Ogni parto è diverso dall’altro. Persino due fratelli nascono in modo diverso (il travaglio dura mediamente 8-10 ore per il primo figlio, mentre è di solito molto più rapido per il secondo). Le tappe che segue un parto sono tuttavia molte precise.

Prima fase del parto

Inizio dilatazione cervice
E’ di solito la più lunga. Comincia quando si è ancora a casa e la cervice, cioè il collo dell’utero, comincia a dilatarsi. Siamo all’inizio del travaglio. Le contrazioni durano 60-90 secondi e sono distanziate di circa 15-20 minuti. Poi diventano più regolari e si fanno sentire ogni 5 minuti. La nascita non è imminente, è importante rilassarsi. Ci si può riposare o fare un bel bagno caldo. Passeggiare aiuta moltissimo. E prepararsi al trasferimento in ospedale.

La cervice ora è dilatata di 5-8 cm.
Le contrazioni si fanno più frequenti (ogni 3 minuti) e durano 45 secondi. A questo punto le acque si rompono, e il bambino spinge (eventuali dolori alla schiena sono dovuti alla sua pressione contro la colonna vertebrale). Possono esserci moderate perdite di sangue dalla vagina, ma non c’è da preoccuparsi, è tutto nella norma. La madre, dopo l’iniziale stato di eccitazione ora è più preoccupata, e stanca: è normale, perché sente che si sta avvicinando il momento della nascita vera e propria. Per alleviare la pressione del feto, molti esperti consigliano a questo punto di fare pipì il più frequente possibile: la vescica, svuotandosi, lascerà un po’ più di spazio al bambino.
E’ possibile che in questa fase la futura madre abbia crampi alle gambe: è molto utile che ci sia qualcuno pronto ad aiutarla, piegandole il piede come si fa con i calciatori.
A questo punto è bene che ci si concentri sulla respirazione e attui le tecniche di auto rilassamento: d’ora in poi, infatti, le contrazioni saranno sempre più forti.
E’ importante in questa fase evitare di stare in posizione supina perché in questo modo il bambino avrà meno ossigeno.

La cervice continua a dilatarsi           
La sua apertura raggiunge gli 8-10 cm. Le contrazioni ora arrivano ogni 2-3 minuti, e durano circa 60 secondi.
Forse è il momento peggiore per la partoriente. La pressione a livello della schiena da parte della testa del bambino è molto forte, e lo è anche sul retto. Ci sono cospicue perdite di sangue dalla vagina. Spingere non serve a nulla perché il collo dell’utero non è ancora completamente dilatato: bisogna ansimare o soffiare, anziché spingere.
La donna è irritabile, nervosa, forse anche un po’ confusa. Alcune madri hanno un singhiozzo nervoso, o la nausea. Altre reagiscono vomitando. Sentono molto caldo o, al contrario, molto freddo.
E’ importante a questo punto la presenza di qualcuno (medico, infermiera o marito), per incoraggiare la partoriente, darle sollievo con massaggi, consigli su come respirare, lavarle e rinfrescarle il viso o darle dei pezzetti di ghiaccio da succhiare. Bisogna aiutarla anche a concentrarsi su ogni singola contrazione, senza pensare alle successive.

Seconda fase del parto

Il peggio è passato, perché il collo dell’utero si è ora completamente dilatato e il bambino può passare. E’ meglio dirlo alla partoriente. Questo non significa però che il parto stia per concludersi: l’attesa può durare anche 2 ore…
Le contrazioni adesso rallentano a un ritmo di una ogni 2-5 minuti, e durano nuovamente 60-90 secondi. Sono più regolari.
E’ ora di spingere a ogni contrazione. In effetti molte donne sentono che in questo momento spingere dà sollievo.
Man mano che il bambino passa nel collo dell’utero si possono sentire piccole fitte sopportabili (simili alla punture di piccoli aghi) e una maggiore pressione sul retto.
Se necessario, si procede con un episiotomia per allargare il passaggio finale (vagina-perineo).
La partoriente a questo punto deve trovare la posizione più comoda. Alcune donne stanno sdraiate, altre preferiscono inginocchiarsi, altre ancora accosciarsi, o accovacciarsi con le gambe larghe. Non ha importanza la posizione: quello che è molto utile, secondo gli esperti, è che si concentri sulle spinte da dare.
Non bisogna aver paura di chiedere, per esempio, un panno caldo applicato contro il perineo per capire meglio dove bisogna spingere. Molte donne richiedono anche uno specchio per partecipare ancor più emotivamente alla nascita del proprio figlio. Oppure tra una contrazione e l’altra toccano la testa del bambino che sta lentamente uscendo per concentrare gli sforzi nel punto giusto.
E’ comunque fondamentale seguire le indicazioni del medico su come e quando spingere.
In questa fase avviene la nascita vera e propria. Ostetrici e ginecologi consigliano di tenere in braccio il neonato il più presto possibile.

Terza fase del parto

Dura pochissimo (al massimo 15-20 minuti) e si conclude con l’espulsione della placenta che si stacca da sola. Le contrazioni sono assai meno dolorose, e il medico dirà in quale momento la madre dovrà spingere per espellere la placenta.
Poi vengono applicati dei punti di sutura, se c’è stata episiotomia.
Ora ci si può concentrare sul nuovo nato 🙂

Fonte: Libro di Piero e Alberto Angela “La straordinaria avventura di una vita che nasce”.