quello della loro primissima infanzia, sia della donna grande da sola, sia all’arrivo dell’uomo piccolo: se si pensa che hanno appena poco più di due anni di differenza, lascio immaginare la fatica di gestire due pargoli così piccoli. Inoltre, lo confesso senza alcun pudore, sono stato un babbo molto “impreparato”, colto alla sprovvista da tutta una serie di impegni e fatiche che solo col tempo sono riuscito a comprendere e quindi accettare. Oggi sono felicemente babbo, felicemente compagno di mia moglie, felicemente compreso e orgoglioso di questo ruolo e sono anzi molto dispiaciuto per non aver saputo cogliere e godere appieno il bello dei primi tempi…

I pannolini li cambi/li hai cambiati anche tu vero?
Assolutamente sì: pannolini e soprattutto crema all’ossido di zinco erano il mio forte (ne ho parlato anche qui http://desian66.blogspot.com/2009/08/gli-accessori-del-babbo-5-la-crema.html) e credo almeno in questo di essere stato “efficace”: mai culetti rossi! Qualche volta invece, alla profe (mia moglie), qualche culetto rosso è scappato. Ma si sa, i babbi sono meglio… basta farlo!!!

Com’è il rapporto con i suoceri?
Devo dire che, malgrado le leggende metropolitane che vanno per la maggiore sull’argomento, il mio rapporto coi suoceri è decisamente buono, per molti versi simile a quello con i genitori: le differenze sono date casomai dalle distanze anagrafiche e generazionali, più che dal ruolo. Andiamo abbastanza d’accordo, ogni tanto ci si stropiccia un po’ quasi più per dovere che per altro… Insomma, quasi quasi non mi posso lamentare!

Quanti papà conti, come te, in rete? Non sono un po’ pochini?
Sì ne conto molto pochi, soprattutto se paragonati a quante mamme, che parlano di maternità (e non di moto o calcetto…), ci sono e conversano. In più di un anno di assidua frequentazione della blogosfera parentale mi sono fatto l’idea che, appunto, i padri parlino di altre cose sulla rete, sono meno interessati (meno capaci?!) a parlare di sé. E questa può essere una questione “anche” di educazione storica. Quello che invece trovo meno accettabile è il fatto che i padri non conversano, difficilmente condividono esperienze, racconti, ecc. Emozioni, men che meno. I padri tendono più a porsi come “broadcast”, come trasmettitori di informazioni, e hanno meno un atteggiamento di condivisione, di rete. Ma ammetto che questa della scarsa conversazione on line tra padri sia una mia fissazione quindi posso anche sbagliare…

La vacanza più bella che avete trascorso tutti insieme? Ci consigli anche una struttura dove andare magari d’estate o d’inverno?
Qui la risposta passa direttamente dalle boccucce dei pargoli: la vacanza che loro, e anche noi direi, ricordano con più piacere è qualche giorno passato a Venezia, a primavera 2009. Abbiamo scelto itinerari poco battuti, pochissima calca malgrado la fama veneziana, e passeggiato giornate intere ma tutto con calma e rilassatezza, senza mai forzare i ritmi. I primi ad esserne felici sono stati proprio i pargoli, rilassati come veterani dello scarpinamento, malgrado non siano poi così malleabili sulla fatica del camminare. Il tempo lento è stata la chiave di volta. Sulla struttura, in genere, noi siamo per soluzioni tipo agriturismo o, come nel caso proprio di Venezia, un piccolo appartamento che permetta di avere a disposizione anche una cucina e quindi una decisa autonomia su tempi ed organizzazione delle giornate. Non ci piacciono stanze d’albergo (non troppo almeno) né villaggi turistici, dove i tempi sono decisi da altri. Il consiglio ricettivo è quindi: libertà, ché quella si trova di ogni prezzo.

Regali di Natale: cosa ti hanno dato i tuoi figli?
Se posso dirlo, il Natale è per noi un nodo da sciogliere nel senso che cadiamo vittime di una certa propensione all’accumulare pacchi e pacchettini. Ogni volta noi adulti rimarchiamo come questo sia assolutamente diseducativo ma poi non riusciamo mai a trovare il bandolo della matassa. Insomma, in quest’epoca in cui i bambini hanno già nel quotidiano tanti oggetti per sé, il valore del Natale non può essere un’ulteriore indigestione di merci. E’ questo in realtà il regalo che vorremmo farci: più sobrietà e la capacità di usare davvero quello di cui abbiamo bisogno.

