Durante la gravidanza vengono richiesti dal ginecologo numerosi esami strumentali, che richiedono cioè l’utilizzo di una strumentazione specifica per la loro esecuzione; è giusto che la gestante che si sottopone a questi esami sappia a cosa servono e qual è la finalità che si propone il ginecologo che li richiede.

I più comuni esami strumentali da eseguire in gravidanza sono l’Ecografia, la Flussimetria e la Cardiotocografia.

Cerchiamo di capire di più a che cosa servono questi esami e come vengono fatti.

Che cos’è l’ecografia ostetrica

Si tratta di una tecnica diagnostica ormai ben nota che consente di una valutazione non invasiva delle caratteristiche embrio-fetali. Attualmente si ritiene importante fare almeno tre valutazioni ecografiche durante la gravidanza, con tre obiettivi diversi:

  • La prima ecografia, che va eseguita entro la 12a settimana di gestazione, consente di valutare la normale evoluzione della gestazione e di fare una datazione precisa del momento del concepimento; infatti il calcolo che viene fatto sulla base dell’ultima mestruazione è puramente convenzionale e si basa sull’ipotesi che il concepimento sia avvenuto 14 giorni dopo l’inizio dell’ultimo ciclo, cosa che non sempre è vera per ogni gestante; una buona datazione della gravidanza consente anche un calcolo più preciso dell’epoca più probabile de parto .

  • La seconda ecografia, che va eseguita fra la 21a e la 23a settimana di gestazione, ha finalità di valutazione morfologica in un momento in cui le strutture embrionali sono completamente formate; ciò consente di escludere fatti i malformativi principali, o in caso di alterazioni, di studiarne l’evoluzione con controlli ecografici successivi.

  • La terza ecografia va eseguita in genere dopo la 35a settimana di gestazione ed ha finalità biometriche; infatti il suo obiettivo è quello di valutare l’accrescimento fetale in una fase di crescita molto rapida (infatti fra la 25a e la 35a settimana il feto dovrebbe crescere fra i 25 e i 30 grammi al giorno !); questo tipo di controllo consente quindi di evidenziare sia i casi di ridotto accrescimento intrauterino, sia i casi di eccessivo sviluppo e quindi di macrosomia, con tutte le implicazioni che queste informazioni possono avere sullo svolgimento del parto.

Questo schema non esclude che possano essere eseguite anche altre valutazioni durante la gravidanza; peraltro l’ecografia, basata sull’uso degli ultrasuoni, non sembra che abbia effetti lesivi sul feto ed in letteratura non sono emersi problemi fetali correlabili ad una utilizzazione, anche prolungata e ripetuta, di questa metodica.

Che cos’è la flussimetria materno fetale

Questo tipo di esame strumentale non rappresenta una indagine routinaria nel corso della gravidanza e vi si ricorre solo in casi nei quali è necessario approfondire alcuni aspetti che riguardano la normale crescita e nutrizione fetale. Si tratta infatti di un esame, eseguito con un apparecchio assai simile all’ecografo e sempre con una tecnica non invasiva attraverso una sonda esterna, che consente di valutare la quantità e le caratteristiche del flusso di sangue attraverso alcuni vasi materni e fetali. Si ricorre alla flussimetria nei casi in cui si rileva un rischio aumentato, ad esempio per ipertensione arteriosa materna, o in seguito ad un esame ecografico da cui risulta una riduzione dei ritmi di accrescimento fetale; in queste circostanze diventa importante capire se siamo di fronte ad un feto costituzionalmente piccolo (gli esseri umani non sono tutti uguali: possono alti, bassi, piccoli, grandi, in base alle proprie caratteristiche genetiche) oppure se si tratta di un feto malnutrito, in quanto la quantità di sangue che gli arriva attraverso la placenta è inferiore alla norma. Una flussimetria alterata può fornire l’indicazione a far nascere questo bimbo prima della fine della gravidanza fisiologica, in quanto rimanere all’interno di un utero scarsamente irrorato dal sangue può rappresentare un rischio.

Che cos’è la cardiotografia

Questa metodica di indagine è entrata a far parte della sorveglianza routinaria delle condizioni fetali da circa 20 anni, e viene utilizzata in genere dalla 36a settimana di gestazione fino al momento del parto, anche se alcune apparecchiature consentono una valutazione anche in epoche gestazionali più precoci. Lo strumento (cardiotocografo) si compone di due sonde esterne che attraverso l’addome materno possono registrare l’attività cardiaca fetale (cardiografia) e la presenza di contrazioni uterine (tocografia). E’ importante sapere che questa metodica fornisce poche informazioni sulle condizioni cardiache fetali e su eventuali problemi malformativi del cuore, problemi che invece possono essere valutati molto meglio attraverso l’ecografia. Fornisce invece dati assai importanti sullo stato di ossigenazione fetale e quindi sul suo stato di benessere generale; nel momento in cui l’ossigenazione fetale si riduce, il feto cerca di reagire a questo stato e di adattarsi alla condizione di deficit consumando meno ossigeno, prima di tutto modificando la propria frequenza cardiaca e riducendo il numero di movimenti attivi; è lo stesso meccanismo attraverso il quale l’adulto, dopo una corsa, aumenta la sua frequenza cardiaca per ossigenarsi di più e rilascia i suoi muscoli per recuperare energie. Questi fenomeni sono valutabili attraverso il tracciato cardiotocografico. Purtroppo l’attendibilità della metodica non è assoluta, e , come spesso accade in medicina, si possono verificare falsi positivi o falsi negativi: vale a dire tracciati apparentemente patologici per feti del tutto sani, oppure tracciati apparentemente normali per feti con deficit di ossigenazione. Nonostante questi limiti, la cardiotocografia è sicuramente la metodica di sorveglianza delle condizioni fetali più diffusa nel mondo, e nella maggior parte dei casi risulta rassicurante circa il benessere fetale.