la temperatura è sempre uguale a se stessa,fatta eccezione per l’estate quando la calura raggiunge gli stessi livelli del deserto del Sahara, e si vive barricati in casa con i condizionatori “a palla”. Uno di quei quartieri dove se ci si mette a contare le macchine si perde il senno, dove,se non hai un box o almeno un posto auto,ci sono giorni in cui puoi trovarti in singhiozzi dopo due tre ore che giri cercando parcheggio, dove i palazzi hanno sette piani l’uno e quattro appartamenti a piano e il concetto di “balcone” è pari a circa uno spazietto di un metro per tre.
Quando ero incinta di Adriano abbiamo deciso di vendere la casa, perchè con quattro figli davvero non era più possibile entrarci. Mio marito lavorava già da tempo ai Castelli Romani, insieme di paesi sulle alture vicino Roma:abbiamo preso coraggio, ed iniziato a cercare casa da queste parti. L’abbiamo trovata ad Ariccia. Un primo piano con ingresso indipendente,giardino e grande terrazzo rialzato. L’ultima casa della via, prima del bosco.
Quando sono venuta a vivere qui,nel dicembre 2010,mi sentivo molto spaesata;non ero sicura della scelta, sicura di ambientarmi, di ritrovarmi in un posto dove i negozi non sono esattamente “sotto casa”, ma bisogna fare delle passeggiate per arrivarci. Poi invece è stato tutto così facile e bello, che oggi mi chiedo come abbiamo potuto non pensarci prima.
L’estate qui fa caldo, ma sotto gli alberi non è insopportabile:nel terrazzo mettiamo le piscinette e i piccoli sguazzano come matti, e le ragazze prendono il sole.L’autunno il bosco è una meraviglia di rosso, oro e marrone:con Francesco nelle stradine vicino abbiamo raccolto le pigne, le castagne cadute, le foglie più belle e lui la sera voleva sempre fare le composizioni nei piatti.L’inverno qui a volte nevica, e il giardino è tutto bianco:il mattino presto c’è la brina, e la sera accendiamo il caminetto. Adesso che sta piano piano sbocciando la primavera nel giardino le piante hanno tirato fuori tutte le gemme,e abbiamo già comprato le prime piantine a fioritura stagionale. Il sabato e la domenica Adriano e Francesco si vestono in un lampo per poter uscire subito:li sento correre sui tricicli e ridere da dentro casa. Sara a volte va a studiare in terrazzo seduta su una coperta, e facciamo il tifo per le prodezze giardiniere di Alessio,come le sue composizioni di vasi (ad Alessio il giardinaggio “è entrato nel sangue”!!!ahahahah)
La notte qui il silenzio, per una come me vissuta per anni sopra una strada cittadina ad alto scorrimento, è quasi irreale. A volte in questo silenzio mi chiedo come si può perdere completamente il contatto con la natura:ed accettare di farlo perdere ai nostri figli. Come riusciamo a vivere stipati in palazzi alti e brutti, illudendoci che la comodità di un centro commerciale vicino possa ripagare di tutto quello che si è perso.
Domenica Francesco mi ha detto:”guarda mamma, che fogliette che nascono in giardino:belle vero?” Si,sono proprio belle…