Cos’è l’aborto spontaneo?

L’aborto spontaneo è la perdita della gravidanza nelle prime 20 settimane. Dal 15 al 20 percento delle gravidanze conosciute finiscono con un aborto spontaneo, e più dell’80 percento di queste perdite avviene entro le 12 settimane. Non sono incluse situazioni in cui si perda un ovulo fertilizzato prima di aver fatto il test di gravidanza. Da alcuni studi è emerso che dal 30 al 50 percento degli ovuli fertilizzati vengono persi prima che una donna scopra di essere incinta, perché se ne vanno così in fretta che il ciclo fa in tempo a tornare regolarmente. La perdita del feto dopo 20 settimane di gravidanza è detta morte perinatale.

Cosa provoca un aborto spontaneo?

Fra il 50 e il 70 percento degli aborti spontanei che avvengono nel primo trimestre sono considerati eventi casuali provocati da anomalie cromosomiche nell’ovulo fertilizzato. Molto spesso, ciò significa che l’ovulo o lo sperma contenevano il numero sbagliato di cromosomi e che quindi l’ovulo fertilizzato non si poteva sviluppare normalmente.

In altri casi, un aborto spontaneo può essere provocato da problemi che si presentano durante il delicato processo del primo sviluppo – per esempio, quando un ovulo non si impianta correttamente nell’utero o un embrione presenta dei difetti strutturali che non gli permettono di continuare a svilupparsi. Poiché molti medici non eseguono un check up completo dopo un singolo aborto spontaneo, di solito è impossibile capire il vero motivo della perdita. E comunque, anche nel caso in cui venga eseguita una valutazione dettagliata – diciamo nel caso di due o tre aborti spontanei consecutivi – le cause continuano a rimanere ignote in circa la metà dei casi.

Quando l’ovulo fecondato ha problemi cromosomici, si potrebbe verificare una gravidanza aembrionale o blighted ovum (che negli ambienti medici viene normalmente definita come fallimento prematuro della gravidanza). In questo caso, l’ovulo fertilizzato si impianta nell’utero e iniziano a svilupparsi placenta e sacco gestazionale, ma l’embrione smette molto presto di svilupparsi oppure non si forma affatto. Poiché comunque la placenta inizia a secernere gli ormoni, il test di gravidanza risulterà positivo e si potrebbero avere i primi sintomi, ma dall’ecografia risulterà un sacco gestazionale vuoto. In altri casi, l’embrione si sviluppa per un po’ ma con delle anormalità che ne rendono impossibile la sopravvivenza, e lo sviluppo si ferma prima che il cuore inizi a battere.

Dopo il primo battito – che di solito si sente nell’ecografia verso la sesta settimana – le possibilità di un aborto spontaneo si riducono notevolmente.

Cosa potrebbe aumentare il rischio di un aborto spontaneo?

Benché potrebbe capitare a qualsiasi donna di abortire spontaneamente, alcune sono più a rischio di altre. Ecco i più comuni fattori di rischio:

