Caro diario,
è vero che è da poco passato Halloween, ma non sono un fantasma!
Sono sempre io, quella che ha passato sette mesi su nove a scriverti di un bimbo tanto desiderato, che ti raccontava di pop corn e carillon, di nove mesi di insulina, di gioie e emozioni e incertezze e paure. E poi il suo arrivo, la felicità e l’emozione del primo incontro, le notti insonni e le coliche, il suo sguardo dolce e il suo profumo di zucchero filato.

E poi il triste e doloroso rientro al lavoro, i suoi pianti ed i miei pianti, il nostro primo, doloroso distacco. E il primo anno di corse e incroci, quelli tra me e babbo Luca, mia forza e mio sostegno, sempre. E i primi sorrisi ed i primi dentini, e le le sue mani sempre alla ricerca di me.

E poi il nido e i suoi problemi, e l’asma e i broncospasmi, ma soprattutto lui, la sua dolcezza e i suoi primi passi, le sue carezze ed i suoi baci, le sue prime parole ed i suoi primi discorsi, quel suo sguardo da sempre intenso e profondo, quel suo sguardo da grande, e i suoi discorsi da grande.

E poi la materna, di cui ti ho raccontato poco, ma che è stata una bellissima esperienza, tre anni di scoperte e crescita per il mio Piccolo Grande Amore ma anche per noi. Tre anni in cui abbiamo trovato nuovi, grandi amici, persone su cui poter contare e che potranno sempre contare su di noi. E lui, “il professore”, come lo chiamavano le sue maestre, il nostro chiacchierone, allegro, sensibile, dolce ma sicuro di se’, lui che non ha paura di dire quello che pensa, che non teme di non essere come gli altri e non vuole esserlo. Lui che si impegna in ogni lavoro e attività, lui che è curioso di tutto. Lui che ha imparato a leggere a quattro anni e mezzo e noi che lo abbiamo scoperto per caso. La materna e le sue emozioni: i lavori, le attività, le esperienze, i lavori, gli spettacoli e le feste di Natale e di fine anno, fino alla cerimonia del diploma. E lui che si metteva in posa per la foto, con il suo cappello e il diploma stretto in mano e brandito verso il cielo, con il sorriso e l’emozione nello sguardo. E le mie lacrime di gioia che non finivano mai. E la gratitudine verso quelle meravigliose maestre, che hanno insegnato a lui ed ai suoi amici tanto di più di quello che la scuola prevede.

E ancora… Lui che progetta invenzioni incredibili, lui che ci lascia biglietti in giro per casa, lui che ammira i partigiani, si dichiara partigiano e canta “Bella ciao”. Lui che si arrabbia, che mi contrasta. Noi che poi ci abbracciamo, parliamo e facciamo pace.

E poi la sua passione per i libri, per il nuoto, per il mare, per Harry Potter e per i Queen. E il suo amore per il suo cuginetto Andrea, di due anni più grande.

E ancora, le feste di compleanno, tutte belle, tutte ancora nei ricordi dei bimbi, come quella tra gli animali al centro di scienze naturali.

E poi l’inizio della scuola primaria, la scuola “da grandi” e la caduta del primo dentino il primo giorno di scuola! Un nuovo inizio.

Noi. E il nostro cordone che invece di staccarsi ci ha legati sempre di più.
Ecco, ero io, che ti raccontavo di noi.
Ti raccontavo di un amore grande, il mio Piccolo Grande Amore, Giorgio.
(E continuerò a raccontarti, meno spesso ma continuerò)