Mi sono sentita tartassata, mi ha fatto parlare dei miei genitori, di come loro hanno preso la notizia che non possiamo avere figli nostri, del dolore che sento quando ogni mese mi arriva il ciclo, della rabbia che ho dentro, secondo lei quello che mostro non è il mio vero carattere e mi ha dato un “compito a casa” cioè di scrivere i miei punti di dolore e di rabbia, di ricordarmi ogni episodio del passato di quando ho sofferto e al prossimo colloquio cioè la settimana prossima devo parlare solo io e dirle ciò che ho dentro.

Quando parlava vedeva le nostre reazioni, ci ha detto che quando abbiamo dei momenti di sconforto dobbiamo entrambi prenderci dei nostri spazi e magari piangere, senza confidarci con l’altro partner. Io le ho spiegato che sono quasi 2 mesi che non soffro più di tanto….ma non credo l’abbia bevuta….lei ha detto che la nostra testa vuole pensare questo, ma che in realtà il nostro cuore pensa e rivela un’altra cosa.

Io mi sento ancora più agitata e giù di morale….lo so che è il loro mestiere quello di fare queste domande, ma io mi dico a cosa serve? Se uno ha un suo figlio proprio nessuno le va ha dire se sarà una buona mamma o no, nessuno va a vedere se la persona è riservata o esuberante, se ha carattere o no…..se il carattere che ha andrà bene per crescere suo figlio. Ha detto che Michele deve limitare la sua esuberanza e io far rivalere il mio carattere tanto da essere pari. Ma io sono così da 33 anni cosa potrò mai cambiare del mio carattere?