  • Età: Le donne più anziane hanno più probabilità di concepire bambini con anomalie cromosomiche e pertanto di avere un aborto spontaneo. Infatti, le donne di 40 anni hanno il doppio delle probabilità di un aborto spontaneo rispetto a quelle di 20 anni.
  • Una storia di aborti spontanei: Le donne che hanno avuto due o più aborti di seguito sono più a rischio rispetto ad altre donne.
  • Alcuni tipi di disordini o malattie croniche: Un diabete curato male, alcuni disturbi ereditari legati alla coagulazione del sangue, alcune malattie autoimmuni (quali la sindrome antifosfolipidica o il lupus) ed alcuni disturbi ormonali (come la sindrome dell’ovaio policistico).
  • Problemi all’utero o al collo dell’utero: Alcune anormalità uterine o una cervice debole o insolitamente corta (anche detta insufficienza cervicale).
  • Una storia di difetti di nascita o problemi genetici: Avere già avuto figli con un difetto di nascita o avere una storia familiare (propria o del partner) di problemi genetici.
  • Alcune infezioni: Da alcune ricerche è emerso che il rischio di aborto spontaneo è più elevato se si soffre di listeriosi, orecchioni, rosolia, morbillo, citomegalovirus, parvovirus, gonorrea, HIV e alcune altre infezioni.
  • Fumare, bere e fare uso di droghe: Fumare molto, bere troppo alcool e fare uso di droghe quali cocaina ed estasi durante la gravidanza può aumentare il rischio di aborto spontaneo. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato un collegamento fra l’assunzione di quattro o più tazze di caffè al giorno ed un più elevato rischio di aborto spontaneo.
  • Assumere alcuni farmaci: Alcuni medicinali sono stati collegati ad un aumento del rischio di aborto spontaneo, per cui è importante chiedere al medico delle informazioni sulla sicurezza dei medicinali che si assumono, anche quando si sta tentando di concepire. Questo vale sia per i farmaci con prescrizione che per i medicinali da banco, inclusi i farmaci antinfiammatori non steroidei come l’ibuprofene e l’aspirina.
  • Esposizione a tossine ambientali: I fattori ambientali che potrebbero aumentare il rischio di aborto spontaneo sono il piombo, l’arsenico, alcune sostanze chimiche come formaldeide, benzene e ossido di etilene, nonché radiazioni o gas anestetici in grandi quantità.
  • Fattori paterni: Si sa poco di come le condizioni paterne possano contribuire al rischio di un aborto spontaneo, benché il rischio aumenti con l’età del padre. I ricercatori stanno studiando fino a che punto lo sperma potrebbe essere danneggiato da tossine ambientali ma comunque riuscire a fecondare un ovulo. Da alcuni studi è emerso un ulteriore rischio di aborto spontaneo nel caso in cui il padre sia stato esposto a mercurio, piombo ed alcune sostanze chimiche e pesticidi.

Il rischio di aborto aumenta dopo ogni figlio e se rimani incinta dopo soli tre mesi dal parto precedente.

Quali sono i segni di un possibile aborto spontaneo?

Macchie o perdite di sangue sono di solito il primo segno di aborto spontaneo. Ricordati però che una donna incinta su quattro ha delle perdite (macchie di sangue sulla biancheria o sulla carta igienica) all’inizio della gravidanza, e metà di queste gravidanze non finiscono in aborto.

Potresti avere dolori addominali, che di solito iniziano dopo aver avuto delle perdite. Potrebbero essere a crampi o costanti, leggeri o acuti, o potrebbe sembrare un dolore alla parte bassa della schiena o una specie di pressione pelvica. Se hai sia perdite che dolori, le possibilità che la gravidanza continui sono molto più basse.

E’ molto importante sapere che le perdite di sangue o il dolore all’inizio della gravidanza possono  anche essere un segnale di gravidanza ectopica o molare. Se hai uno di questi sintomi, contatta subito il dottore perché determini se hai un potenziale problema che deve essere trattato immediatamente. Inoltre, se il tuo sangue è Rh-negativo,  potresti aver bisogno di un’iniezione di immunoglobuline Rh entro due o tre giorni dopo le prime perdite di sangue, a meno che anche il padre del bambino non sia Rh negativo.

Alcuni aborti vengono sospettati per la prima volta durante una visita prenatale di routine, nel caso in cui il medico non riesca a sentire il battito del bambino o noti che l’utero non cresce come dovrebbe (Spesso l’embrione o feto smette di svilupparsi qualche settimana prima che tu avverta i sintomi, quali perdite di sangue o crampi). Se il medico sospetta un aborto, ti ordinerà un’ecografia per vedere cosa succede nell’utero ed eventualmente un esame del sangue.

Cosa dovrei fare se sospetto di essere sul punto di abortire?

