alessandra-libutti

Alessandra, ops, “Raperonzolo” parla dell’essere mamma, delle gioie e delle problematiche e ci ride sopra.Il suo blog sdrammatizza e provocare il sorriso. Usa la satira per accarezzare la stanchezza, per mettere in contatto mamme di ogni parte del mondo, per far capire che non si è sole.

Ha il dono della scrittura e, non a caso, è la penna del romanzo “Thomas Jay” che, nel 2002, è stato finalista al premio Italo Calvino.

Ciao Raperonzolo! Iniziamo con il chiederti…come mai questo nome?
Il mio rapporto con la favola di Raperonzolo ha radici arcaiche. Risale agli anni ’70 e a quei libri di favole con il 45 giri che si ascoltavano con il mangiadischi. La canzone diceva: “Di mille ce n’è, di favole da raccontar…” Purtroppo i libri li avevo ereditati dai miei fratelli maggiori, e della favola Raperonzolo mancava il disco. Io non sapevo ancora leggere; cercavo allora di capire la storia guardando le figure, ma tutto restava vago e misterioso.
Il mio rapporto con la maternità è legato a doppio filo a questa favola: una storia intrigante ma fondamentalmente oscura.

Da quanto tempo sei online con il tuo blog?
Ho cominciato circa due anni fa, poco dopo la pubblicazione del mio romanzo. Era un modo per staccare la spina scrivendo qualcosa di più leggero e ironico; qualcosa che fosse legato alla realtà che stavo vivendo piuttosto che a quella di personaggi immaginari. I miei bambini avevano due e sei anni. La maternità all’epoca era abbastanza impegnativa e i due anni precedenti erano stati molto difficili. Volevo parlare con disincanto delle difficoltà che si affrontano quando ci si prende cura dei bambini. Un blog con i piedi per terra che presentasse anche i lati oscuri della maternità ma lo facesse con ironia. Perché in fondo è tutta una questione di prospettiva. Le cose che al momento si vivono come tragedie, con un po’ di distanza sono quelle che di solito ci fanno fare quattro risate.

Se dovessi auto-celebrarlo, diresti che il tuo blog è:
Qualcosa tra Madre Teresa e Jack Lo Squartatore.

Sei una super mamma. Che età anno i tuoi figli? Ad oggi, qual è stato il periodo più difficile che hai affrontato nella loro crescita?
Adesso il grande ha quasi 8 anni e il piccolo 4. Il periodo più difficile per me sono stati i primi due anni del piccolo. Credevo di saperla lunga e mi sentivo molto sicura quando è nato. Ma ogni bambino è fatto a modo suo e il piccolo dormiva pochissimo e aveva una fame da barracuda. Se fosse stato primogenito, magari con qualche difficoltà ma me la sarei cavata. Avendone due da gestire invece, con un neonato che non dormiva e aveva sempre fame, per cui piangeva in continuazione qualunque cosa facessi, è stato un incubo. Lo tenevo in braccio piangeva, lo mettevo giù piangeva, gli facevo il bagnetto piangeva, lo mettevo nel passeggino piangeva, cucinavo piangeva, lo mettevo nel marsupio piangeva, lo cullavo piangeva. Non è che non avessi pazienza, è che con lui qualunque cosa facessi sembrava non fare alcuna differenza. Mi sentivo completamente impotente. Con il primo sapevo sempre cosa fare per farlo stare meglio, con il secondo non sapevo più nulla. Inoltre, non sempre potevo dedicarmi pienamente a lui perché i bambini erano due. Due anni di complessi di colpa. Diventò una frustrazione continua.

Come mai vivi all’estero? Si sta meglio che in Italia?
Vivo in Inghilterra dal 1992. Ci sono venuta subito dopo l’università e poi ho deciso di restare. Credo che “vivere meglio” sia una cosa del tutto soggettiva. La qualità della vita dipende da molte cose e dalle esigenze di ognuno. Ci sono i pro e i contro in ogni paese. Diciamo però che da un punto di vista d’infrastrutture, organizzazione e servizi la Gran Bretagna è anni luce avanti all’Italia. Gli stipendi sono mediamente più alti e il costo della vita, che un tempo qui era elevato, dopo la crisi dello scorso anno è diventato più basso di quello dell’Italia.

C’è una qualche differenza, a livello di strutture, di servizi per le famiglie, che trovi tra la tua città e le “nostre”?
Conosco poco la realtà italiana, ma qui negli ultimi anni il governo ha fatto molto per le famiglie a livello di servizi attraverso lo schema “Sure Start” (http://www.dcsf.gov.uk/everychildmatters/earlyyears/surestart/whatsurestartdoes/)
Io mi sono sempre trovata bene. Le scuole poi sono completamente gratuite, attrezzatissime e forniscono ai bambini anche libri, quaderni, penne e ogni altro materiale necessario, tanto che la cartella è quasi sconosciuta. In Italia so di genitori che devono portare a scuola addirittura carta igienica e sapone. Qui sarebbe una cosa del tutto inconcepibile.

Mi stavo chiedendo…i tuoi figli sono quindi bilingue?
Il grande parla abbastanza bene l’italiano. Il piccolo solo quando gli gira.

Tre cose difficile dell’essere mamma:
I risvegli (che in qualche modo, sia giorno o sia notte sono sempre traumatici); gli equilibri (il dosaggio di sentimenti, educazione, comprensione e tempo per ciascun membro della famiglia è talvolta impresa ardua); la costanza (riuscire a non essere un giorno Madre Teresa e un giorno Jack lo squartatore è la vera sfida).

Tuo marito che tipo di padre è? E’ presente?
Molto. Non mi posso davvero lamentare. Penso sia una cosa molto bella per i bambini avere un loro rapporto ricco con entrambi i genitori.

Stiamo cercando di raggiungere anche i papà della rete ma sembrano sempre riluttanti a farsi coinvolgere. Come mai secondo te?
Non so. Mio marito, che pure è un padre presente, non ci penserebbe nemmeno a leggere di paternità su internet. Corsa, ciclismo, musica, tecnologia… ma paternità e famiglia proprio no. Ama i propri figli e ci si dedica, ma la cosa finisce lì. Mi chiedo se magari è perché gli uomini vivono la paternità come un fatto della vita ed un dovere, non come un piacere o una dedizione. E’ una cosa che li coinvolge spesso solo parzialmente.

Cosa ti chiedono più spesso gli utenti della rete tramite il tuo blog?
Di fargli fare quattro risate. Consigli. A volte è l’occasione per raccontarsi a loro volta.

Ti sta regalando delle soddisfazioni? Hai stretto anche delle amicizie “vere” grazie ad una tua presenza “virtuale”?
Molte soddisfazioni, anche se in questi ultimi tempi, da quando ho ripreso a lavorare, ho rallentato e fatico a trovare il tempo. Ho conosciuto parecchi e parecchie blogger. Alcune ormai sono delle vere e proprie amicizie.

Chi è Thomas Jay?
Thomas Jay è uno scrittore. Scrive inni alla vita, ma non sa vivere. Rinchiuso in isolamento a tempo indeterminato racconta la sua storia ad una donna per riconciliarsi con il proprio passato, con la società e con la vita. E’ un’ossessione che mi perseguita da tempi immemorabili.

Stai lavorando a qualche altro romanzo?
In teoria sì, in pratica è un altro discorso…

Si dice in giro che il prossimo titolo possa essere: “Nel magnifico mondo di bravibimbi.it”, è vero? 🙂
Incredibile, come l’hai saputo? 😉

Il sito ufficiale: http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.com/ (sito non più attivo – aggiornamento a giugno 2018)