nel quale le troppe nuove emozioni e responsabilità, possono far scivolare una persona molto facilmente verso paranoie o depressione.

Barbara scrive in modo diretto e semplice: sembra di stare al bar con degli amici e chiacchierare dell’argomento.  Pagina dopo pagina vengono fuori delle “regole” da osservare per raggiungere la felicità: sono dei suggerimenti più che sensati di cui spesso però ignoriamo l’esistenza (soprattutto nei periodi buoi che, chiunque di noi, può attraversare).

Il Manuale pratico della felicità di Barbara non è sicuramente per me (al di là del fatto che lei lo indichi come un libro ad uso delle donne) perché credo di essere fin troppo positivo ma, forse proprio per questo motivo, mi sono riconosciuto in molti degli spunti contenuti.
A me vengono in automatico, forse qualcuno invece deve essere un po’ spronato.
La felicità è a portata di mano: bisogna solo allungarla 🙂

Il libro nasconde anche un grande e importante segreto sulla vita dell’autrice. Un qualcosa che, quando arriverai a leggere le ultime pagine, ti farà rivedere quanto letto sotto una luce completamente diversa.
Di cosa si tratta? Mistero… 🙂

Titolo: Il Manuale pratico della felicità
Sottotitolo: ad uso delle donne che cercano la felicità e degli uomini che vogliono capire la felicità femminile
Autore: Barbara Damiano
Editore: Boopen srl
Pagine: 96
Anno: 2010
Costo indicativo: 9€

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Barbara DamianoVisto che però ne abbiamo l’opportunità… perchè non fare anche 4 chiacchiere con Mammafelice?

Da dove è nata l’idea di scrivere questo libro?
L’idea è nata di giorno in giorno, a partire dai commenti che ricevevo sull’Almanacco di Mammafelice: tutti i giorni mi sforzo di cercare un pensiero felice da pubblicare, e spesso mi sento dire che ‘ci ho preso’, che ho colto nel segno, e non perché io sia particolarmente talentuosa, ma perché – semplicemente – un po’ tutte le donne provano sentimenti simili tra loro. E così ho capito che potevo raccontare la felicità a parole semplici, partendo dalla mia esperienza pratica quotidiana, per rincuorare le amiche che mi chiedevano suggerimenti.

Quanto tempo ci hai messo?
All’incirca 3 mesi, lavorando principalmente di notte. Scrivere questo manuale (che, ripeto, non è un libro, ma un librino…) è stato terapeutico: ho capito che, se voglio, posso fare qualunque cosa, al di là della stanchezza, delle preoccupazioni, dei limiti che giornalmente mi impongo. E’ stato un bell’esercizio di autostima, e lo consiglio a tutti: portare a termine un obiettivo, per quanto piccolo, è uno dei passi per la felicità.

Come hai fatto a metterlo in “produzione”? E’ stato un grosso lavoro?
Il grosso del lavoro è stato scriverlo. La pubblicazione è avvenuta online, con una casa editrice ‘on demand’: trattandosi di un librino senza pretese, non ho nemmeno provato a cercare un Editore tra quelli più conosciuti. Mi sono affidata alla Rete ancora una volta.

Ad una mamma che è triste perché non riesce a realizzarsi (sta in casa tutto il giorno con i figli e le sembra anche brutto dire che la cosa le pesa) cosa le suggeriresti?
La prima parola che mi viene in mente è: scegliere. Certe volte siamo intrappolate in una vita che non sentiamo nostra, senza sapere che siamo noi stesse ad aver costruito le pareti di quella gabbia. Una mamma è una persona, prima di tutto. E come tale ha dei sogni, delle speranze, dei desideri. L’errore che troppo spesso commettiamo, è quello di credere che per essere mamme occorra sacrificarsi. Io non lo penso affatto. Noi esistiamo, siamo vive, abbiamo un cervello che non deve smettere di funzionare, abbiamo delle prospettive che dobbiamo perseguire.

Il mio consiglio è dunque quello di farsi una bella doccia, spalmarsi una crema profumata, scaldarsi una bella tazza di tè e iniziare a scrivere su un quaderno quali sono i propri desideri.

Sono convita che da quelle prime riflessioni possa ripartire la speranza, possa partire un’idea nuova, possa partire il desiderio di uscire di casa, lavorare, diventare imprenditrice, scrivere… fare in modo che la propria vita sia una celebrazione per la vita stessa. E questo si ottiene in un solo modo: evitando di sprecarla.

Se ti chiedessi se, in questo periodo della tua vita, sei felice… cosa mi risponderesti?
Più passo dei brutti momenti, più mi sento felice. Sì, dunque sono felice, adesso! 😉
E non perché penso che il dolore sia terapeutico, anzi! Ma perché penso che sono viva, che amo, che ho dei progetti e dei sogni. Sono libera di disegnare il mio futuro ancora mille volte, e finché sarò viva, intendo farlo. Tutto il resto si supera. E se anche non si supera… pazienza! Ci sono persone che riescono a sorridere anche se prive di un arto, e non possiamo sopravvivere noi anche se abbiamo un dolore?
Io sono felice perché pretendo di essere felice. Lo pretendo da me stessa, principalmente. Ho sprecato troppo tempo a piangere, disperarmi e rimuginare, nella mia ‘vita di prima’. Adesso voglio solo stare bene, CON gli altri.

