchè non le deve fare, dopo varie volte che viene spiegato e non ascolta( parlo più che altro delle cose pericolose) si alza un pò la voce, in modo che capisca che davvero è pericoloso ed è per il suo bene che lo facciamo,ma quando dopo questo non ascolta se continua a toccare quello che non deve gli diamo una sberlina sulla manina o sul sederino, anche se devo dire che avendo il pannolino lui ride guardandomi in faccia e a me fa male la mano, quindi a volte mi dico che dare la sculacciata non serve poi a molto, ora che sta un pò crescendo ci sono i momenti che quando è troppo nervoso e continua a fare capricci anche se cerco di calmarlo con delle carezze lo metto nella sua culla piange qualche minuto e poi non lo sento più, quando vado a trovarlo lo trovo sorridente che gioca con i peluche e non vuole più uscire! è vero che ha solo 21 mesi, ma io credo che i bimbi capiscano più di quanto noi immaginiamo, e devo dire che kevin è un bimbo iperattivo e quindi ogni azione che compie è pericolosa, ad esempio ormai da mesi ha imparato ad arrampicarsi al tavolo della cucina e aprire la finestra mettendosi quasi fuori del tutto con il busto! e ogni volta che lo vedo così mi si gela il cuore! ma ora abbiamno trovato un patto, dato che niente lo dissuade dal guardare fuori dalla finestra può stare così solo sde ci siamo noi che lo teniamo, ora da solo mi chiede di potersi mettere li perchè sa che o con noi o niente!!
    insomma è davvero difficile capire come comportarsi giustamente con un figlio, ognuno ha i suoi modi e ogni bimbo è diverso, credo che conti molto anche l ambiente in cui si cresce, mia mamma ha avuto 5 figli e siamo tutti abbastanza vicini come età, ricordo che era sempre molto nervosa urlava di continuo e spesso usava il cucchiaio di legno soprattutto con mio fratello minore che era un pò tremendo, io ricordo che dentro di me dicevo” io a mio figlio non lo picchierò mai così”; è difficile perchè quella è l impronta che ho avuto e mi viene spontaneo a volte alzare la voce( anche con mio marito) ma mai ho preso un oggetto per alzare le mani a mio figlio e non mi viene neanche da farlo, ma se vedo che ho accumulato troppo nervoso ricordo mia mamma e le parole che mi dicevo, così mi chiudo in camera, e piango da sola, e almeno così non sfogo i miei nervosismi sul mio cucciolo, che non deve subire le nostre angoscie!
    ora mi che ho un figlio mi rendo davvero conto di quanto sia difficile crescerli, è proprio vero che a volte si ha anche la tendenza a tralasciare e dire di si solo perchè siamo stanche, ma ne va del loro futuro! scappo che il mostriciattolo sta staccando la corrente dal contatore generale 🙂

  11. Ciao ragazze, proprio stamattina sono andata dal consulente pedagogico del nido per sapere come affrontare i momenti no che ho con Dadino (il cambio pannolino, un pandemonio tutte le volte e il seggiolino auto, idem con patate) e lui è stato davvero eccezionale. Niente ricette o regole alla SoS Tata, cosa che peraltro immaginavo,anzi quello che mi immaginavo era un bonario “Signora , si faccia il segno della croce e sopporti, è l’età!”.
    Scriverò, appena avrò tempo, spero presto, quello che mi ha detto, mi sono comunque rimaste impresse due cose in particolare: una è che non c’è praticamente modo di causargli dei “danni ” irreparabili adesso, perché lui crescendo, come abbiamo fatto noi tutti, avrà le risorse per rimediare e imparare a conviverci : genitori che si mettono in discussione sono già molto avanti nel risolvere i problemi, qualunque siano i loro errori. E seconda cosa, Dadino sa perfettamente, al di là di sbraitamenti vari(cui comunque ricorro pochissime volte, vista la loro palese inutilità)se io sono o convinta o meno di ciò che voglio da lui. La sicurezza interiore con cui la mamma mette i suoi paletti si traduce in sicurezza del bimbo nel sapere i limiti da rispettare. Come si raggiunge la sicurezza interiore?! Intanto, mi sto mettendo in gioco e ho una direzione da seguire. Per il resto, abbandonerò le mie proiezioni su di lui, e navigherò a vista. Il distacco prima o poi deve avvenire, con calma ma senza incertezze, una cosa per volta. Ma ora so che non posso più nascondermi. Ragazze, sono con tutte voi, sono particolarmente d’accordo con Claudia quando dice che i capricci non sono necessariamente sintomo di problemi. E’ una proiezione degli adulti, questa. E soprattutto credo che i figli ci scombinino le carte in tavola a fin di bene:se il “vestito” che ci siamo cuciti addosso fino a questo momento non ci sta più bene, è giusto cambiarlo, è un pò rinascere anche per noi. Scusate il caos. Baci a tutte!!!

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