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L’importanza di chiamarsi Papà

Scritto da Patrizio Cossa il 15 Maggio 2016

L’altro giorno stavo portando Selina dai miei genitori.

La lascio in quella che un tempo era camera mia, e le dico: “Ora ti lascio con nonno.”

Poi mi giro e salutando dico: “Ciao papà.”

E penso.

In 33 anni (e per i prossimi 1000 anni) io non ho mai chiamato mio padre per nome.

Non ho mai detto: “Ciao Giovanni (il suo vero nome)” e mai lo dirò, se non consideriamo gravi discussioni.

E penso.

Che mia figlia non mi chiamerà mai per nome.

Io per lei ho cancellato il mio vecchio nome e ne ho preso uno nuovo.

Anche a 90 anni, mi continuerà a chiamare papà.

Patrizio non c’;è più.

O almeno quel Patrizio non c’è più e ce ne è uno nuovo.

Uno per tutti gli altri, e papà per mia figlia.

In questo senso è come dire di essere nato una seconda volta.

Avevo sentito dire da alcuni che si diventa veramente padri quando ti senti chiamare papà.

Ma non ne avevo capito il significato.

Pensavo si riferisse ad una emozione, ad un momento intenso tra voi due.

Invece è molto di più.

C’è una storiella che gira su internet; una maestra chiede ad un bambino:

“quanti anni ha tuo padre?”

e il bambino dice:

“6 anni”

“Ma come è possibile? Sarà molto più grande”

“No, è diventato papà da quando ci sono io”

Al di là della tenerezza infinita, dietro all’ingenuità c’è una verità incredibile.

E’ la nascita di un uomo nuovo.

L’annullamento di quello prima.

Mi viene sempre in mente la storia dell’agave.

La pianta dell’agave ha una particolarità: può vivere anche oltre 50 anni e arrivare a notevolidimensioni, ma produce un solo fiore.

Dopo di che, muore.

Usa tutta la sua forza e tutte le sue risorse per far crescere quell’unico fiore, per poi lasciarsi andare e morire.

Quel fiore è di una bellezza rara e può arrivare anche ai 5 metri di altezza.

Ma mi ha sempre fatto strano pensare ad una pianta che cresce in solitaria per poi annullarsi completamente.

Mi chiedevo perchè, pur sapendo di fare questa fine, l’agave avesse voglia di annullarsi così.

Certo, è una pianta, ma conosco tanta gente che non va molto al di là.

Quello che ho capito ora, è che non muore veramente, muore quella che chiamiamo agave, per farnascere una nuova pianta che darà vita a nuovi fiori.

Un uomo quando fa un figlio non si annulla ma cambia e si trasforma, diventando un’altra persona.

Grazie Selina, per avermi fatto nascere papà.

Bio
Sono Patrizio Cossa, detto “Papo”. Classe 1983, sono romano e sono un autore teatrale e televisivo.
Dirigo il Centro Sperimentale di Inprovvisazione e Teatro “Assetto Teatro” di Roma, dove formo Improvvisatori, attori e insegno alle persone a parlare in pubblico senza paura del giudizio proprio e degli altri.
Ho aperto un blog per neo-papà e quasi neo-papà per aiutarci ad affrontare il panico da “Papà? Io? Aiuto!!” e ho un passato da chef.
LINK:
nientepanico.patriziocossa.com
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