lavoretti vari, nuove carte tematiche da preparare, consigli per giocare riciclando… Tutti i discorsi da spogliatoio femminile che non rivelerei nemmeno sotto tortura! 😉

Hai una figlia piccola di nome Dafne. Qual’è stato il periodo più duro che hai affrontato nella sua crescita?
Devo essere onesta: da quando Dafne è nata per me la maternità è stata un’esplosione di gioia e creatività. Per me la parte difficile è stata prima: la gravidanza. Ho passato 9 mesi tra letto e ospedali, per dei brutti distacchi di placenta. Nemmeno la mia ginecologa pensava che la gravidanza sarebbe arrivata a termine felicemente, e comunque tutti mi dicevano che avrei partorito una bimba prematura. Per me la parte angosciante è stata non sapere se ce l’avremmo fatta. Poi quando Dafne è nata, tutto il resto mi è sembrato superabile, perché lei era lì con me, piccola ma viva, perfetta, come un batuffolino… e mi è sembrato che la parte più difficile fosse passata. Questo perché di carattere ciò che mi spaventa di più sono le incognite: se invece un ‘problema’ è sotto ai miei occhi e posso ‘maneggiarlo’, mi sento un po’ meno turbata.
Certo, la maternità non è tutta una nuvoletta rosa: ci sono le coliche, l’allattamento che non va quasi mai come vorresti, 9 pannolini al giorno, lo svezzamento, i terribili due! E poi anche tanta tanta stanchezza. ma nel complesso, per me maternità-nonmaternità stanno 1 a 0.

Raccontaci l’ultima volta che hai sorriso guardando Dafne ed hai pensato: “Come ti amo!”
Boh, 10 minuti fa? 🙂 A me lei piace sempre, mi fa molto ridere, anche quando mi fa venire l’esaurimento. Ogni tanto io e Nestore ci guardiamo e ci chiediamo come potessimo essere felici prima del suo arrivo. Non me lo ricordo davvero!

Ti fermi a una bimba sola?
Certo! Come gli antichi romani, il mio motto è: ‘Divide et impera!’ Finché restiamo due contro una abbiamo qualche possibilità di sopravvivenza. Dopo, rischieremmo l’annientamento! 😉
Soprattutto però giocano a nostro sfavore le condizioni economiche: per ora non saremmo in grado di far fronte a un altro bambino, a una mia nuova interruzione di lavoro, ecc… E’ troppo presto, e va bene così.

Il tuo compagno è un padre presente?
Moltissimo. E’ un ‘mammo’ vero e proprio. Cambia pannolini, si alza di notte, carica la lavastoviglie… credo che avrebbe più diritto lui a lamentarsi di me, visto che io sono molto pigra e tendo sempre a rimandare all’infinito le incombenze casalinghe. Lui è l’uomo giusto, ma questo lo sapevo: dalla seconda volta che ci siamo incontrati l’ho sentito, che era l’uomo della mia vita.
(E comunque tu non ci crederai, ma mentre rispondevo a questa intervista sono riuscita a bruciare l’ennesima cena. Sono un caso disperato, povero marito!)

Come mai secondo te, in rete ci sono così pochi papà?
Perché non hanno bisogno di sfogarsi, arrovellarsi il cervello con le grammature delle pappine o il colore della cacca, e soprattutto si fanno molti meno sensi di colpa delle femmine. I maschi in questo ci battono alla grande: sanno vivere. E io credo che dovremmo decisamente imparare da loro ad essere più semplici, e soprattutto a non voler fare miliardi di cose, tutte perfettamente.

Com’è il rapporto con i suoceri? Vi aiutano?
Li adoro, li amo alla follia. Loro sono la mia mamma e il mio papà di cuore, quelli che avrei scelto se avessi potuto. Viviamo distanti (loro a Torino, noi a Bologna), ma ci sentiamo tutti i giorni. Mia suocera c’è sempre quando le chiedo un consiglio, quando ho bisogno di piangere o sfogarmi, quando non so togliere una macchia dalla tovaglia o cucinare il polpettone. Vorrei essere una brava mamma come lei.

Raccontaci: com’è la città di Bologna dove vivete? E’ a misura di bambino?
Bologna lo è senz’altro. Forse la nostra vita in particolare in questo preciso momento non è proprio a misura di bambino, ma ce la mettiamo tutta: stiamo vivendo un momento lavorativo particolare e dobbiamo lavorare molto. Dafne frequenta il nido, e quando torna noi siamo tutti per lei. Ma nella nostra zona ci sono pochi parchi e giardini, per cui per uscire occorre prendere la macchina e fare un sacco di strada… cosa non proprio comoda.

Se fossi il sindaco della tua città, quali cambiamenti apporteresti? (pensando alla famiglia)
Sicuramente la possibilità per le famiglie di avere dei parchi puliti e accessibili, magari ‘sorvegliati’ dai nonni in pensione, che spesso in alcune città lavorano per i Comuni sul fronte sociale. Un posto al nido e alla scuola dell’infanzia per tutti i bambini, con costi sostenibili. Dei consultori gratuiti per le mamme, più semplici da frequentare, senza bisogno di appuntamenti: luoghi di ritrovo per allattare insieme, per chiacchierare, per sentirsi meno sole, per creare ‘famiglia’ anche quando, come noi, la famiglia non ce l’hai vicina.

