Un’altra vita

Scritto da Claudia il 05 Aprile 2011

Ispirata dal sole pieno di questi giorni, dal tepore primaverile e dall’ultimo post della barbafamiglia, mi sono trovata a fare una profonda considerazione sul luogo che si sceglie per vivere. Io sono nata a Roma, grande, immensa, caotica e disfunzionale città;ho vissuto sempre in città, e per diciotto anni della mia vita in un grande quartiere popoloso di periferia. Un posto con la metro sotto casa (la mitica metro A che con la altrettanto mitica B sono le uniche linee metro di questa metropoli),mille negozi, duemila alimentari, palestre, piscine, centri sportivi, centri benessere…e anche due mega Centri Commerciali nei paraggi. Tutto insomma. Uno di quei quartieri dove l’alternarsi delle stagioni è invisibile,dove la temperatura è sempre uguale a se stessa,fatta eccezione per l’estate quando la calura raggiunge gli stessi livelli del deserto del Sahara, e si vive barricati in casa con i condizionatori “a palla”. Uno di quei quartieri dove se ci si mette a contare le macchine si perde il senno, dove,se non hai un box o almeno un posto auto,ci sono giorni in cui puoi trovarti in singhiozzi dopo due tre ore che giri cercando parcheggio, dove i palazzi hanno sette piani l’uno e quattro appartamenti a piano e il concetto di “balcone” è pari a circa uno spazietto di un metro per tre.
Quando ero incinta di Adriano abbiamo deciso di vendere la casa, perchè con quattro figli davvero non era più possibile entrarci. Mio marito lavorava già da tempo ai Castelli Romani, insieme di paesi sulle alture vicino Roma:abbiamo preso coraggio, ed iniziato a cercare casa da queste parti. L’abbiamo trovata ad Ariccia. Un primo piano con ingresso indipendente,giardino e grande terrazzo rialzato. L’ultima casa della via, prima del bosco.
Quando sono venuta a vivere qui,nel dicembre 2010,mi sentivo molto spaesata;non ero sicura della scelta, sicura di ambientarmi, di ritrovarmi in un posto dove i negozi non sono esattamente “sotto casa”, ma bisogna fare delle passeggiate per arrivarci. Poi invece è stato tutto così facile e bello, che oggi mi chiedo come abbiamo potuto non pensarci prima.
L’estate qui fa caldo, ma sotto gli alberi non è insopportabile:nel terrazzo mettiamo le piscinette e i piccoli sguazzano come matti, e le ragazze prendono il sole.L’autunno il bosco è una meraviglia di rosso, oro e marrone:con Francesco nelle stradine vicino abbiamo raccolto le pigne, le castagne cadute, le foglie più belle e lui la sera voleva sempre fare le composizioni nei piatti.L’inverno qui a volte nevica, e il giardino è tutto bianco:il mattino presto c’è la brina, e la sera accendiamo il caminetto. Adesso che sta piano piano sbocciando la primavera nel giardino le piante hanno tirato fuori tutte le gemme,e abbiamo già comprato le prime piantine a fioritura stagionale. Il sabato e la domenica Adriano e Francesco si vestono in un lampo per poter uscire subito:li sento correre sui tricicli e ridere da dentro casa. Sara a volte va a studiare in terrazzo seduta su una coperta, e facciamo il tifo per le prodezze giardiniere di Alessio,come le sue composizioni di vasi (ad Alessio il giardinaggio “è entrato nel sangue”!!!ahahahah)
La notte qui il silenzio, per una come me vissuta per anni sopra una strada cittadina ad alto scorrimento, è quasi irreale. A volte in questo silenzio mi chiedo come si può perdere completamente il contatto con la natura:ed accettare di farlo perdere ai nostri figli. Come riusciamo a vivere stipati in palazzi alti e brutti, illudendoci che la comodità di un centro commerciale vicino possa ripagare di tutto quello che si è perso.
Domenica Francesco mi ha detto:”guarda mamma, che fogliette che nascono in giardino:belle vero?” Si,sono proprio belle…






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Commenti

6 commenti a “Un’altra vita

  1. Grazie Claudia, i tuoi post sono delle perle! bisognerebbe proteggerla con ogni mezzo questa natura, è da millenni che l’uomo la stupra selvaggiamente. Questa è l’unica terra che abbiamo e quando lo capiranno le persone che sono tutte così schizzate perché la vita nelle metropoli è disumana?

