Che bella l’idea di un sito che parla di Bambini in cucina…hey! Aspetta un po’! Ma non è solo un sito! E’ una associazione che organizzare laboratori, corsi e incontri riservati ai più piccoli! Divertente come cosa no? Parliamone con Federica Buglioni che, di certo e per forza di cose, ne sa più di noi! 🙂

Ciao Federica, ci racconti quando e perché è nata l’associazione Bambini in Cucina? Chi è stato il motore del tutto?

Tutto è cominciato con il primo libro, che ho scritto con la mia amica Marcella Gallorini (vicine di casa ed entrambe neo-mamme disoccupate!). Per la presentazione, l’editore ci chiese di organizzare un laboratorio e io decisi di buttarmi in questa avventura. In fondo, il vero tuffo nel vuoto si fa quando si decide di avere un figlio; tutto il resto, al confronto, è una passeggiata, no?

Fu subito evidente che i bambini in cucina erano bravissimi e che invece erano i genitori ad avere troppi timori. La cucina, nella mia esperienza, era un’attività di enorme valore educativo e affettivo, e sentivo di poterlo dimostrare con i fatti. Con altre amiche, e soprattutto con Fiorella De Matteis, scartammo – sigh! – l’idea di una scuola di cucina: per coprire i costi e fare le cose per bene avremmo dovuto fissare prezzi esorbitanti e io non volevo rivolgere la mia attività solo ai bambini ricchi (in altri paesi aprire un’attività di questo tipo è più semplice).

Nacque così Bambini in Cucina, associazione di promozione sociale ed educativa senza scopo di lucro.

 

Che cosa ricordi del primo laboratorio che avete organizzato?

Divertentissimo: la libreria che ci ospitava era terrorizzata che i bimbi potessero sporcare, gli adulti erano preoccupati che i loro bambini potessero non farcela (tipica ansia dei genitori milanesi), mentre i bambini – tranquilli e concentrati – realizzavano chilometri di splendide tagliatelle. Ogni tanto alzavo la testa, vedevo le responsabili della mia casa editrice che mi sorridevano e capivo che stavamo facendo “la cosa giusta”. Stavamo dando ai bambini l’opportunità di fare un’esperienza concreta, autentica.

 

Tantissime scuole materne hanno strutture pensate per la “manipolazione”, per far divertire i bambini con farina, pasta etc etc. Immagino che anche i vostri incontri mirino proprio a far passare qualche ora di spensieratezza ai bambini e famiglie, è così?

Le scuole fanno molto per aiutare i bambini a prendere confidenza col mondo del cibo, ma penso che l’educazione alimentare non debba essere delegata solo alla scuola. Coinvolgere i bambini nelle attività di cucina insieme ai loro genitori significa aiutare grandi e piccoli a condividere un interesse, oltre che a trascorrere insieme bei momenti, e vuol dire anche trasmettere una competenza fondamentale. Noi lo facciamo col sorriso, ma di pensiero dietro ce n’è tanto. I bambini lo sentono e ne sono felici.

Imparano anche veramente a cucinare?

Certo, facciamo solo cibo vero, da grandi. I bambini imparano a usare tanti utensili e a compiere correttamente i gesti della vera cucina.

Non è che poi si avvicinano ai fornelli senza mamma e papà e combinano dei disastri?

Guarda, è vero il contrario: più i bambini frequentano la cucina, più sono consapevoli dei rischi e sanno muoversi e comportarsi in modo sicuro. Inutile illudersi: tutti i bambini, prima o poi, entreranno in cucina di nascosto. Quel giorno, i bambini con un po’ d’esperienza forse faranno meno sciocchezze degli altri.

Che cosa bisogna fare per partecipare?

Per i laboratori nelle scuole d’infanzia e primarie veniamo chiamate dalle insegnanti, per i laboratori a domicilio ci chiamano le mamme. Gli annunci dei laboratori pubblici sono pubblicati nel sito.

Quanto costano i corsi/laboratori?

Dipende: i laboratori nelle biblioteche sono gratuiti e così anche quelli che organizziamo occasionalmente in altre strutture pubbliche. Ai privati chiediamo un contributo per la copertura dei costi che sosteniamo e questi dipendono soprattutto dal numero di partecipanti.

Partecipano di solito in tanti?

A volte tanti, a volte pochi, dipende. Comunque i nostri laboratori sono sempre a numero chiuso. La ressa, quindi, non c’è mai… per scelta.

Quanto dura?

In teoria un’ora e mezza, ma ai bambini piace dilungarsi un po’… e anche a noi.

Partecipando, cosa possiamo aspettarci?
Di cucinare! Scherzo. Di tornare a casa con una competenza acquisita, cioè avendo imparato una cosa che poi, a casa, si può rifare mille volte; di scoprirsi più abili del previsto; di entrare in contatto con ingredienti nuovi; di fare una cosa diversa dal solito; di fare due chiacchiere con mamme piacevoli… Insomma, piccole cose gradevoli. Di facce soddisfatte ne vedo tante.

Hai anche scritto ben due libri ( In cucina con i nostri bambini e In cucina con mamma e papà): allora sei davvero una super esperta! 🙂 Ti hanno dato soddisfazioni?

Sì, molta. E’ sempre bello vedere un progetto che prende vita. In questo credo di essere fortunata. Ma che sia chiaro: non sono un’esperta, sono una mamma che cerca di passare il testimone di quello che sa fare ad altre mamme, come una sorella maggiore. I bambini non hanno bisogno che le loro mamme siano grandi chef, a loro basta entrare in contatto con un cibo semplice e autentico, preparato con amore e serenità.

Quali altre iniziative come questa ti piacerebbe mettere in piedi per bambine e famiglie ma non ne hai il tempo?

Ho in mente un bel progetto per ragazzi più grandi. Poi mi piacerebbe che un po’ di cucina entrasse in tutte le scuole. E naturalmente mi piacerebbe avere una sede stabile, con la nostra cucina, ma penso che un progetto così è bello se partecipa il settore pubblico, per i motivi che ho spiegato sopra. Vorrei anche che ai nostri laboratori partecipassero tutti i bambini, aiutatemi a dirlo alle mamme dei bimbi con qualche disabilità: da noi sono i benvenuti!

La città dove vivi è a misura di bambino/famiglia?

Abito in provincia da diversi anni e vado a Milano ogni tanto. Se devo essere sincera non penso che Milano sia una città a misura di bambino, né di anziani. Credo che bimbi e nonni meritino entrambi spazi, tempi e distanze più ragionevoli.

Che cosa vorresti che fosse migliorato?

Oddio, è una domanda difficilissima. A me dà particolarmente fastidio il traffico e penso che alcune città europee abbiano trovato soluzioni migliori delle nostre. Penso che noi italiani siamo troppo legati all’auto. Sarebbe un punto di partenza.

Dipendesse da te, c’è qualcosa che cambieresti nel mondo del lavoro con un pensiero rivolto alle mamme e ai papà?

Penso che il mondo del lavoro dovrebbe capire che i genitori fanno un lavoro socialmente fondamentale: stanno crescendo i cittadini di domani. Chi guarda storto il genitore che si assenta per impegni famigliari non ha capito questo, ed è grave. Orari elastici, nidi e soprattutto una mentalità più rispettosa e accogliente sono necessari come il pane.

E’ vero che il prossimo corso lo chiamerete: “Per tutti quelli che sono dei veri bravibimbi.it”?

Impossibile, perché tutti i bambini sono bravissimi!

Il sito: www.bambiniincucina.it