Chiama immediatamente il medico se noti sintomi insoliti come perdite di sangue o crampi durante la gravidanza. Ti visiterà per vedere se il sangue viene dalla cervice e controllerà l’utero. Potrebbe anche farti fare un esame del sangue per controllare la presenza dell’ormone hCG della gravidanza e potrebbe ripeterlo dopo due o tre giorni per capire se i livelli crescono come dovrebbero.

Se sanguini o hai i crampi e il medico ha anche il minimo sospetto di una gravidanza ectopica, dovrai fare subito un’ecografia. Se non ci sono segni di problemi ma continui ad avere perdite, dovrai fare un’altra ecografia dopo circa sette settimane.

A questo punto, se il sonografo vede un embrione con un battito, vuol dire che la gravidanza è ancora in corso e i rischi di aborto sono molto più bassi, ma dovrai fare un’altra ecografia più avanti se continui a sanguinare. Se il sonografo vede un embrione di una certa dimensione ma non sente il battito, significa che l’embrione non è sopravvissuto.

Se il sacco o l’embrione è più piccolo del previsto, potrebbe solo significare che la gravidanza non è così avanti come pensavi. A seconda delle circostanze, potresti aver bisogno di ripetere l’ecografia dopo una o due settimane e fare degli esami del sangue prima che il medico possa formulare una diagnosi finale.

Se sei nel secondo trimestre e dall’ecografia si vede che la cervice si sta accorciando o aprendo, il medico potrebbe decidere di eseguire una procedura chiamata cerchiaggio cervicale, in cui la cervice viene chiusa con dei punti per prevenire un aborto o un parto prematuro. (Questo nel caso in cui il bambino sembri normale dall’ecografia e non vi siano segni di infezioni intrauterine). Il cerchiaggio non è privo di rischi, e non vi è un accordo unanime su cosa rende una donna adatta o meno per farlo.

Se mostri segni di un possibile aborto spontaneo, il medico potrebbe prescriverti di rimanere a letto nella speranza di ridurre le possibilità di un aborto — ma non vi sono prove del fatto che stando a letto si risolva il problema. Potrebbe anche dirti di non avere rapporti sessuali quando sanguini o hai i crampi. Il sesso non provoca l’aborto, ma è una buona idea evitarlo se hai questi sintomi.

Potresti avere lievi perdite e crampi per qualche settimana. Puoi utilizzare degli assorbenti ma non quelli interni ed assumere  paracetamolo per il dolore. Se stai per abortire, il sanguinamento e i crampi probabilmente peggioreranno poco prima che tu espella i “prodotti del concepimento” – vale a dire la placenta e il tessuto embrionale o fetale, che avrà un colore grigiastro e potrebbe contenere dei coaguli di sangue.

Se puoi, conserva questo tessuto in un contenitore pulito perché il medico potrebbe volerlo esaminare o farlo testare per capire la causa dell’aborto. In ogni caso, vorrà vederti di nuovo a questo punto, quindi chiamalo e spiegagli quanto accaduto.

Cosa devo fare se il medico mi dice che la gravidanza si è interrotta ma non ho ancora espulso i tessuti?

Il problema si può gestire in molti modi, e sarebbe meglio discutere pro e contro di ogni possibilità con il medico. Se non ci sono rischi per la tua salute, puoi decidere di far terminare l’aborto con i suoi tempi. (Più della metà delle donne abortiscono spontaneamente entro una settimana dalla scoperta dell’interruzione della gravidanza). Oppure potresti decidere di aspettare un po’ per vedere se succede spontaneamente prima di subire un intervento per rimuovere i tessuti.

In alcuni casi, puoi usare dei farmaci per velocizzare il processo, ma potrebbero presentarsi degli effetti collaterali quali nausea, vomito e diarrea. Se decidi di aspettare o prendere dei farmaci, c’è la possibilità che comunque i tessuti ti debbano essere rimossi chirurgicamente.

