Il mio bimbo compirà 11 mesi tra pochi giorni e ho appena smesso di allattare. Questo mi ha fatto ripensare a come invece era iniziato l’allattamento…in un modo che non avrei mai immaginato!

Nella mia fantasia, come credo in quella di  m’immaginavo sempre seduta sul divano ad allattare il mio piccino, tranquilla e serena. Del resto non dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo? Nell’immaginario collettivo c’è poi l’ideale del bambino che appena nato, viene messo sulla pancia della mamma e si “arrampica” per attaccarsi da solo al seno. Anche al corso preparto ci hanno fatto vedere molti filmati in proposito…e non mi addentro nel discorso del lavaggio del cervello che ormai fanno ovunque contro l’allattamento artificiale. Non è questo ciò di cui voglio parlare oggi.

Ahimè, mi sono dovuta ricredere: quella che sembra dover essere la cosa più naturale del mondo, non è stato per nulla così. Il mio piccolino, appena nato, di attaccarsi non ne voleva proprio sapere, anzi…è sbucato fuori dal lenzuolo e con la sua bella testolina si girava intorno guardandosi in giro incuriosito (eh, sì il tipetto è nato con gli occhi ben spalancati) come per capire dove fosse.
Da lì è nato il disastro: non si è mai attaccato. Ogni volta che gli offrivo il seno urlava come un pazzo. Ho chiamato le ostetriche non so quante volte e hanno davvero provato di tutto: paracapezzoli, bagnare il capezzolo con acqua e zucchero, forzarlo, ma nulla! Lui ha continuato a urlare. E così, dopo 2 giorni dalla nascita ce ne siamo tornati a casa con il nostro bel problema…e con il bimbo che alla fine era stato abituato al biberon dalle ostetriche per fargli mangiare qualcosa.
Già qui però vorrei sottolineare come tutta questa propaganda di allattamento al seno, che almeno da me è massiccia, sia poi carente di supporto reale in molti ospedali, dove anche se ti dicono di insistere di fatto dimettendoti così presto, ti portano a difficoltà enormi in seguito, soprattutto se si è al primo figlio.
La montata lattea mi è arrivata la notte del giorno in cui sono stata dimessa, ma anche lì il baby non ne ha voluto sapere. Così oltre al biberon, mi sono munita di tiralatte per evitare che mi andasse via. Ma è stato un vero calvario: i ritmi del bambino erano di 3 ore, di cui 1 passata a bere dal biberon (sì perché il signorino il mio latte messo nel biberon lo beveva, ma al seno zero) + 1 ora e mezza di tiralatte, mezz’ora di riposo e via che si ricomincia! Così giorno e notte!
Oltre a questo stress che non mi ha permesso di recuperare le forze della fatica del parto, si è aggiunto un ulteriore disagio emotivo: mi sentivo rifiutata dal mio bambino. Continuavo a piangere, non capivo perché non volesse saperne e urlasse così, stavo molto male, ne stavo facendo una malattia.

Pochi giorni dopo, portando i documenti della nascita del bimbo in ufficio, ho parlato con le mie colleghe e una di loro mi ha detto di aver vissuto la stessa situazione e mi ha consigliato di rivolgermi ai consultori Asl! E così ho fatto e ne sono stata super felice. Nella mia Asl organizzano 2 mezze giornate a settimana chiamate punto allattamento, dove danno sostegno all’allattamento al seno e ci sono 2 ostetrici (eh sì c’è anche un uomo, ma super bravo) disponibilissimi per qualsiasi cosa, in più è diventato un libero punto d’incontro per tutte le mamme coi bimbi fino ad un anno.
E’ stata la mia ancora di salvezza. Certo non si è risolto subito, ma dal punto di vista psicologico, parlare con qualcuno di esperto e con altre mamme mi ha sostenuta molto. Alla fine mi hanno semplicemente detto di provare ad attaccarlo, ma senza forzarlo o prenderlo per fame. E così, all’alba del 1° mese compiuto) una mattina ho guardato il mio bel bimbo negli occhi e gli ho detto “Mò bellino o ti attacchi o stop! Basta tiralatte, la mamma è stanca!”. Sarà che mi ha sentita convinta e decisa, non so, ma da lì si è attaccato e abbiamo detto addio a biberon e tiralatte! E’ stato un giorno memorabile!
Ho poi continuato ad andare al punto allattamento, dove man mano ho incontrato molte neomamme che avevano il mio stesso problema e sono stata entusiasta di poter riportare loro la mia esperienza e lieto fine e di infondere loro coraggio. Ho avuto la riprova che se la mamma è serena, anche i rapporti col piccolo migliorano. Anche se c’è chi ha preferito poi passare al latte artificiale definitivamente, vi garantisco che la soddisfazione più grande è stato poter alleviare la loro disperazione e il senso di inadeguatezza che già è sempre presente appena si partorisce. L’importante è sentirsi bene e vivere serenamente la propria maternità senza farsi illudere dai miti e dalle belle favole.
Ora ho dovuto a malincuore terminare ma per motivi di salute del piccolo. Dopo il rientro al lavoro allattavo solo la sera, ma spesso si addormenta senza la poppata della nanna e non la vuole nemmeno dopo (si sveglia spesso di notte per problemi di stomaco), ma mmi sarebbe piaciuto continuare ancora qualche mese…Pazienza! Viste le premesse, direi che sono soddisfatta così!