comune dello sviluppo del bambino e deve essere vissuta come un’espressione di comunicazione.

La nostra Rebecca spesso è tornata a casa con dei morsi sulle braccia (buttandola sul ridere, anche se eravamo davvero arrabbiati, ci chiedevamo: ma avrà tirato un morso anche lei al suo aguzzino?)

Di norma, questa fase si manifesta dai nove mesi circa fino al momento in cui il bambino riesce a comunicare verbalmente le proprie emozioni e tocca il culmine tra il primo anno di vita e il secondo.

*Il morso viene dato con la bocca, che per il bambino rappresenta il primo canale di conoscenza del mondo, esso quindi, è un mezzo per esprimersi, per comunicare agli altri la propria rabbia e aggressività.

Nei piccoli il mordere equivale quindi all’aggressività verbale degli adulti: proprio per questo il fenomeno cessa quando il bambino comincia a parlare perchè finalmente ha la possibilità di esprimersi.

Spesso il piccolo ricorre al morso quando nasce un fratellino, perché può sentirsi frustrato dalle limitazioni imposte dalla mamma, oppure perché lo considera il responsabile della sua emarginazione, non sentendosi più al centro dell’universo dei genitori. Questo fenomeno inoltre, può manifestarsi nel momento della dentizione, fase molto delicata e ricca di nervosismo.

Fino ad una certa età nei bambini manca la consapevolezza del dolore e del “farsi male”, né tantomeno c’è la coscienza del significato di dolore provocato sul corpo di qualcun’ altro.

*Fonte: www.lemilio.it

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