D’altro canto, se ti sembra che aspettare sia troppo doloroso emotivamente o fisicamente, puoi decidere di farti rimuovere i tessuti immediatamente. L’operazione avviene tramite raschiamento per aspirazione o dilatazione e svuotamento (D&S). Se rimuovere i tessuti diventa necessario perché hai dei problemi quali notevoli perdite di sangue o segni di infezione, aspettare l’aborto spontaneo sarebbe rischioso. Inoltre, il medico ti raccomanderà questa procedura se sei al secondo o terzo aborto spontaneo di fila, in modo da poter testare il tessuto alla ricerca di cause genetiche.

Come funziona il raschiamento?

La procedura di solito non richiede una permanenza in ospedale, a meno che non vi siano delle complicazioni. Come per ogni operazione chirurgica, dovrai presentarti a stomaco vuoto – senza aver bevuto o mangiato dalla sera precedente.

Molti preferiscono eseguire un raschiamento perché ritenuto un po’ più veloce e sicuro del metodo D&S, ma alcuni potrebbero utilizzare i due procedimenti insieme. In entrambi i casi, il medico inserirà uno speculum nella vagina, pulirà la cervice e la vagina con una soluzione antisettica, dilaterà la cervice con un piccolo strumento di metallo (a meno che la cervice non sia già dilatata per aver espulso una parte dei tessuti). Di solito la paziente viene sedata  per via intravenosa e con un anestetico locale che addormenti la cervice.

Per il raschiamento, il medico farà passare un tubo di plastica cavo attraverso la cervice, risucchiando il tessuto dall’utero. Per un D&S tradizionale, utilizzerà uno strumento a forma di cucchiaio chiamato curette, con il quale raschierà delicatamente i tessuti dalle pareti dell’utero. Il tutto dovrebbe durare 15 – 20 minuti, anche se la rimozione del tessuto richiede meno di dieci minuti. Infine, se il tuo sangue è Rh-negativo, avrai bisogno di un’iniezione di immunoglobuline Rh a meno che anche il padre non sia Rh-negativo.

Cosa succede dopo un aborto spontaneo?

Che tu abortisca da sola o ti vengano rimossi i tessuti, avrai dei lievi crampi simili ai dolori mestruali per un giorno o due e sanguinerai leggermente per una o due settimane. Usa assorbenti esterni e non interni, e prendi ibuprofene e paracetamolo per i crampi. Evita i rapporti sessuali, il nuoto, l’irrigazione e le medicazioni vaginali per almeno una o due settimane, fino a quando smetti di sanguinare.
Se inizi a sanguinare pesantemente (riempiendo un assorbente in un’ora), hai segni di infezione (febbre, dolori o perdite vaginali maleodoranti), o senti dolori molto forti, chiama immediatamente il medico o vai al pronto soccorso. Se perdi molto sangue ed inizi a sentirti debole, indolenzita o stordita, potresti essere sul punto di avere uno shock. Chiama immediatamente il 118 – non aspettare di parlare col medico e non andare da sola al pronto soccorso.

Se ho abortito una volta, è probabile che si ripeta ancora?

No. Anche se probabilmente sarai preoccupata di avere un altro aborto spontaneo, gli esperti di fertilità non considerano una singola interruzione di gravidanza come un segno che vi sia qualcosa che non va in te o nel tuo partner.

Alcuni medici ti prescriveranno degli speciali esami del sangue e del materiale genetico per capire cosa non va dopo due aborti, soprattutto se hai più di 35 anni o sei in particolari condizioni fisiche. Altri aspetteranno il terzo aborto consecutivo. In alcuni casi, come ad esempio se l’aborto è avvenuto nel secondo trimestre o se hai avuto un parto prematuro all’inizio del terzo trimestre causato da un’insufficienza cervicale, potrebbe richiedere una visita specialistica anche dopo un solo aborto, in modo da gestire con attenzione la prossima gravidanza.

Quando posso provare a concepire di nuovo dopo un aborto?

Dovrai aspettare un po’. Sia che il tessuto venga espulso naturalmente, sia che tu subisca un raschiamento, il ciclo non tornerà prima di quattro o sei settimane.

