Amniocentesi e villocentesi sono due tecniche invasive di diagnosi prenatale che hanno lo stesso scopo: individuare eventuali anomalie cromosomiche del feto.

Sono entrambe invasive perchè comportano la puntura dell’utero attraverso l’addome, sotto la guida ecografica, per prelevare materiale fetale.
Ormai hanno la stessa percentuale di rischio, ma, mentre la villocentesi si può fare subito, tra la 10ima e la 12esima settimana quando ancora non c’è il pancione, per l’amniocentesi occorre aspettare fino alle 15/18 settimane.
La villocentesi, considerata per anni, a torto, più pericolosa dell’amniocentesi, è oggi l’esame di scelta per riconoscere in tempi rapidi ed entro i primi tre mesi una anomalia dei cromosomi (o dei singoli geni, in casi specifici).
In caso di risposta sfavorevole, se la mamma decide di interrompere la gravidanza, può farlo ricorrendo soltanto a un raschiamento ed evita l’esperienza di un parto abortivo a cui sarebbe destinata aspettando i risultati dell’amniocentesi.

E’ vero che la villocentesi rimane una tecnica più difficile: il percorso dell’ago è più difficoltoso e deve centrare un bersaglio più piccolo ma ha il vantaggio di non forare il sacco amniotico (che non ha alcuna difesa contro gli agenti infettivi). A sfavore della amniocentesi giocano, sia l’epoca avanzata in cui può essere eseguita e sia i lunghi tempi di attesa per gli esiti. Tuttavia l’amniocentesi non ha la possibilità di errore (1-2%) che ha invece la villocentesi in caso di mosaicismi, quando cioè il corredo cromosomico non è lo stesso in tutte le cellule.

In generale si può dire ( sono linee guida emanate dalla Fetal Medicine Fundation di Londra) che se l’età è avanzata e lo screening della translucenza nucale risulta positivo o ci è una indicazione di rischio per anomalie cromosomiche o genetiche, non è corretto far aspettare fino all’amniocentesi ma bisogna effetturare subito una villocentesi.
All’amniocentesi quindi, viene relegato il ruolo di esame da riservare alle future mamme che scoprono di essere a rischio solo in corso di gravidanza (ad esempio se il Tri-Test) risulta positivo o nelle ecografie di routine si evidenza un’anomalia fetale oppure in caso di infezione, per vericare se il feto ne è già affetto).

VILLOCENTESI: COME VIENE ESEGUITA

Sotto controllo ecografico, viene introdotto un ago attraverso l’addome fino a raggiungere il punto di massimo spessore della placenta.Può essere eseguito sotto guida ecografica fissa o a mano libera. L’ago viene fatto oscillare e compie alcune escursioni al fine di prelevare la quantità di materiale necessario. La fase esecutiva dura 10/15 secondi al massimo.
PERCENTUALE DI RISCHIO DI ABORTO con villocentesi: in media 0,5% se l’operatore è esperto.
TEMPI DI RISPOSTA: 3-4 giorni per la risposta rapida e 15 giorni per quella completa.

AMNIOCENTESI: COME VIENE ESEGUITA

Sotto controllo ecografico, viene introdotto un ago attraverso l’addome fno a raggiungere il sacco amniotico. All’ago viene collegata una siringa con un manicotto che aspira il liquido. La fase esecutiva dura 10/15 secondi al massimo.
PERCENTUALE DI RISCHIO DI ABORTO con amniocentesi: in media 0,5%.
TEMPI DI RISPOSTA: 2-3 settimane, ma solo 14 giorni per una prima risposta in caso di problemi.

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