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Psicologia e gravidanza

Scritto da barbamamma il 10 Gennaio 2019

psicologia e gravidanza

La gravidanza rappresenta un “avvenimento” di grande importanza per la donna, e il modo di viverlo è influenzato da fattori psicologici, sociali ed economici.

Un avvenimento in grado di aumentare l’intensità delle emozioni e quindi di stimolare il cervello emotivo della donna; le principali emozioni presenti nella gestante sono: paura, gioia, rabbia, amore.

Durante questo periodo avvengono una serie di aggiustamenti successivi e graduali di ordine psico-emotivo e pratico che provocano un impatto sulla gestante, sul compagno e sul rapporto di coppia.

All’inizio la gravidanza viene spesso rigettata, specialmente se non è stata desiderata, poi ne subentra l’accettazione come un fatto naturale e positivo. In questo periodo di transizione fra rigetto e crescente accettazione il ruolo del compagno è importante e deve fare del suo meglio per starle vicino, dimostrandole comprensione e fornendole aiuto, anche da un punto di vista materiale. Questa sentita partecipazione deve mostrarsi per tutto il periodo della gravidanza, lungo la quale lo stato d’animo della gestante si presenta instabile e mutevole, tanto da mettere a dura prova la disponibilità del compagno e di quanti sono vicini alla donna. Non si tratta di capricci: la gravidanza produce uno stato di labilità generale, e il comportamento, spesso difficile, è una espressione psico-emotiva che va compreso e contenuto con molta dolcezza.

Particolarmente delicato è il periodo che va dalla fine del primo trimestre all’inizio del secondo, quando vengono meno le capacità di difesa e di autocontrollo (regressione affettiva) per cui si fanno vivi conflitti emotivi, pensieri, problemi ed esigenze che, in condizioni normali sono sepolti nel profondo dell’inconscio.

All’origine del rifiuto iniziale della gravidanza e quindi della maternità, possono esserci due cause principali; la prima è una non accettazione della femminilità da parte della donna che presenta un forte complesso di virilità: una donna che vive il proprio corpo con un sentimento di inferiorità rispetto all’uomo, può giungere a rifiutare la gravidanza in quanto la costringe ad accettarsi come sessualmente femminile.

La seconda causa consiste in un sentimento di colpa nei riguardi della madre che la porta la donna a respingere la gravidanza considerata come giusta auto-punizione per una colpa commessa.

La colpa che angoscia il soggetto è collegata al complesso edipico, così chiamato per il ricordo mitologico del rapporto incestuoso di Edipo con la madre. Nell’infanzia si crea una precisa situazione affettiva per cui, ad un attaccamento nei confronti del genitore di sesso opposto (la bambina per il padre ed il bambino per la madre), corrisponde un sentimento di rivalità e di gelosia verso il genitore dello steso sesso, che viene avvertito come un concorrente.

Questi sentimenti di amore e di odio nei confronti dei genitori suscitano un senso di colpa che si può mantenere spingendo il soggetto a punirsi od a espiare. Ed è questo un meccanismo pericoloso che può ostacolare uno svolgersi regolare della gravidanza: la donna che coscientemente desidera il figlio, inconsciamente ha bisogno di punirsi in quanto non ha diritto ad averne uno, lei che ha commesso una colpa come quella di aver amato il padre e desiderato di sottrarlo alla madre. Si genera così un conflitto fra le due tendenze: quella cosciente di accettazione e quella inconscia di rifiuto della maternità, conflitto che può rendere il corso della gravidanza carico di angosce, ansie, timori, fino a creare dei quadri psico-nevrotici in cui prevalgono in genere elementi di tipo depressivo ed ansioso.

Comunque nella maggior parte dei casi questo momento iniziale viene superato fino a raggiungere una piena maturità affettiva e con questo la serena e consapevole accettazione da parte della donna del suo ruolo e del suo “destino biologico” che la porteranno a vivere la gravidanza come una esperienza felice che arricchisce e contribuisce a formarla compiutamente.

Inoltre queste problematiche iniziali di regressione affettiva rappresentano un momento delicato ma anche produttivo per il rafforzamento del rapporto di coppia perché offre la possibilità di uno scambio profondo di pensieri e sentimenti del tutto particolari, che scomparirà poche settimane dopo il parto, quando si ricostituiscono le difese che ognuno mette a punto nei confronti della realtà esterna.

Questa possibilità di comunicare nell’abito della coppia durante la gestazione porta al crearsi di un vero e proprio “parallelismo gravidico” che deve essere valorizzato al massimo per arrivare ad un vissuto produttivo della gravidanza. Infatti bisogna ricordare che la gravidanza è il momento della vita in cui mamma e figlio sono più vicini, in stretta simbiosi: è questo il momento in cui nasce un rapporto d’amore che durerà tutta la vita, un’attesa vissuta con gioia e serenità diventa il terreno più favorevole allo sviluppo di un legame affettivo equilibrato.

Nel nostro sito abbiamo anche una sezione dove alcune psicologhe ci hanno aiutato a rispondere ad alcune tematiche comuni sia durante la gravidanza che dopo. Se hai delle domande specifiche… facci sapere.





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