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Problemi a tavola

Scritto da Ospite Speciale il 28 Gennaio 2017

bambino a tavola

Siamo al nido.

Eduardo (24 mesi) mangia il risotto velocemente. Poi non ha più fame, si annoia a tavola e comincia a comportarsi “male”. Rovescia volutamente il suo bicchiere d’acqua, mette le mani nel bagnato, fa schizzi. L’educatrice di turno lo rimprovera. Al secondo piatto, polpettine e piselli, Eduardo prende i piselli uno a uno e li lancia dietro la schiena. Sua madre dice che a casa tutti i pasti finiscono così.

Quando arrivano al nido, molti bambini hanno un rapporto problematico con il cibo. E, come Eduardo, ripetono dei comportamenti già consolidati in famiglia. Mangiano poco, o non mangiano niente, o mangiano troppo… Si alzano continuamente. A volte sembrano voler mettere l’adulto alla prova. Provocano.

Come rispondere?

Al nido hanno una occasione per formare un atteggiamento nuovo verso il cibo. Vanno “cambiate le carte in tavola”.

Molti problemi comportamentali si attenuano se vediamo il pasto come una situazione educativa a tutto tondo. Oltre a che cosa e quanto i bambini mangiano, bisogna dedicare attenzione a come mangiano.

Favorire la tranquillità, mangiare in piccoli gruppi stabili con un adulto di riferimento, prevedendo ogni persona un proprio posto fisso.

Nell’episodio riportato non è così. Le educatrici e i bambini si siedono “come capita”. In questo modo , a ogni pasto devono rapportarsi a persone diverse. Perchè un bambino superi i propri comportamenti ripetitivi, dobbiamo cercare dei punti di contatto sui quali costruire, con lui, giorno dopo giorno, un rapporto positivo.

In un piccolo gruppo di riferimento l’episodio di Eduardo, per esempio, si sarebbe potuto sviluppare così (ma anche a casa eh!):

“Eduardo, sai che l’acqua che hai rovesciato è un’acqua speciale? E’ acqua da bere, viene da una sorgente lontana da qui. Alla sorgente mettono l’acqua nelle bottiglie, caricano le bottiglie su un camion e il camino le trasporta fino a noi. E’ diversa dall’acqua che usiamo per lavarci le mani. E’ ancora più preziosa. Non la dobbiamo sprecare”. Eduardo nmon parla ancora, ma ascolta e sembra capire.
L’educatrice continua: “Per favore, mi versi un po’ di acqua nel mio bicchiere?”. Eduardo prendee la piccola brocca e versa l’acqua: “Grazie.”. Il giorno dopo, di sua iniziativa, Eduardo versa l’acqua nel bicchiere dell’educatrice (e non sul tavolo). “Grazie! La vuoi versare anche nel bicchiere di Camilla? Lei ancora non ci riesce”.

Stare a tavola è una sorta di laboratorio, e come ogni laboratorio richiede degli accorgimenti pratici. Per esemprio, una brocca piccola, di un quarto di litro, con la quale i bambini possano versarsi l’acqua da soli. Andrà riempiti più volte dall’adulto.

I comportamenti problematici emergono soprattutto verso la fine del pasto, quando i bambini ormai hanno poca fame e si annoiano (come Eduardo) a rimanere seduti a tavola. In questo momento, coinvogliamoli in azioni inerenti lo sparecchiare: ripulire il proprio piatto dagli avanzi. Impilare tutti i piatti ripuliti. Riporre le posate sporche in un determinato contenitore. Impilare i bicchieri. Portare le stoviglie sporche dal tavolo al carrello. Per ultimo, aiutare a spingere il carrello in cucina.

Quando i bambini partecipano nello sparecchiare, si sentono capaci e valorizzati, non si annoiano più e, in genere, dimenticano di provocare.

Grazie alla pedagogista Penny Ritscher
Tratto da: Nidi d’Infanzia”. Trovi maggiori informazioni, QUI.

Nota: come avrai intuito questo post si rivolge alle educatrici dei Nidi. Vuole offrire degli spunti e delle riflessioni.
Tuttavia i consigli dati valgono anche in ambiente domestico.
I bambini vanno educati con pazienza e partecipazione. Coinvolti in quello che fanno, distratti al momento giusto. Non c’è una scienza esatta ma, col tempo, tutti ci possiamo riuscire 😉




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