Alcuni medici ritengono che puoi ricominciare subito dopo il primo ciclo, ma altri consigliano di aspettare un ulteriore ciclo mestruale in modo da avere il tempo di riprenderti sia fisicamente che emotivamente. (Dovrai utilizzare degli anticoncezionali per prevenire il concepimento in questo periodo, perché potresti ovulare già due settimane dopo l’aborto.)
Mi sembra di non riuscire a riprendermi dopo l’aborto. Come posso fare?
Anche se forse sei fisicamente pronta a restare di nuovo incinta, forse non lo sei dal punto di vista emotivo. Ogni donna reagisce in modo diverso al dolore di un aborto spontaneo.
Alcune reagiscono cercando di dedicarsi subito ad una nuova gravidanza. Per altre devono passare dei mesi prima di avere voglia di concepire di nuovo. Prenditi un po’ di tempo per capire quello che senti, e fai ciò che ti sembra giusto per te e per il tuo partner. Chiedi al medico dove puoi trovare consulenti o gruppi di sostegno se pensi che potrebbero aiutarti.

  • Età: Le donne più anziane hanno più probabilità di concepire bambini con anomalie cromosomiche e pertanto di avere un aborto spontaneo. Infatti, le donne di 40 anni hanno il doppio delle probabilità di un aborto spontaneo rispetto a quelle di 20 anni.
  • Una storia di aborti spontanei: Le donne che hanno avuto due o più aborti di seguito sono più a rischio rispetto ad altre donne.
  • Alcuni tipi di disordini o malattie croniche: Un diabete curato male, alcuni disturbi ereditari legati alla coagulazione del sangue, alcune malattie autoimmuni (quali la sindrome antifosfolipidica o il lupus) ed alcuni disturbi ormonali (come la sindrome dell’ovaio policistico).
  • Problemi all’utero o al collo dell’utero: Alcune anormalità uterine o una cervice debole o insolitamente corta (anche detta insufficienza cervicale).
  • Una storia di difetti di nascita o problemi genetici: Avere già avuto figli con un difetto di nascita o avere una storia familiare (propria o del partner) di problemi genetici.
  • Alcune infezioni: Da alcune ricerche è emerso che il rischio di aborto spontaneo è più elevato se si soffre di listeriosi, orecchioni, rosolia, morbillo, citomegalovirus, parvovirus, gonorrea, HIV e alcune altre infezioni.
  • Fumare, bere e fare uso di droghe: Fumare molto, bere troppo alcool e fare uso di droghe quali cocaina ed estasi durante la gravidanza può aumentare il rischio di aborto spontaneo. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato un collegamento fra l’assunzione di quattro o più tazze di caffè al giorno ed un più elevato rischio di aborto spontaneo.
  • Assumere alcuni farmaci: Alcuni medicinali sono stati collegati ad un aumento del rischio di aborto spontaneo, per cui è importante chiedere al medico delle informazioni sulla sicurezza dei medicinali che si assumono, anche quando si sta tentando di concepire. Questo vale sia per i farmaci con prescrizione che per i medicinali da banco, inclusi i farmaci antinfiammatori non steroidei come l’ibuprofene e l’aspirina.
  • Esposizione a tossine ambientali: I fattori ambientali che potrebbero aumentare il rischio di aborto spontaneo sono il piombo, l’arsenico, alcune sostanze chimiche come formaldeide, benzene e ossido di etilene, nonché radiazioni o gas anestetici in grandi quantità.
  • Fattori paterni: Si sa poco di come le condizioni paterne possano contribuire al rischio di un aborto spontaneo, benché il rischio aumenti con l’età del padre. I ricercatori stanno studiando fino a che punto lo sperma potrebbe essere danneggiato da tossine ambientali ma comunque riuscire a fecondare un ovulo. Da alcuni studi è emerso un ulteriore rischio di aborto spontaneo nel caso in cui il padre sia stato esposto a mercurio, piombo ed alcune sostanze chimiche e pesticidi.

Il rischio di aborto aumenta dopo ogni figlio e se rimani incinta dopo soli tre mesi dal parto precedente.