anche gli esperti negli ultimi anni hanno iniziato ad osservare l’aumentare di questo fenomeno e ad interrogarsi, a studiarlo. In recenti studi condotti in Italia, nel Regno Uniti, negli Stati Uniti è emerso che la depressione post-parto non tocca solo le madri, alle prese con il trauma della gravidanza, ma anche i padri.  Secondo i risultati di alcune indagini, all’incirca 5 neopapà su 100 entrano nel tunnel del mal di vivere. Con alcuni rischi per il benessere della coppia, della partner e del bambino.

Cosa succede esattamente nei neo-papà?  Mancanza di sonno, timore per le nuove responsabilità, il coinvolgimento in compiti extra-domestici, spese eccessive  e impreviste oppure la difficoltà,in certi casi, a prendersi cura della partner che soffre di depressione post-partum. Insomma, il padre in questione può avvertire grande frustrazione e senso di inadeguatezza (fragilità che caratterizzano maggiormente l’uomo della donna) sino a fargli vivere uno stato di malinconia, rabbia, impotenza, sensazioni non molto dissimili da quelle avvertite nella donna durante il puerperio.

Ed eccoli crollare, impreparati al nuovo stile di vita, sopraffatti da una nuova emotività, per alcuni forse sconosciuta. Il passo dalla commozione per la nascita del bebè alla rabbia/angoscia per i pianti continui e martellanti durante la notte è breve. E tutte queste emozioni impellenti, che non trovano una giusta collocazione, prendono a volte la via degli agiti.

Ma perchè il baby-blues ha contagiato i papà? I problemi alla base non sono sicuramente biologici e ormonali, come può accadere nella donna. Per l’uomo si tratta invece di  una reazione allo stress, una difficoltà di adattamento associata a diversi fattori, prettamente emotivo-psicologici. Molti padri, per esempio, oggi sono assolutamente impreparati al progetto genitoriale, alla trasformazione della donna durante e dopo la gravidanza, alla fatica di ritrovare un equilibrio di coppia dopo la nascita di un bimbo e all’impossibilità materiale che tutto ritorni come prima.

Come ci si deve comportare? La depressione paterna, dicono alcune ricerche, potrebbe avere effetti rilevanti sullo sviluppo emotivo del neonato e gli esperti  ritengono importante che venga approcciata con la stessa serietà con cui si interviene rispetto alla depressione materna. Sempre però con la giusta misura. Succede troppo spesso ultimamente che  il termine “depressione” venga  utilizzato a sproposito. Si corre così il rischio di medicalizzare emozioni normali, seppur negative, che molto spesso sono solo la diretta conseguenza di un cambiamento enorme per la vita di un uomo e una donna, come la nascita di un figlio.

Se le difficoltà aumentano e il sentirsi fuori luogo, fuori fase o semplicemente “fuori” persiste, allora è bene rivolgersi ad un esperto, un centro specializzato o semplicemente al proprio medico. Qualcuno che possa valutare, in scienza e coscienza, se si tratta realmente di una forma depressiva (da trattare con farmaci e psicoterapia) o di un’onda d’urto emotiva che aveva solo bisogno di trovare uno spazio di ascolto e di una via d’uscita.

Maria Francesca Basoni
Psicologa-Psicoterapeuta
Via Fontana 15/1
b.mariafrancesca@email.it
www.psichemilano.it

Aggiornamento: ti invitiamo a leggere anche questo post della nostra amica Bismama. E’ il racconto di un papà, alle prese con la depressione post-partum della moglie e dei suoi effetti.