  2. ma che bello!!!!ariccia è bellissima,io sono spesso a marino a trovare mia zia!!!magari qualche volta ci si potrebbe incontrare!!!baci

  3. Scusatemi, RETTIFICA (se no il senso non si capisce). SIAMO VENUTI AD ABITARE QUI NEL DICEMBRE 2009. Ho confuso la data. (un anno e 4 mesi fa…non 4 mesi fa)
    per Marika:grazie del complimento. E’ proprio vero, comunque,l’uomo non h rispetto e comprensione per ciò che lo circonda e amorevolmente lo nutre, lo accoglie e gli da da vivere. La terra.
    per desy:magari incontrarci!!!!!!!!!!! fammi sapere quando capiti, che ci mettiamo d’accordo. 😀

  4. Mi chiedevo in effetti come avessi visto l’autunno e l’estate se ti eri trasferita solo questo inverno 😀 ahah 😀
    Concordo con te, io ho avuto la fortuna di nascere in un paese di provincia, in collina a 20minuti dalla svizzera, quindi non ho mai provato a vivere così lontana dalla natura.. ma non ci riuscirei. Mi sentivo male solo dovendo passare le giornate a Milano per studiare, mai più!! Ora abito ad Urbino, ed è semplicemente splendido. Una vallata verde e splendida fuori dalla mia finestra, il mare a mezz’ora di macchina, la montagna, le colline e la campagna.. per non parlare delle splendide stradine medioevali di questa città stupenda. Non invidio per niente chi abita a Milano, anche se io per trovare un centro commerciale grosso devo fare mezz’ora di macchina e andare a Pesaro!

  5. …mi stavo perdendo questa bellissima fotografia… E non parlo delle belle foto che hai inserito, ma del tuo bel modo di raccontare, con semplicità e cuore. Di un bel posto dove respirare non vuol dire solo far entrare un po’ d’aria nei polmoni, ma assaporare l’aria, pulita e piena di profumi.
    Da ragazzina abitavo in città, un secondo piano di una strada trafficatissima dove passava anche l’autobus, e spolverare voleva dire ritrovarsi panni e mani nere, dove mi ostinavo a lavare le foglie del ficus per farlo respirare un po’. Poi ci siamo trasferiti in periferia, molto in periferia e all’inizio è stato strano, come per te, doversi allontanare tanto per fare la spesa, per andare a salutere amici e parenti… ma quando guardavo fuori dalla finestra della mia camera vedevo una distesa di ulivi, e alberi e piante varie e colorate, e spolverando abbiamo scoperto che la polvere non era nera e il ficus ha risollevato le sue foglie…
    Ed ora abito in un’altra città, più piccola della mia, in periferia ma non troppo, in un bel condominio immerso nel verde, a due passi dal fiume Bisenzio e dalla bellissima e lunga pista ciclo pedonale che in più punti (soprattutto vicino casa nostra) è lontana dal traffico e dai rumori della città. E nel nostro cortile ci sono il prato, le rose, i pini, gli oleandri e un’albero di giuggiole che è proprio davanti alla finestra della nostra camera. E per tutto l’inverno ho detto a Giorgio che prima o poi cominciava a germogliare, e quando abbiamo visto le prime foglie abbiamo gioito insieme. E per Giorgio è il “giuggioo”.
    …ops… mi sono dilungata anche stavolta……….
    Baci a tutti voi.

  6. Splendido post, davvero! Complimenti! E’ la stessa sensazione che provo io a vivere in montagna…apro la finestra e respiro aria pura, le macchine si contano sulle dita di una mano, il bosco è dietro casa…certo, per fare la spesa la mezz’ora di macchina c’è, ma cosa vuol dire per i miei bambini andare in giardino e giocare in uno spazio tutto per loro e per i loro amichetti che presto verranno? Poi, il primo parchetto è ad un tiro di sasso da casa…per cui…viva la natura! Questa è vita! Io sono nata e vissuta in provincia di Milano per 25 anni, poi sono “fuggita”…Per arrivare in un posto più scomodo, sì, ma più “vivo”… 🙂

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