Mente corpo ed emozioni non funzionano a compartimenti stagni, ormai lo sappiamo.

Diversi studi e tutta l’esperienza clinica hanno dimostrato che vi è uno stretto legame tra l’equilibrio (o disequilibrio) fisico/fisiologico e il benessere (o malessere) psicologico. La branca della psicosomatica dimostra che uno squilibrio emotivo o psichico possa esternarsi attraverso malesseri o disturbi su un piano fisico. Per la proprietà transitiva vale anche il processo inverso: un benessere su un piano fisico, aiuta una migliore percezione di sé e di conseguenza un benessere guadagnato anche su un piano emozionale.

In particolar modo questa connessione vale per le donne in gravidanza e per le puerpere, che devono affrontare un cambiamento drastico, sia da un punto di vista ormonale e corporeo, sia di stile di vita.

Uno degli aspetti più importanti su cui lavoriamo noi psicologi è il rapporto tra genitori e figli e in particolar modo la relazione che si crea su un piano emotivo tra la mamma e il suo bambino: in gravidanza il legame è diretto, concreto: il cordone ombelicale rappresenta proprio la connessione attraverso cui la madre trasmette il nutrimento ma anche emozioni e stati d’animo al nascituro.

Questa “interconnessione”continua anche dopo la nascita, attraverso un “filo invisibile” ma estremamente importante.

I bimbi ricevono due tipi di nutrimento: fisico e affettivo.

Il momento alimentare è sempre (fin dall’inizio e poi per tutta la vita) un fatto anche di comunicazione e di relazione. Sia che avvenga tramite allattamento al seno, sia attraverso l’utilizzo del biberon. L’allattamento oltre al latte offre anche la possibilità di uno scambio fisico, e cioè calore, contatto di pelle, abbraccio, ecc., cose queste che non possono essere considerate complementari al cibo, ma sono esse stesse nutrimento. In altre parole mentre si appaga il senso della fame, si instaura anche una relazione: si crea fra madre e bambino un dialogo che è fatto di tanti messaggi corporei, individuali e quindi ricchi di significato per entrambi. Se la madre si trova in un buon contatto con se stessa, sia sul piano fisico sia emozionale, riuscirà a trasmettere al bimbo serenità, ma non solo: lo aiuterà a sviluppare una buona integrazione delle sue emozioni e pensieri. Lo aiuterà inoltre ad avere consapevolezza delle proprie sensazioni, fisiche e psichiche.

Lo “tsunami”che investe i neo-genitori ha a che fare con la quotidianità e i ritmi circadiani: in primis quello sonno-veglia che nei primi anni di vita del bambino viene completamente stravolto, con conseguenze considerevoli sui livelli di stress di mamma e papà, sulla funzionalità durante la giornata e sulla capacitàdi coping (ovvero di far fronte ai problemi). La percezione di sé pertanto muta e porta talvolta ad una svalutazione. Non di secondaria importanza, la madre in questa fase può vivere su un piano psichico una sorta di altalena data da un forte senso di inadeguatezza amplificata da grande stanchezza fisica e privazione degli spazi individuali. Gli sbalzi d’umore nuocciono alle relazioni in famiglia e al senso di sè.

Non hanno un’unica causa, ma sono l’esito di una serie di cambiamenti in corso e di paure che la fanno da padrona. “Paure spaventose”come le definiscono alcune mamme pazienti…

Questi aspetti non sono per nulla da sottovalutare, anche e normali e frequenti, ma vanno gestiti. Sia da un punto di vista fisiologico con un attenzione maggiore al proprio corpo, sia psichico.

a cura di :
Maria Francesca Basoni
Psicologa-Psicoterapeuta
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