per i miei figli e, attraverso il mio blog, avrei portato avanti una missione di screditamento di tutti i rumori di sottofondo che vogliono sopraffare la nostra personale voce interiore.

Ti dà soddisfazioni? Cosa ti chiedono più spesso gli utenti della rete?

Decisamente. La soddisfazione di essere capita e di partecipare alla vita delle persone che frequento in rete.

Le persone non mi fanno domande ma danno risposte alla mia voce narrante. Non mi sento mai sola. È come se dentro a un blog le persone si svelassero per quello che sono e non come gli altri vorrebbero che fossero.

Hai fatto delle amicizie tra le mamme blogger? Credi che internet possa essere utile?

Sì. Diverse persone con cui ho provato una sintonia magica sono diventate mie amiche. Molte le ho conosciute personalmente confermando l’iniziale intuizione di affinità. Possono anche capitare situazioni diverse di dissonanza, come del resto nelle relazioni in genere, ma la ricchezza di alcune compensa la delusione generata da poche.

Internet è l’estensione innovativa del mondo reale. E’ un’opportunità aggiuntiva di ricchezza intellettuale, emotiva e personale.

Come mai ci sono così pochi papà in rete?

In parte credo che dipenda dalla non abitudine culturale degli uomini ad aprirsi, a manifestare pubblicamente emozioni e affari personali ma penso che sia anche la fotografia dello stato di coinvolgimento del ruolo di papà nella famiglia.  Ci sono papà meravigliosi ed esemplari in giro, pronti a condividere “gioie e dolori”, ma rappresentano ancora una minoranza rispetto a tutti quelli che ancora delegano gran parte della responsabilità familiare alla mamma, con tutti gli oneri e i limiti del caso. Le mamme si trovano così a vivere una solitudine paradossale rispetto alla quantità di nuove responsabilità.

Se non faccio male i conti i tuoi figli dovrebbero avere ora 3 e 5 anni. Racconta: qual è stato, ad oggi, il periodo più difficile con loro?

Quasi tre e quasi cinque. Per entrambi i periodi più duro sono stati i primi due anni. Non nego che i neonati siano goffi, teneri e mangia-cuore ma per me che vivo di comunicazione il compito di interpretarli è stato davvero duro. Le fasi che si concentrano in quegli anni sono sfinenti e preferisco di gran lunga quello che sta capitando ora: dialogo, fantasia, creatività. Non è meno faticoso ma per me è più appagante.

Come li chiami amorevolmente? Che soprannomi gli hai dato? Nel blog sono Leo e Picca. Leo è chiaramente un’abbreviazione mentre Picca è il modo con cui veniva chiamata da Leo quando è nata. Per lui era “picca” cioè piccola e tra noi infondo è sempre un po’ così.

Lo conosci il detto… non c’è due senza tre! Vi fermate?

Nel modo più assoluto. Come usiamo dire: “la bottega è chiusa”. Un tempo pensavo che tre fosse il numero perfetto ma sia io che il mio compagno siamo troppo in là con l’età e un terzo ci sfinirebbe.

Tranquillizzaci: è vero che, a distanza di cinque anni, ci si fa il callo ad una vita decisamente diversa da quella di “prima”? 🙂

Credo che dipenda dal carattere. Io sono un’anima inquieta e non credo che riuscirò mai a fare il callo a nulla ma sicuramente con il tempo si prende la mano e i bambini, diversamente dagli animali, acquisiscono importanti doti di autonomia. Si tratta del lavoro più duro che faccio con loro: l’acquisizione di indipendenza. Se non avessi quell’obiettivo mi sentirei braccata e probabilmente anche loro.

Il tuo compagno è un pediatra: quante telefonate di amiche ricevi quotidianamente? 🙂

Onestamente poche. Abbiamo amici che evidentemente non vogliono farci credere di “approfittare”. Più frequente che ci chiedano suggerimenti di persona ma è normale. Sinceramente lo farei anche io.

E’ un padre presente?

