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Generazione Touch

Scritto da Psicoblogger il 14 Aprile 2014

bambini e tablet

Che stupore quando sorprendiamo i piccolissimi (già a meno di un anno) che replicano il tocco della mamma per passare all’immagine successiva su un tablet o che ingrandiscono o cliccano l’icona, con quelle manine ancora inesperte, per accedere al loro cartone preferito; agiscono con disinvoltura con il dito sullo schermo; colorano, muovono figure, animali e piante, come fosse lì per quello, naturalmente.

Stando ai dati di una recente ricerca pubblicata negli Stati Uniti nel 2013 (su un campione di 1.463 genitori), il 38% dei bimbi, già al di sotto dei due anni, sa come far funzionare un tablet per trovare contenuti di loro gradimento.

WOOWWW!! Prima c’è lo stupore. Poi segue il dubbio. MAAHHH!

Siamo ancora lì a cercare di capire come il nuovo mondo digitale abbia cambiato il modo di relazionarsi e comunicare di noi adulti, e già un nuovo impegno si affaccia all’orizzonte.

Fino a che punto la nuova tecnologia, come i dispositivi touch (i-pad/i-phone/i vari tablet) stimolano la fantasia e la creatività dei più piccoli e quando invece diventano una minaccia da cui stare in guardia?

Rispondere con certezza a questa domanda oggi è complicato, proprio perché l’Ipad e gli altri tablet sono coetanei dei loro più piccoli utilizzatori di tre anni. E’ troppo poco tempo per studi scientifici affidabili, ci vorrebbe un periodo di osservazione di almeno cinque anni.

Tuttavia alcuni esperti del settore azzardano ipotesi e suggeriscono potenzialità:

L’elemento di novità introdotto dal touch è che un bambino può usare le dita e osserva gli effetti che ha la sua azione. A differenza della tv o altri contenuti non interattivi, dove il bambino subisce passivamente, toccando lo schermo, il piccolo impara che può produrre un effetto sul mondo, esercitando “il piacere di essere causa” (per scomodare Piaget); scopre così la sua autonomia, principio importante per lo sviluppo cognitivo.

In particolare, il prof. Anderson (Università del Massachusset) ha messo in evidenza che un bimbo che usa l’Ipad guarda (e tocca) dove si svolge l’azione;  mentre se osserva la tv distoglie lo sguardo diverse volte (150 in un’ora) e non sa bene dove guardare.

In aggiunta, l’uso del tablet e dei suoi contenuti digitali stimola un modo diverso di pensare: le informazioni proposte, infatti, non sono di tipo seriale, come in un libro, ma sono presentate in modo parallelo; questo predisporrebbe alla capacità multitasking.

In questo senso siamo al sicuro: assistiamo quotidianamente al proliferare di applicazioni con contenuti appositamente studiati per lo sviluppo delle competenze cognitive del bambino: sono oltre 40 mila su App Store e Google Play i titoli per bambini (4 mila risultati, solo per i neonati). Uno studio del Joan Ganz Cooney Center (associazione americana che si occupa di apprendimento dei bambini nell’era digitale) dimostra come l’uso di App finalizzate all’apprendimento del vocabolario, evidenzi un miglioramento del linguaggio del 27% per i bimbi che ne hanno fatto utilizzo.

E ancora, cosa succede per lo sviluppo delle competenze sociali?

Significativo è l’uso che se ne fa: se il tablet è adoperato come baby sitter virtuale, rimane l’unico compagno di giochi. Diverso è il caso in cui i genitori decidano di affiancare i figli nella scoperta delle tecnologie, sperimentando, esplorando e dando un senso  ai contenuti, soprattutto per creare momenti di incontro in cui far crescere la relazione; come, ad esempio, con i libri interattivi: il genitore può leggere il testo, mentre i figli, con i loro tocchi, possono far apparire immagini, animazioni e suoni. Inoltre i tablet possono essere strumento per attività condivise con i coetanei: in molti giochi si può toccare in due lo schermo, ci si sfida o si collabora, stimolando la curiosità reciprocamente.

Tuttavia, alcune note dolenti non possono essere sottovalutate. Dimitri Christakis (direttore del Centro per la salute del bambino dell’Ospedale pediatrico di Seattle) sospetta che – così com’è stato dimostrato che l’uso eccessivo della televisione durante i primi anni di vita incida sui possibili problemi di attenzione del bambino – potrebbe esserci un effetto simile anche per i tablet. I problemi di attenzione sarebbero dettati anche dal fatto che (S. Calvert, Università di Gergetown) il bambino, quando sta giocando sul tablet, è completamente immerso nell’attività che sta svolgendo, proprio come accade quando fa un gioco di cui è interessato. La differenza è che nel caso del contenuto digitale è l’App a definire quando un esercizio è stato completato: la concentrazione c’è, ma non è guidata dal bambino, come invece accade nei giochi classici.

E allora, cari genitori, come comportarsi?

Il caos regna ancora sovrano: c’è chi lo vieta del tutto, chi lo autorizza a orari da sportello pubblico, chi solo nei viaggi lunghi. Chi divide le app tra buone e cattive.

La sfida educativa, fin da quando i bambini sono piccoli, è complessa: da un lato bisogna regolare, dall’altro va anche stimolato un uso corretto di questi strumenti, che non devono essere demonizzati. Sottolineate le potenzialità interattive dell’apprendimento ludico attraverso app, giochi o video che stimolano, lo spazio dello schermo può costituire un nuovo ambiente dove fare esperienze che aprono alla scoperta del mondo.

Allora più che divieti, sarà meglio accompagnarli in questo viaggio.

Un ultimo dubbio rimane: la nota pedagogista Maria Montessori ha impostato il suo metodo educativo sul naturale sviluppo del bambino, sostenendo che le mani sono gli strumenti propri dell’intelligenza dell’uomo.

Chissà cosa ne penserebbe di touch screen e tablet.

Alessandra Preziosa





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Commenti

Un commento a “Generazione Touch

  1. Tema molto caldo. Ormai i bimbi sanno utilizzare tutto e credo che tu abbia affrontato molto bene la cosa, sottolineando, alla fine, che il controllo rimane in capo ai genitori. Giusto così!

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