Fiumi di parole sono stati spesi sull’argomento ma ancora le idee non sono chiare ed un gran numero di mamme alle prese con il loro primo pargolo restano in balia  di insicurezze, sensi di colpa, frustrazioni, qual’ora il  “rospetto” decida di rendere loro l’esperienza materna veramente “indimenticabile”.

Perché?!

Come psicologa  dovrei forse puntare il dito verso la mia categoria, che in passato, ha “caricato di troppo interesse” questo argomento, responsabilizzando all’eccesso le madri anche in quelle situazioni che purtroppo o per fortuna grandi responsabilità non hanno.

Nelle neo mamme soprattutto, il pensiero associativo fra, alimentazione difficoltosamadre inadeguata, è quasi immediato.

Perché?!

Ovviamente sono d’accordo che l’alimentazione, porta con sé molti significati che vanno ben oltre la semplice soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma  come voce fuori dal coro, sono altresì  convinta, che sia proprio l’eccesso di investimento emotivo da parte della madre  ad alimentare il problema, qual’ora si presenti qualche piccolo intoppo.

Partiamo dalla primissima fase: l’allattamento.

Si descrivono ed immortalano immagini bellissime di madri, che amorevolmente chine sul loro neonato, in stato d’estasi,  lo nutrono al seno. Un tripudio di amore ed armonia.

Non si descrivono, ne si immortalano invece,  madri, che per  diversi motivi, non possono vivere questa esperienza e si trovano alle prese con “perfidi angioletti” molto abili nell’arte del rifiuto. Secondo alcune leggende metropolitane,(assunte però come credo da alcune donne), ciò potrebbe essere interpretato come indicatore di un rapporto difficoltoso fra madre e bambino  .

Un legame quindi già minato dalla nascita.

Ree consapevoli, eccole allora cercare di rimediare alla loro mancanza, fissandosi ossessivamente sul “devo essere in grado di nutrire”. In questi frangenti spesso ci vengono in aiuto anche formidabili alleati come ragadi e infiammazioni.

Quello che dovrebbe essere un momento di inteso scambio fra madre e neonato si trasforma quindi poco alla volta, in un braccio di ferro, che  caricatosi  di tensione, ansia e frustrazione, ora si, rischia veramente di minare il legame madre bambino.

Molto più funzionale sarebbe quindi garantire al neonato, un clima di serenità, indipendentemente  dalla quantità di latte ingerito.

Non fatevi cogliere da insensati sensi di colpa, in quanto ciò di cui ha maggiormente bisogno, già glielo state garantendo, attraverso il calore della vostra pelle, l’intensità  del vostro sguardo, la dolcezza delle vostre parole.

E’ utile ricordare inoltre, che i bambini  sanno autoregolarsi  con il cibo sin dalla più tenera età, ed a meno ché non sia il pediatra a destare qualche preoccupazione in merito, lasciate alla porta fuorvianti insicurezze e godetevi il vostro “rospetto” disappetente.

Difficile morire di fame in una società opulenta!

Questa modalità di approccio all’alimentazione del vostro bambino dovrebbe essere, a mio parere un leitmotiv che vi accompagna lungo tutto il cammino della sua crescita.

Lasciate che il vostro piccolo sia libero di sperimentare il senso d’appetito, come pure, il senso di sazietà.

Standogli “ossessivamente addosso”, otterrete come unico risultato un maggior atteggiamento di rifiuto  al cibo, ed un maggior  senso di frustrazione da parte vostra.

Un legame di qualità con il vostro piccolo comincia proprio dal riconoscimento e rispetto dei reciproci bisogni.

Questo contributo è di Daniela (laureata in Pedagogia, ora Coordinatrice ed Educatrice presso una struttura Nido) e Cristina (Psicologa e Psicoterapeuta)
Le trovi sempre sul loro bellissimo blog http://giocarepercrescere.blogspot.it che abbiamo intervistato poco tempo fa.