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L’analgesia epidurale

Scritto da Maria Chiara Giusteri il 10 Novembre 2013

epidurale

Oggi esistono molti metodi per contenere il dolore in travaglio di parto. Accanto a quelli naturali (acqua calda, massaggio, aromaterapia, musicoterapia…) ve ne sono altri che si attuano tramite l’utilizzo di alcuni farmaci: l’analgesia epidurale e quella attraverso l’inalazione di gas.

L’analgesia epidurale (o peridurale) è a tutt’oggi il metodo farmacologico maggiormente utilizzatoin Italia per ridurre il dolore del travaglio e del parto. È eseguita in sala parto, solitamente quando il travaglio è ben avviato.

È il medico anestesista che si occupa del procedimento, aiutato dall’ostetrica che sta assistendo la futura mamma.

Il farmaco analgesico raggiunge i nervi che controllano il dolore del travaglio e viene somministrato tramite un tubicino che il medico posiziona in un preciso spazio tra le vertebre lombari. L’analgesia toglie esclusivamente il dolore e non la sensibilità: la donna può camminare, muoversi liberamente, ha il senso del tatto… Inoltre il farmaco non arriva al feto, proprio perché non entra nel sangue materno e quindi non raggiunge la placenta.

Chiaramente, come ogni intervento sanitario, anche l’analgesia presenta alcuni benefici ed alcuni rischi. Il beneficio più grande dell’analgesia, se eseguita correttamente, è la completa assenza di dolore durante il travaglio e il parto. Tuttavia, anche se eseguita in modo impeccabile, la partoanalgesia può influire nell’andamento del travaglio: può causare ipotensione (bassa pressione) materna, aumentare la durata del periodo delle spinte e aumenta così il rischio di usare la ventosa e l’ossitocina.

Purtroppo a volte l’analgesia non viene eseguita in modo corretto, l’anestesista può sbagliare e andare troppo in profondità con l’ago che permette l’inserimento del tubicino: in questi casi dopo circa 24 ore insorge un forte mal di testa che si attenua solo stando sdraiate e dura per qualche giorno. In alcuni casi invece l’analgesia funziona a macchia di leopardo (alcune zone non lo sentono ed altre invece sentono ancora il dolore), oppure causa insensibilità alle gambe, per cui non si è libere nel movimento.

L’analgesia è gratuita, ma ad oggi non tutti i punti nascita la garantiscono 24 ore su 24 e l’iter per richiederla cambia da ospedale ad ospedale. Inoltre non tutte le future mamme interessate possono richiederla: è l’anestesista che valuta se esistono le condizioni per poter fare l’analgesia, o se invece ci sono dei fattori che la impediscono (patologie della coagulazione, malformazioni della colonna vertebrale, tatuaggi nel punto d’inserzione del catetere…).

Dott.ssa maria Chiara Giusteri (ostetrica)

 

Ostetrica, nata il 15/08/1987 a Brescia, dove vive, studia e lavora, consegue nel novembre 2009 la Laurea in Ostetricia. A febbraio 2010 decide di intraprendere la strada della libera professione e comincia così a gestire e condurre corsi di accompagnamento alla nascita e a prestare assistenza domiciliare e telefonica alle donne, soprattutto per l’allattamento. Da aprile 2013 gestisce un suo sito (www.ostetrichelive.it), in cui propone corsi preparto online e assistenza telefonica per gestanti, neomamme e per tutte le donne che necessitano di una consulenza sulla loro salute sessuale e riproduttiva





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Commenti

6 commenti a “L’analgesia epidurale

  1. Ciao, una domanda: ancora oggi bisogna prenotare in anticipo l’epidurale giusto? Ovvero, non è che il giorno del parto si può decidere. Va fatto prima avendo fatto anche delle visite. E’ corretto?

  2. Principalmente sì…dipende dall’ospedale. Ci sono punti nascita che fanno degli incontri di gruppo e poi delle visite singole solo alle donne che sono interessate, altri invece propongono una specie di prericovero obbligatorio in cui c’è la visita con l’anestesista…Comunque sì, devono essere fatti degli esami specifici per controllare la coagulazione e una visita con l’anestesista prima del parto, comunque non escludo che ci siano punti nascita che invece hanno un altro iter e che facciano la visita contestualmente al ricovero…

  3. grazie. Te l’ho chiesto perchè ricordo che la barbamamma fece una visita proprio per l’epidurale, mi sembra un paio di mesi o forse tre prima del parto. E già solo prendere l’appuntamento per la visita fu un’impresa. Poi… benedetta epidurale! 🙂 (anche se ci sono i sostenitori del parto naturale per cui mi nascondo in attesa delle loro bordate 😉 )

  4. hahahaha
    barbapapa, eccomi all attacco!
    però non sono al 100 % sostenitrice del parto naturale, credo davvero che ogni donna abbia il diritto di scegliere, soprattutto se il travaglio va per le lunghe e ci si ritrova a fare ore e ore di travaglio!
    io per varie circostanza non l ho chiesta ne mi è stata offerta, anche se con il primo parto indotto mi sarebbe piaciuto avere qualche sconto di pena! ma poi è una cosa personale, io sono della scuola, che se la natura ha voluto così significa che i dolori del travaglio ognuna di noi li possa sopportare e che poi dipende da chi ti sta accanto e dalla preparazione delle ostetriche, (io ne ho trovate due meravigliose), e ovviamente dalla nostra soglia del dolore, io di mio cerco di sopportare tutto al massimo, perché so che le medicine non fanno bene!! salvo casi particolari!

  5. Ecco Denia a tirarmi subito gli schiaffi! 🙂
    Domanda… ma e se facessimo un video evento in cui, online, dal vivo, Maria Chiara ci raccontasse qualcosa di più sull’epidurale… parteciperesti? Ci è venuta una piccola idea… 🙂

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