L’anno scolastico sta per ricominciare e io sono un po’ in ansia per i voti di mio figlio, 9 anni,  che frequenterà  la IV elementare. Vive sempre questo momento con grande preoccupazione, fa un continuo confronto con i compagni di classe e se i voti non sono all’altezza, diventa irascibile e depresso. Come posso aiutarlo in questo momento dell’anno così delicato?

La rivalità è una componente emotiva tipica dell’età evolutiva. Tutti i cuccioli, che vivono in branco, amano confrontarsi e misurarsi tra pari. Questo offre loro la possibilità di fare esperienza di sé e verificare il proprio livello di crescita.

La “cultura del successo” e del profitto, anche scolastici, promossa dalla nostra società occidentale, pesa enormemente sull’istintiva e ludica competizione del bambino, snaturandola e privandola del suo significato evolutivo: se non sei bravo non solo vali poco ma rischi di non sentirti amabile e accettato, anche dai compagni.

Nel considerare l’ansia mostrata da questo bambino, di fronte alla valutazione scolastica, oltre il suo personale disagio, suggerirei di prendere in esame anche lo stile educativo e la qualità dei rapporti che caratterizzano la classe frequentata.

Alcuni ragazzini, più timidi e/o più emotivi, mal sopportano climi relazionali fortemente competitivi, accompagnati dall’espressione di pesanti giudizi di valore, di umilianti confronti o di “prese in giro”.

Se, invece, l’ansia da prestazione fosse solamente un problema riguardante il bambino è utile riflettere su quali atteggiamenti e dinamiche familiari possano aver contribuito a renderlo così sensibile alla competizione.

Talora le aspettative genitoriali o il confronto con modelli adulti fortemente competitivi, possono indurre il figlio a pretendere il massimo da sé stesso.

È indispensabile, poi, che il bambino sia aiutato a comprendere che l’affetto non dipende in alcun modo dai risultati raggiunti. Stima e amore sono categorie diverse, non sovrapponibili!

Un caro saluto.

Dott.ssa Maria Rita Parsi