Molto presente. Spesso lo chiamo “Mammo”. Se non ci fosse stato lui non avrei potuto fare le ultime scelte di cambiamento lavorativo. Ci siamo seduti e gli ho detto che per me poteva essere un’opportunità ma che almeno in un primo momento la bilancia sarebbe dovuta pendere dalla sua parte. Per lui è stato normale prevalere nella conduzione di casa, scuola, famiglia, pur avendo già la sua parte, e io ho potuto dire di sì alle prospettive di un nuovo lavoro. A breve le cose si riequilibreranno, nel senso che torneremo a dividere le cose a metà 🙂

La Barbamamma è schiantata dalle risate quando ha letto la tua frase relativa al momento del taglio cesareo: “E allora apra, Sior Ginecologo, apra e interrompa questo cazzo di dolore!!!”
Ha condiviso in pieno.
Eppure più di una nostra amica mamma ha detto con nonchalance :”Il parto? Uh sì, veloce, non ho sentito nulla, quante storie…”. Che dici, mentono spudoratamente?

🙂 Mamma Cattiva direbbe sì, senza ombra di dubbio. Sono cresciuta con una mamma che mi ha sempre raccontato di non aver sentito alcun dolore. Eppure ho assistito al travaglio di mia sorella e per lungo tempo ho pensato che non avrei mai avuto dei figli 🙂
Ci insegnano a negare il dolore, a non riconoscerlo, fin da piccole. È più semplice ma è fortemente diseducativo perché non ci prepara alla realtà. Soprattutto a quella tempesta emotiva che ci aggredisce dopo.

Raccontaci come vorresti che fosse la tua giornata (facciamo finta “un lunedì”) perfetta:

Proprio il lunedì? 😉
Bè, visto che sarà perfetto me lo immagino non lavorativo, senza macchina. Mi sveglio verso le 7.30, senza sveglia e facciamo colazione, tutti insieme, caffèlatte e brioche di Roma (a Bologna le brioche sono orribili 😀 ). Porto i bambini a scuola e scambio due chiacchere con la maestra, quella simpatica. Torno verso casa con calma senza guardare l’orologio e invece di tornare vado in libreria ed esco con una busta bella pesante. Chiamo un’amica e decidiamo di pranzare insieme. Mi racconta le sue ultime storie impossibili e ci facciamo due risate. Poi torno veramente a casa. Poso i libri e vado a recuperare i bambini. Passo la fine del pomeriggio con loro. Se è bello ce ne andiamo ai giardini, se è brutto andiamo a casa e giochiamo insieme. E’ un giorno buono, uno di quelli senza troppi capricci. Faccio una telefonata e prenoto un tavolo per due: il doc ed io stasera ce ne andiamo a cena da soli. Perfetta, proprio perfetta.

Ci racconti ora la tua peggiore giornata tipo?

Sempre lunedì. La sveglia suona alle 6.00. Di lì a un’ora parte una macchina da guerra. 100 km per arrivare a lavoro con un sonno insostenibile. L’ansia delle scadenze. La sensazione di non riuscire a finire nulla pur uscendo sempre troppo tardi. Arrivare a pranzo con la tipica fame nervosa. Arrivare a sera e non riuscire neanche a mangiare con i miei. Se va bene ce la fai a malapena a raccontare loro una favola. Se va male neanche torni a casa.

La città dove vivete è a misura di bambino/famiglia? Se fossi il sindaco, che modifiche apporteresti?

Bologna è certamente migliore di Roma e Milano, la prima la mia città e la seconda del doc. Eppure negli ultimi anni, mi spiace dirlo, è molto peggiorata. E l’anno prossimo saremo a Parma. Il sindaco è un mestiere difficile ma basterebbe investire maggiormente in strutture e servizi che facilitino la conciliazione tra lavoro e famiglia. Un sindaco post-moderno dovrebbe realizzare il concetto di famiglia allargata, andato perduto, compensando attraverso delle strutture pubbliche di supporto.

Un libro che ci consiglieresti di leggere? (a tema bambini/genitori)

“Le madri non sbagliano mai” di Giovanni Bollea…anche le mamme “cattive” 😉

E’ vero che tutte le mattine, rimboccando le maniche ai tuoi bimbi dici loro: “mi raccomando eh! Oggi comportatevi come 2 bravibimbi.it!” 🙂

Certo che sì. Bravi e rispettosi degli altri 🙂

Il sito: http://mammacattiva.blogspot.com/