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Dice le parolacce

Scritto da barbamamma il 25 settembre 2018

dire parolacce

Di solito, è intorno ai 3-4 anni, quando il bambino frequenta il nido o la scuola materna, che fanno la loro comparsa le prime parolacce.

In genere, infatti, l’asilo rappresenta la prima continuativa esperienza di vita sociale allargata del piccolo e il primo reale confronto con una comunità differente da quella ristretta rappresentata dalla propria famiglia.

Il confronto diretto con i coetanei, in assenza del filtro e del controllo della baby-sitter, gli permette di:

  • mettere alla prova la propria autonomia
  • compiere nuove esperienze
  • scoprire realtà e modelli differenti rispetto a quelli proposti da mamma e papà che sinora hanno rappresentato il punto di riferimento centrale della sua vita.

Proprio entro questo nuovo contesto il piccolo scopre l’esistenza delle parolacce in genere utilizzate dai bambini un po’ più grandicelli che esercitano una forte attrazione su di lui.

Proprio lo scandalo e la disapprovazione che l’utilizzo delle parolacce suscita nei “grandi” finiscono per aumentare l’attrazione e la curiosità del bambino verso di esse: è in questa fase che egli ne scopre il significato e, d’ora in avanti, pronunciarle assume per lui un preciso valore trasgressivo o provocatorio.

parolacce bambini

Avendo a che fare prevalentemente con la corporalità, le parolacce offrono al bambino l’occasione di esprimere le pulsioni che avverte con maggiore intensità nelle successive tappe del suo sviluppo psicologico:

  • tra i 2 e i 3 anni il bambino attraversa la cosìdetta “fase anale” (in cui impara a controllare gli sfinteri) contraddistinta da un acceso interesse verso tutto ciò che ha a che fare con la produzione del suo corpo. Le parolacce più utilizzate in questo momento sono proprio quelle a esse relative (per esempio: “merda”);
  • tra i 3 e i 6 anni affronta invece la “fase fallica” in cui comincia a strutturarsi la sua identità sessuale e la sua attenzione va concentrandosi su questi aspetti.
All'inizio non ne capisce il senso
In questa prima fase il piccolo è solo incuriosito da questa novità e non è ancora in grado di associare alla parolaccia un significato. Si limita quindi a ripeterle soprattutto per spirito emulativo nei confronti dei compagni che le utilizzano. Molto facilmente in questa fase potrà capitare di sentire il bambino pronunciarle senza alcuna malizia nelle situazioni più improbabili, per esempio davanti ad amici o parenti o in antri contesti particolarmente “sconvenienti”. Sarà, del resto, proprio la reazione degli adulti a fargli capire, in breve tempo, l’effetto potente che esse sono in grado di provocare.

Che cosa fare se dice le parolacce

Dimostrare da subito e in modo chiaro la propria disapprovazione in relazione a questo modo di parlare, mantenendo però toni calmi e distesi che non lascino trasparire imbarazzo o turbamento (in un altro post scrivevamo che il genitore, quando il figlio dice le parolacce, deve fare l’indifferente. Si intende che non si deve esasperare la situazione).

Essere coerenti evitando di utilizzare un linguaggio volgare davanti al bambino per non perdere credibilità e autorevolezza. Ovvero: dai il buon esempio.

Smitizzare le parolacce spiegando al piccolo che chi vi ricorre evidenzia in realtà una propria debolezza, come se scandalizzare fosse il suo unico mezzo per mettersi in mostra.

Usa le parolacce come un'arma
Con il passare del tempo e grazie all’esperienza quotidiana di confronto con i compagni, il piccolo si rende anche conto del fatto che il torpiloquio può rappresentare uno strumento difensivo o offensivo da utilizzare per:

  • reagire agli attacchi di altri bambini;
  • aggredire e ferire a propria volta;
  • dimostrarsi forte e “grande” dinnanzi al resto del gruppo.

Il ricorso alla parolaccia rischia, quindi, di divenire più frequente, risultando “funzionale” alle diverse situazioni che il bambino si trova a dover affrontare.





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