Pensa ancora più in grande: se potessi chiedere una riforma o un intervento dello Stato a favore della donna, della famiglia o dei bambini…cosa proporresti?
Decisamente delle politiche intelligenti sulla maternità: non è possibile essere licenziate quando si resta incinta, o non poter far carriera normalmente. Le mamme, quando diventano tali, sono percepite come un peso per le aziende. Cosa del tutto infondata, tra l’altro, secondo me, perché siamo benissimo capaci di lavorare e avere dei figli senza rompere le scatole ai datori di lavoro.
Non è possibile nemmeno che, in generale, le famiglie siano costrette a stare separate per 10-12 ore al giorno, quando la maggior parte di noi fa un lavoro impiegatizio che potrebbe essere svolto parzialmente da casa, e comunque con orari più flessibili. Una cosa che ho imparato sulla mia pelle diventando lavoratrice autonoma: lavorare da casa è faticoso, ma per alcuni tipi di mestiere (io realizzo siti web) è una strada totalmente percorribile.

Hai pubblicato di recente un libro: “Il Manuale Pratico della Felicità”. Di cosa parla?
Parla in modo molto semplice, e se vogliamo anche molto banale, dei vari modi di essere felici. E’ un prontuario, un manualetto vero e proprio, che ho tratto dalla mia esperienza personale: le regole (sono una trentina) per stare meglio e vivere meglio. Per esempio: prendermela di meno, farmene una ragione, ridere e piangere di più e meglio, smettere di voler essere perfettina organizzandomi giornate da collasso, scegliere meglio le persone che frequento… e soprattutto imparare a dire NO!
Non è un’opera letteraria, ma un librino, come lo definisco io, che si legge in poche ore e che è una sorta di post-it della felicità, come i bigliettini che mi scrivo per fare la spesa: alla fine il latte, il burro e la farina servono sempre. E così è per la Felicità: servono gli  ingredienti base. Il contorno ce lo mettiamo poi.

Come stanno andando le vendite? Ti sta regalando qualche soddisfazione?
Non mi sono creata nessuna aspettativa: ho scritto questo librino per me, per mettere nero su bianco le mie debolezze e paure, e in qualche modo esorcizzarle. Io sarei stata contenta anche solo della copia venduta alla suocera! 😉

Sei un vulcano di idee. Tanti siti, un libro ma…il tempo dove lo trovi? No, cambio domanda. Ti immagino spesso seduta davanti ad un portatile. Come riesci a dedicare il giusto tempo a tua figlia e al tuo povero marito? (lo dico così, per partito preso e per solidarietà maschile! J )
Cominciamo col dire che il mio povero marito è peggio di me: io sviluppo siti web, lui è analista programmatore. Speriamo che Dafne in un futuro si interessi alla grafica digitale, così siamo a posto!
In realtà il tempo mi manca sempre. Cerco di farmelo bastare e anche di perdonarmi per tutte le volte che non riesco a fare ciò che vorrei.
Fino a Settembre lavoravo poco di giorno e molto di notte: Mammafelice richiedeva anche 40-50 ore a settimana di lavoro, ma stando a casa con Dafne potevo lavorarci solo quando lei dormiva.
Adesso che Dafne va al nido, la mia giornata è quella di una normale mamma che lavora. Mi sveglio alle 7, la preparo, lavoro fino alle 16, poi penso alla mia bambina, alla casa e alla cena. E alle 21 si ricomincia.
Dormo poco: per forza di cose quando si lavora in proprio si deve lavorare molto e spesso con dei ritmi veramente serrati. Diciamo che è raro che prima delle due io sia a letto. Così se una sera siete sonnambuli e non sapete con chi chiacchierare, sapete che mi trovate online. 😉
Mio marito attualmente è a casa dal lavoro, quindi la sua giornata è praticamente uguale alla mia e siamo sempre insieme. Prima, quando lavorava, era uguale: solo che c’era più silenzio di giorno!

Ci dai 2 consigli su come passare un weekend freddo e piovoso con i propri figli in casa (specie se questi hanno solo 2-3 anni)?
Ti lascio due link dove ho già raccolto qualche spunto:

Un libro che ci consiglieresti di leggere?
Sicuramente il Linguaggio segreto dei neonati, di Tracy Hogg, se aspettate un bambino. Un libro che io amo moltissimo e che rileggo spesso, e che è stato l’avvio della mia maternità felice. Un libro pieno di amore, ma anche pieno di consigli molto pratici su come gestire un neonato senza esaurirsi.
Se invece volete leggere un libro da bambini che però secondo me va riletto a 30 anni, vi consiglio Momo, di Michael Ende. Un libro che ci costringe ad essere felici ed ottimisti, a sperare, a giocare, a credere ancora nel futuro, nella vita e nelle persone.

Senza andare a leggere la risposta online da qualche parte, dimmi i 9 nomi dei Barbapapà 🙂 :
Noooo, non ho ancora imparato il nome dei Sette Nani e mi chiedi questo? BarbaBrontolo, BarbaCucciolo, BarbaMammolo, BarbaPisolo, BarbaEolo, BarbaDotto, BarbaNonmeloricordo! Tutto giusto, vero? 🙂

E’ vero che Dafne ti chiede sempre di andare a Milano per incontrare la “Barbabimba” del sito bravibimbi.it? 🙂
Ma certo! Proprio oggi le ho comprato (online, naturalmente) un biglietto di sola andata! Rimandatemela quando è finita la fase dei terrible twos, se possibile. 😉

Il sito: www.mammafelice.it