Il latte materno è l’alimento normale e fisiologico per i neonati, sufficiente da solo, senza bisogno di alcuna altra aggiunta, a soddisfare ogni esigenza, non solo nutritiva, dalla nascita e fino al 6° mese di vita compiuto.
Successivamente, quando il bambino comincia a mangiare altri alimenti, il latte materno continua a rappresentare un’importante fonte di nutrienti.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e Fondo delle nazioni unite per l’infanzia (UNICEF) ne raccomandano l’assunzione, affiancata da altri cibi, semisolidi prima e solidi poi, fino ai 2 anni di vita ed oltre, nel rispetto delle scelte della coppia madre-bambino.
Gli innumerevoli ed indiscussi svantaggi del latte artificiale rispetto al latte materno sul piano biologico, nutrizionale, affettivo, relazionale, nonché economico, sono stati ampiamente studiati e non sono qui in discussione.

Quando non si può allattare al seno?

I casi in cui la donna, pur volendo allattare al seno, sia impossibilitata a farlo sono molto rari:

  • agalattia, cioè mancanza totale di latte materno: evento rarissimo dovuto a disfunzione ipofisaria o anomalia della ghiandola mammaria
  • infezione da HIV, HTLV1 e 2: in Italia riguarda una quota di donne in gravidanza compresa fra 0.3% e 0.6%
  • assunzione di quei pochi farmaci che controindicano in maniera assoluta l’allattamento, come per esempio metotrexato, ciclosporina, derivati dell’ergotamina, fenindione. Per alcuni di questi farmaci è possibile la prescrizione di un farmaco alternativo ugualmente efficace, che permette di superare la controindicazione. Altri farmaci (esempio quelli contenenti isotopi radioattivi) richiedono invece la sospensione solo temporanea dell’allattamento. Se nel frattempo la lattazione è stata mantenuta, l’allattamento può però essere ripreso al termine della terapia o quando non vi è più traccia del farmaco nel latte materno
  • neonato affetto da variante classica della galattosemia (la frequenza in Italia è di 1 ogni 62.000 nati vivi), difetto congenito del metabolismo che comporta una intolleranza totale al lattosio

Queste condizioni rappresentano globalmente meno di 5% dei casi.

Ci sono poi casi in cui il non allattamento al seno non dipende da cause patologiche o indicazioni mediche, ma rappresenta una scelta della donna o della coppia; questi casi sono difficilmente quantificabili e risentono della cultura e dell’ambiente in cui la coppia vive. Verosimilmente, quando l’informazione è completa ed indipendente da interessi commerciali, sono pochissime le donne che prendono questa decisione.

Non di rado la donna ricorre al latte artificiale solo perché non adeguatamente supportata ed incoraggiata dai professionisti (ginecologo, ostetrica, infermiera, medico di famiglia, pediatra) o dall’ambiente che la circonda (familiari, conoscenti, colleghi di lavoro, eccetera). Le difficoltà, come dimostrato dai tassi di abbandono dell’allattamento al seno, si possono verificare in diversi momenti: il ruolo dei professionisti risulta cruciale sia nel periodo dell’assistenza in ospedale subito dopo il parto, che nelle fasi successive in cui il sostegno alla donna dovrebbe essere garantito dai servizi territoriali.

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