Durante la gravidanza ci sono alcuni fattori che predispongono alla stasi urinaria e di conseguenza all’infezione delle vie urinarie.

Infatti, le alte concentrazioni di progesterone causano congestione delle pareti vescicali e riduzione del loro tono.

L’incidenza aumenta molto durante il travaglio, il parto ed il puerperio a causa del possibile uso del catetere e per il trauma vescicale dovuto al passaggio del feto.

I sintomi della cistite sono rappresentati dal bruciore durante l’emissione delle urine, dallo stimolo urinario frequente e nelle forme più gravi dalla presenza di sangue nelle urine. La terapia deve essere prontamente attuata ed il farmaco di scelta si basa sui risultati dell’urinocoltura e dell’antibiogramma. Nella maggior parte dei casi il microorganismo isolato è l’Escherichia coli (56.0%) segue la Klebsiella (22.5%) ed il Proteus (8%).

In genere il farmaco più usato è l’ampicillina (Velamox, Amplital) in quanto ben tollerato in gravidanza.

Nell’1-2% di tutte le gravide si manifesta la colica renale o pielonefrite acuta (infiammazione del tessuto connettivo renale).

I sintomi sono: febbre molto elevata (39.5 C) preceduta da brividi, emissione dolorosa delle urine, dolore al fianco interessato ed alla regione lombare corrispondente, vomito e malessere. La diagnosi è confernata dall’esame delle urine. Nella maggior parte dei casi l’agente responsabile è ancora l’Escherichia coli (60.5%).

A volte il quadro clinico è così importante da richiedere il ricovero ospedaliero. La terapia con antibiotici ed antispastici è generalmente risolutiva, ma sono frequenti ripetuti attacchi che possono portare alla forma cronica.

Nelle pazienti con un solo rene se la funzionalità del rene residuo è buona, la gravidanza può essere portata a termine. Esiste invece una controindicazione assoluta alla gravidanza nel caso in cui la funzionalità sia gravemente compromessa. Si sconsiglia inoltre la gravidanza alle donne portatrici di trapianto renale, anche per l’elevata possibilità di processi infettivi.