La città dove vivi è a misura di famiglia?
Viviamo a Firenze che non è, fortunatamente, una metropoli tentacolare: la bicicletta è ancora un degno mezzo di trasporto, le distanze sono abbordabili, i servizi essenziali abbastanza presenti e vicini sul territorio. Io sono originario di un’altra regione italiana e posso dire di aver toccato con mano quali siano le differenze nel nostro Paese tra le zone dove i servizi ci sono e funzionano (tra alti e bassi ma funzionano) e dove non ci sono nemmeno i nidi, se non privati, o la parola “ludoteca” non è nemmeno prevista dal dizionario. Per il resto, è l’Italia stessa che predica di famiglie e poi non sa nemmeno cosa sia uno straccio di politica orientata alle esigenze delle famiglie e dei bambini. Un esempio banale banale, quasi stupido, ma emblematico: pochi giorni fa ho letto su un giornale locale che un rappresentante di categoria dei commercianti si è opposto all’idea del Sindaco di dotare tutti i locali pubblici (bar, pizzerie, pub, ecc) di spazi attrezzati con fasciatoi. La motivazione del rappresentante dei commercianti è stata: “va bene bar e pizzerie, ma in un pub a cosa serve un fasciatoio?”. Ecco, al di là della discriminazione “qui sì, qui no”, sembra che un genitore non possa andare a farsi una birra in un pub, portandosi dietro un pargolo. Sarebbe immaginabile una motivazione del genere, che so, in Germania o in Francia?! In Italia, siamo così: spesso vergognosi e sempre “spudoratamente felici” di esserlo.

Le mamme, giustamente, forse dovrebbero essere maggiormente tutelate come succede in altri paesi europei. Specialmente quelle che lavorano. E i papà invece? Ragionevolmente, su cosa vorresti che intervenissero i politici?
In realtà credo che la legislazione italiana, almeno per il primo anno di vita del bambino, non sia affatto terribile, ha tutele che non si ritrovano ad esempio in alcuni altri Paesi europei. Quello che invece manca è una cultura della flessibilità lavorativa che permetta di conciliare davvero vita familiare e vita lavorativa ma, soprattutto (e ancora una volta), manca una sensibilità diffusa della condivisione paritaria uomo-donna nella gestione domestica e nell’accudimento dei figli. Il problema resta sempre lo stesso, ad esempio: perché se il pargolo si ammala, sta a casa quasi sempre la mamma?! Quindi, qui, più che intervenire i politici, dovremmo farlo noi. Tutti. Invece, come accennavo nella risposta precedente, si dovrebbe fare ancora tutto in termini di agevolazioni e organizzazione del sistema-Paese nei confronti delle famiglie e dei bambini e delle loro esigenze. Penso ad un esempio che, mi pare di ricordare, provenga dalla Francia: un sistema pubblico (quindi gratuito per i fruitori) di aiuto a domicilio alle coppie con figli, una sorta di sitteraggio alla famiglia, non solo per i bimbi, anche per mansioni che semplicemente allevino l’impegno domestico dei genitori.

Il tuo blog ti sta dando soddisfazioni?
La più grande soddisfazione che il blog mi dà è che mi permette di tenere acceso una specie di occhio esterno sulla nostra storia familiare e sulla mia condizione di padre. Aver preso l’impegno, anche con me stesso, di tenere traccia di tante cose, mi “obbliga” a guardare al mio mondo in maniera molto precisa, puntuale e lucida: è un po’ quello che dicevo prima, aver imparato che le esperienze e le emozioni della nostra vita possono diventare oggetto di conversazioni e condivisione con gli altri è un grosso salto di qualità, per me intendo. E il fatto di aver trovato spazio per farlo sul web torna ad indicare come invece sia più difficile farlo in carne ed ossa: lo ripeto, è difficile per i padri trovarsi ai giardini e mettersi a parlare dei propri figli. Sul web, invece, la cosa è venuta più naturale ed ha il suo, anche se ultimamente minimale, feedback. Serve come esercizio. L’altro grande pregio del blog è che mi costringe a scrivere quasi ogni giorno o comunque a tenere in esercizio la scrittura che per me è una passione molto antica.

Ci consigli un libro da leggere?
Esagero, ne consiglio due. Anzi, il primo è un libro che reputo proprio fondamentale per ogni padre e va tenuto sul comodino e consultato spesso, saltellando qua e là più che leggerlo in sequenza dall’inizio alla fine: si tratta di “Il gesto di Ettore” di Luigi Zoja, “il” libro sulla paternità, i suoi miti, le sue decadenze. Da quando l’ho scoperto è il mio faro… Il secondo l’ho terminato da pochissimo ed è il libro scritto da Benedetta, la figlia di Walter Tobagi, il giornalista del Corriere ucciso nel 1980 da una formazione terroristica: un libro lucido e doloroso, intenso e appassionato, fortissimo, di una luminosità direi estrema. La riscoperta della figura paterna da parte di una figlia che quel padre lo ha perso, quando aveva 3 anni, senza sapere perché. Oltretutto, una formidabile prova di maturità civile da parte dell’autrice.

Quando (e perchè) è stata l’ultima volta che hai sorriso guardando uno dei tuoi due figli?
Sorrido spesso, per fortuna: davvero, non saprei isolare un episodio. Ogni tanto, poi, ci sono battute o situazioni esilaranti e allora in quei casi, oltre al sorriso di tenerezza, ci facciamo quattro belle risate tutti insieme.

E’ vero che il tuo piccolo uomo ti chiede sempre: “Papà, quand’è che mi fai conoscere Rebecca di bravibimbi.it?” 🙂
Mah, visto che Rebecca, se non ricordo male, ha compiuto da poco due anni e l’uomo piccolo è un ragazzo piuttosto energico, eviterei contatti troppo ravvicinati (lo dico per voi, per Rebecca soprattutto…)! In realtà l’uomo piccolo nasconde dietro un grande soffiar di venti un animo gentile e, a volte, un pochino indifeso…

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