Le differenze non si limitano alle questioni di principio.
"Il figlio naturale deve essere riconosciuto da padre e madre", dice Michela Degiovanni – avvocato di famiglia e fondatrice del centro Spazio Famiglia di Monza e Brianza – "mentre per il bambino di una coppia sposata sussiste la presunzione di leggitimità, che permette di procedere con una dichiarazione di nascita effettuta da da uno dei genitori.

Il riconoscimento del figlio naturale si può fare in ospedale (entro 3 giorni dalla nascita) o in Comune (entro 10 giorni dalla nascita).
Se rimandata a momenti successivi, la procedura, pur restando sempre possibile, diventa più complicata dal punto di vista burocratico.
Il riconoscimento, una volta effettuato, è irrevocabile e può avvenire anche prima della nascita: un atto che di solito viene effettuato in questa fase se il padre è colpito da una grave malattia e vuole assicurare, qualsiasi cosa accada, il proprio cognome al figlio.

Se un uomo si rifiuta di riconoscere una paternità, la madre può rivolgersi al tribunale per la dichiarazione giudiziale di paternità, che oggi può essere dimostrata con prove genetiche. Il padre non è obbligato a sottoporvisi, ma di solito un eventuale rifiuto viene interpretato dal giudice come un grave indizio che può portare ad accoglimento della domanda.

Una disparità permane anche nei diritti ereditari. "Il figlio naturale ha gli stessi diritti successori, dal punto di vista della quota, rispetto a eventuali fratellastri "legittimi", ma non sui beni", dice Degiovanni. "Questo significa che un fratellastro legittimo ha la facoltà di liquidargli una somma in denaro, corrispondente al valore – per esempio – di un’azienda, un immobile o un gioiello".

Un’ulteriore discriminazione, non da poco, riguarda i legami di parentela. "Infatti, un bambino nato fuori dal matrimonio, anche se riconosciuto dai genitori, non acquisisce legami ufficiali di parentela con nonni, zii e cugini". "La legge sull’affido condiviso ha tuttavia affermato il diritto del minore a mantenere rapporti affettivi profondi e significativi con tutti i componenti del clan familiare", dice l’avvocato.
"Rimangono pertanto disparità in tema di diritti ereditari fino al sesto grado di parentela, mentre quelli naturali solo dai genitori.

Al momento, si può tentare di porre rimedio a tale disparità, attraverso un testamento, meglio se pubblico, reso davanti a un notaio, più difficile da impugnare dai cosìdetti eredi legittimi".
 

Si ringrazia Daniela per il contributo