Quali sono i buoni propositi o le sfide che ti eri posta per questo 2010? Quali hai già raggiunto/vinto e quali ancora ti aspettano?
Ho scommesso tutto il mio tempo, il mio denaro e il mio impegno su Mammafelice.it: per due anni ho lavorato giorno e notte per trasformare questo sito in un lavoro, perché lo volevo, perché ci credevo, perché mi sentivo realizzata in ciò che facevo. Ho vinto la mia scommessa e sono GRATA, piena di immensa gratitudine, per tutto questo. Grata con chi mi ha supportata, grata con chi mi ha sopportata, grata con chi mi ha accettata. Ho ancora tanti progetti, per i prossimi due anni. Il mio progetto più ambizioso? Vorrei riuscire a dare lavoro ad altre mamme come me: aiutarle a lavorare da casa, a riprendersi la propria vita, a scrivere per mestiere. E’ un’ambizione grande, lo so. Ma è quello che ho sempre voluto fare nella vita. Quando mi sono iscritta all’Università (percorso di studi che non ho ancora terminato… chissà!), tanti anni fa, il mio desiderio era lavorare nella formazione permanente per gli adulti. Questo stesso concetto si è trasformato, negli anni a venire, ma non è mai morto. E ancora oggi il mio sogno più grande è quello di poter dire a qualcuno: Avrei un lavoro per te, ci stai?
Spero tanto di farcela, ma posso promettere sin da ora che ce la metterò tutta e non risparmierò alcuna fatica, per riuscirci!

Quanto conta avere un compagno “felice” al proprio fianco?
Non lo so! Quando dico che siamo felici, non intendo dire che sorridiamo come due cretini tutto il giorno. Non abbiamo gli occhi ‘a cuoricino’ e viviamo in quello che abbiamo sempre chiamato Mulino Storto, per intendere proprio l’imperfezione di quello che abbiamo costruito insieme.
Noi vogliamo solo ‘stare bene’. Siamo pigri, e cerchiamo di vivere pigramente ogni conflitto: litighiamo poco non perché non avremmo argomenti su cui litigare, ma perché pensiamo che nella vita ci siano modi più piacevoli di passare il tempo!
Io credo che l’importante sia avere un compagno buono: un compagno che creda in noi, che ci supporti, che condivida la quotidianità in modo serrato, che sappia cambiare i pannolini e pulire i pavimenti, che sia maturo al punto di bloccare sul nascere i nostri istinti isterici femminili. Come dico spesso: il femminismo parte dallo scegliere l’uomo giusto. Combattiamo le battaglie femministe a priori, sposando gli uomini giusti. E gli altri, quelli che picchiano, quelli che insultano, quelli che non fanno niente… lasciamo che si estinguano da soli!

Quanto sono importanti i figli nel cammino verso la felicità? (oddio, questa domanda è un po’ marzulliana…)
Io credo che questo sia soggettivo. Si può essere felici anche se non si desidera avere figli, e non credo che la maternità o paternità ci dia per forza una marcia in più rispetto a chi non diventa genitore.

Credo che il vero cammino, per un genitore, sia quello di maturare per tempo, di trovare una passione prima della nascita del figlio, di trovare un equilibrio (sopra la follia), per diventare un adulto con un progetto educativo.

Poi, i figli, diventano tutto: stanchezza e felicità, preoccupazione e esaltazione, paura e coraggio. Per me Dafne è stata una forza propulsiva, quindi sì, per me, un passo di felicità. E’ stata la molla che mi ha fatto scattare in avanti, che mi ha fatto comprendere che non mi bastavo, che volevo crescere, che volevo diventare una persona migliore, se non per me, almeno per lei.

Di che colore sono le pareti di casa tua?
Amo i colori! Le camere da letto sono bianche, ma con una parete blu intenso. E il salotto è bianco, ma con un’intera parete rossa. Sì, proprio rossa rossa!

L’ultimo libro che hai letto?
Sono una persona decisamente scostante, in tutto. In alcuni periodi leggo 3 libri a settimana, e in altri, come questo, non riesco ad andare oltre ai fumetti (di Snoopy, ovviamente). Da circa un mese non leggo nulla, perché gli ultimi due libri che ho letto sono stati così forti e sconvolgenti, così intensi, da rendermi difficile trovare bella la lettura di altri libri. Parlo de L’ombra dello scorpione, di S. King e de La Strada, di McCarthy. Ma il mio libro preferito resta sempre La versione di Barney, di Mordecai Richler.

Una canzone che ti mette di buon umore?
Ce ne sono molte, ma sicuramente il mio CD preferito è Ella and Louis, con Ella Fitzgerald e Louis Armstrong. E di quel CD ho amato molte canzoni, da tutta la vita: Isn’t this a lovely day?, Cheek to cheek, Can’t we be friends?, They can’t take that away from me.

A quando il prossimo libro? 🙂
Beh, onestamente parlando, un progettino per Natale ce l’avrei. Ma non prometto nulla: la vita forse mi riserverà qualche sorpresa che potrebbe farmi ritardare l’impresa! 😉