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Posso davvero contrarre una pericolosa infezione dal mio gatto?

Scritto da barbamamma il 22 giugno 2011

toxoplasmosi e gattiIl toxoplasma gondii (toxoplasmosi) è un protozoo con un complesso ciclo vitale di tre diversi stadi, che sopravvive solo grazie ai gatti (gli unici ospiti universalmente riconosciuti). Il primo stadio (oocisti) si sviluppa nell’intestino del gatto per poi essere espulso tramite feci. L’infezione umana avviene quando viene ingerito del cibo contaminato dalle feci infette del micio. I gatti randagi e quelli domestici che consumano carne cruda hanno più probabilità di ospitare la toxoplasmosi. E’ essenziale quindi fare molta attenzione a lavarsi spesso ed accuratamente le mani e prestare attenzione alla cottura dei cibi per prevenire tale rischio.

Il contagio avviene per lo più in maniera del tutto asintomatica. Le infezioni sintomatiche, sebbene rare, si presentano in modo molto simile alla mononucleosi. I pazienti che presentano un’immunodeficienza (pazienti con HIV conclamata o che assumono immunosoppressori dopo un trapianto di organo) sono più suscettibili a manifestarne i sintomi.

La diagnosi di un’infezione acuta viene fatta tramite test sierologici (di sangue) che valutano la presenza di anticorpi contro la toxoplasmosi. L’anticorpo inizialmente prodotto è chiamato IgM, e la sua presenza indica un’infezione recente. Più avanti, il corpo produce anticorpi chiamati IgG.

Può verificarsi un’infezione congenita al feto se la madre sviluppa la toxoplasmosi durante la gravidanza. Il terzo trimestre è il periodo di maggior suscettibilità all’infezione. Un’infezione cronica o ricorrente difficilmente creerà problemi al feto, a meno che la paziente non presenti uno stato di immunoficienza.

Il trattamento di un’infezione acuta è raccomandato sia per le gestanti che per le donne non in gravidanza ma con immunodeficienza. E’ dimostrato che il trattamento sulla madre diminuisce il rischio di infezione congenita, tuttavia non elimina completamente il rischio. E’ importante seguire il feto con regolarità attraverso gli esami ad ultrasuoni, in cerca dei segni dell’infezione tra i quali:

  • Rallentamento della crescita
  • Calcificazioni a livello cerebrale
  • Microcefalia (testa piccola)
  • Epatosplenomegalia (Allargamento degli organi)
  • Asciti (accumulo di liquidi nell’addome e nel petto)

Per testare la presenza della toxoplasmosi è dunque necessaria un’amniocentesi (estrae del liquido amniotico) o una cordocentesi (estrae il sangue del feto), tuttavia avviene molto di rado.

Finora, il miglior trattamento contro la toxoplasmosi è la prevenzione: durante la gravidanza è importante restare alla larga dalla lettiera del gatto e lavare accuratamente mani e cibo prima di ingerirlo.





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