Patatine, popcorn, noccioline, salatini, focacce… il sale piace ai  ragazzi ma è un piacere che va concesso con molta moderazione e che non deve diventare una abitudine, se si tiene davvero alla loro salute.

E’ dimostrato infatti che l’eccesso di cloruro di sodio (è questo il nome scientifico del sale) produce diversi problemi: non solo favorisce l’ipertensione (il 31% degli italiani è iperteso, a rischio di infarto e ictus), ma aumenta anche la possibilità di sviluppare il tumore dello stomaco e, come se non bastasse, incrementa le perdite di calcio con l’urina, favorendo l‘osteoporosi.

Per evitare questi problemi non c’è bisogno di eliminare completamente il sale ma basta un po’ di moderazione.

Oggi il consumo medio di sale è di circa 10gr al giorno: uno sproposito che corrisponde a 4 gr di sodio, addirittura 10 volte di più di quanto ne avremmo bisogno.

Diverse ricerche hanno dimostrato che basterebbe portare il consumo di sale da 10 a 6 grammi per riuscire a mettere d’accordo il piacere del gusto e allontare i rischi per la salute.

4 grammi di sale in meno non sono certo un obiettivo impossibile e per raggiungerlo basterebbero minime modifiche alle nostre abitudini: rieducare un po’ il gusto, cucinare in modo un pochino diverso e imparare a scegliere gli alimenti che di sale sono naturalmente ricchi.

Non dobbiamo dimenticare che il sale che usiamo per cucinare o per condire è solo una parte (circa il 40%) di tuto quello che consumiamo nella giornata, mentre la quota maggiore è già presente nei prodotti alimentari dell’industria, ai quali viene aggiunto sale per ragioni tecnologiche, di conservazione e di gusto.

I salumi, per esempio, sono ricchissimi di sale, così come molti formaggi (soprattutto quelli stagionati) e moltissimi snack. Ma anche prodotti che non siamo abituati ad associare al gusto salato possono giocare un ruolo importante, basti pensare che la principale fonte di sale nella nostra alimentazione è costituita dal pane: anche se non ne è ricchissimo, ne consumiamo così tanto che il suo sale finisce per pesare parecchio sulla quota giornaliera.

pane e salame

Prima ancora di eliminare la saliera dalla tavola, dunque, è importante l’attenzione ai prodotti che acquistiamo normalmente al supermercato: il pane toscano (senza sale) è un’ottima scelta, così come quella di moderare i salumi e quella di imparare ad apprezzare i formaggi dal gusto più delicato.

Parlando del sale da tavola, e fermo restando che è meglio usarne il meno possibile, è utile operare alcune distinzioni tra i vari tipi che si possono trovare sul mercato: sale marino, sale di salgemma, grosso, fino, integrale… In realtà, le differenze sul piano nutritivo tra un tipo e l’altro sono poche e anche la scelta del sale “integrale” non porta vantaggi davvero significativi.

Esiste però un sale che merita davvero una speciale attenzione: il sale iodato. Si tratta di normale sale da cucina a cui viene aggiunto artificialmente iodio, minerale del quale da noi si registra una diffusa carenza. Utilizzato da anni in molti paesi, il sale iodato aiuta effettivamente a integrare l’assunzione di iodio e a prevenire alcune malattie della tiroide, al punto che il suo uso quotidiano, in sostituzione del sale normale, è consigliato anche dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità e, in Italia, dal Ministero della Salute.

sale iodato

In commercio esiste, poi, il cosìdetto “sale dietetico“: una sale dalla composizione complessa, che, a fianco del cloruro di sodio, contiene altre sostanze come il cloruro e il citrato di potassio, il solfato di carbonato di magnesio, il carbonato di calcio. In questa miscela, il contenuto di sodio si abbassa molto rispetto al sale comune, scendendo dal 40% sino anche al 13/14%. Il sapore di questo sale è piuttosto diverso da quello al quale siamo abituati ma, in virtù della sua composizione, il sale dietetico può essere utile per chi soffre di ipertensione e deve limitare davvero al minimo l’assunzione di sodio.

Infine, se è importante ridurre il sale in tavola, è anche necessario limitarne l’uso quando si cucina. A questo proposito un pregiudizio va subito sfatato: cucinare con poco sale non vuol dire rinunciare al gusto. Anzi, semmai è vero il contrario, perchè il sale copre spesso il sapore naturale degli ingredienti più raffinati, impedendo di gustarli pienamente.

salare

Riducendo l’uso del sale in cucina, a poco a poco si potranno riconoscere i sapori ormai dimenticati e apprezzare sfumature altrimenti nascoste da un gusto troppo intenso.

E se proprio occorre caratterizzare in modo più marcato l’aroma, la soluzione è nell’uso sapiente delle erbe e delle spezie: basilico, origano,timo, salvia, rosmarino… la scelta è vastissima e la maggior parte delle erbe non si limita a dare sapore, ma esercita anche funzioni digestive e stimolanti sull’organismo.

IL SALE NELLA PAPPA? MEGLIO DI NO
Devo mettere del sale nella pappà del mio bambino? Quanto ne devo mettere?

Sono le domande più classiche delle mamme alle prese con lo svezzamento del figlio: si deve aggiungere sale alle pappe?

No, non si deve. Sotto il profilo nutritivo, al piccolo è più che sufficiente il sodio contenuto negli ingredienti delle pappe, mentre, per quanto riguarda il gusto, il bambino è ancora in fase esplorativa e non prova uno specifico desiderio di “salato”. La pietanza che a noi sembra insipida e poco appetitosa quando l’assaggiamo, a lui va benissimo così: è saporita al punto giusto e l’aggiunta di sale serve a soddisfare il nostro gusto, non il suo.