Che cos’è l’alfa-feto-proteina?

E’ una proteina prodotta dal feto e presente nel suo sangue (e anche nel liquido amniotico).

Una piccola quantità di questa sostanza finisce per passare anche nel sangue materno.

  • Se, con il prelievo sanguigno della madre (tipicamente eseguito a stomaco vuoto), si scopre che il suo livello è troppo basso, allora il feto corre qualche rischio (potrebbe essere affetto da una sindrome di Down).
  • Se invece il livello è più alto della norma, il tubo neurale potrebbe essere rimasto parzialmente aperto (spina bifida).

Il condizionale è d’obbligo perché, spesso, un’anomala quantità di alfa-feto-proteina è causata dalla presenza di due o più gemelli, o da un feto a uno stadio di sviluppo più avanzato di quanto si ritenga, o da altri fattori.

Esistono altri test, basati sempre sull’esame di alcune sostanze (come per esempio particolari ormoni), la cui presenza è più alta o più bassa nei feti affetti da sindrome di Down. Sono testi cosìdetti “tripli” (il più noto è il Tri-test) che analizzano tre sostanze: oltre all’alfa-feto-proteina, anche la gonadotropina coriale e l’estriolo. Combinati insieme, questi risultati permettono di valutare con più esattezza la probabilità del rischio Down (così come tre sintomi invece di uno solo consentono di avvicinarsi di più ad una diagnosi).

Tutti questi esami del sangue sono effettuabili tra la 15esima e la 20esima settimana. Neanche il tri-test però, dicono gli esperti, può dare la certezza sull’effettivo rischio di avere un figlio Down. Anzi, creano spesso un’apprensione (che si rivela poi ingiustificata) in molte madri.

Secondo la Società di Genetica Medica, questo test è utile solo fino ai 35 anni di età.

Le varie indagini di laboratorio, dall’amniocentesi all’esame dell’alfafetoproteina, intendono ovviamente scoprire difetti del feto a livello microscopico (cromosomi) o chimico. Per sapere se tutto va bene a livello macroscopico (cioè se esistono problemi nello sviluppo corporeo), e quindi nell’anatomia o nel funzionamento di molti organi, si utilizza, com’è noto, l’ecografia. E’ come vedere un filmino nella nebbia: l’immagine è sabbiosa, a volte incomprensibile per la madre (non per un esperto), ma fornisce preziosissime informazioni. (leggi anche: L’Ecografia).
Valori di riferimento:
Liquido amniotico:
– 15a settimana: 8700 – 36000 ng/mL.
– 16a settimana: 8800 – 30600 ng/mL.
– 17a settimana: 6900 – 25800 ng/mL.
– 18a settimana: 4800 – 20400 ng/mL.